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Checkpoint e checkin lungo il versante umbro della ‘bioregione’ sibillina

Del: 26/10/2008

Il poeta della natura Gary Snyder, uno dei padri dell’ecologia profonda (deep-ecology), autore del best seller L’Isola della Tartaruga, ha fondato negli Stati Uniti il “bioregionalismo”, un movimento che tende a rivalutare i confini naturali di quelle estensioni territoriali accorpate o separate da frontiere artificiali.

Nella bioregione di Snyder la ‘cittadinanza’ o ‘famiglia ecologica’, è composta da tutti gli esseri viventi di quel dato sistema territoriale, senza distinzione di specie o di specificità etnica e linguistica, interagenti fra loro mediante una rete di relazioni cooperative che, nel mentre, ne coltiva la biodiversità e ne configura organizzazione, autogestione ed autonomia, li apre all’accoglienza, al dialogo e allo scambio  con l’esterno, pur preservando l’unità e l’identità del sistema stesso. Ma nihil sub sole novi… in quanto, sorvolato con la nostra virtuale Enterprise, anche quel segmento territoriale sotto l’influenza della Leader Sibilla, ignorando i confini politico-amministrativi delle moderne cartografie e delimitato da  mare, monti, valli e fiumi, è configurabile come bioregione.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ridisegnandone la cartina guardando alla natura del territorio, troveremmo infatti a nord e verso nord-est: la valle del fiume Potenza; a est: il Mar Adriatico; a sud-sud-est: la Val Vibrata; a sud-sud-ovest: i Monti della Laga e i Monti Reatini; a ovest: la Valnerina e la Valmenotre; per chiudere il cerchio in su verso nord, alle sorgenti del Potenza. Dalla catena dei Sibillini, cuore montuoso di questa ‘bioregione’, si sono snodati i ‘sentieri delle stelle’, cioè quei percorsi le cui tappe sono state per secoli segnate dal tipico brand stellato, attestante presenza e persistenza di tradizioni insolite che parallelamente a quelle storicizzate, hanno contribuito al progresso culturale, civile ed economico della società umana, precorrendone spesso i tempi con idee e pratiche controcorrente spesso attinte ad antiche saggezze.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Presidio dei Cavalieri Templari, cosparsa di laboratori alchemici e spagirici, di ospitali per pellegrini, di eremi e rifugi per gli eretici, quest’area è a tutt’oggi ricca di sopravvivenze monumentali  che il nostro viaggio virtuale ha già, fin qui, portato alla ribalta. Importante snodo, dal Medioevo al Rinascimento, della fitta rete viaria costellata di simboli stellari, questo territorio centro-italico non solo era fondamentale per il controllo della viabilità dal nord Europa ai porti pugliesi verso la Terra Santa e l’Oriente (con tutti gli interessi economici, commerciali e religiosi che ne conseguivano), ma pure per il filtrarvi, ben celate sotto camaleontiche apparenze, di idee più all’avanguardia in campo scientifico, politico, economico, culturale e sociale, sfuggendo così alla repressione dei poteri assoluti, temporali e spirituali, dell’epoca. Non c’è da meravigliarsi, quindi, se fu residenza privilegiata di enigmatici intellettuali, di menti creative, di strane quanto attualissime figure manageriali, e di ispiratori e fautori di nuove ideologie di libertà e uguaglianza. Ma a difesa di un tale network advertising  della comunicazione, furono posti a corollario alcuni checkpoint, veri e propri insediamenti fortificati locati in special modo nei passaggi obbligatori di viaggiatori, mercanzie e cavalieri che qui volevano addentrarsi alla ricerca di conoscenze e antichi valori su cui fondare una visione alternativa della vita, per dare nuovi impulsi alla civiltà  del tempo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Le cittadine di Leonessa e Monteleone, ad esempio, furono fra quelle postazioni che fornivano a chi proveniva da Roma attraverso la Salaria il checkin di passo fino allo strategico crocevia umbro di Borgo Cerreto, ove il traffico era smistato o verso Assisi-Perugia-Firenze, ricongiungendosi alla via Francigena, oppure verso Sellano e Preci per addentrarsi nei Sibillini o risalire a nord-est  verso il Brennero.

 

 

 

 

 

 

 

 

Altre importanti e adiacenti cittadine umbre sotto l’influenza Benedettina o Francescana, fra cui Norcia e Cascia, Spello e Assisi, furono lasciate fuori da questo tracciato, come si rileva dall’assenza sulle antiche architetture civili e religiose di quelle emblematiche stelle che caratterizzavano altre località della cinta sibillina.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Da Sellano e Preci, infatti, percorrendo la Val Castoriana fino a lambire Norcia, la simbologia stellare si mescola a quella religiosa affiancando sui portali delle chiese, la classica ‘croce spinata’ di templare memoria, come sotto il portico laterale di Madonna Bianca, sottostante la Forca d’Ancarano.

 

 

 

 

 

 

 

 

Ma cosa avevano questi luoghi di tanto unico o speciale, da renderli così interessanti e appetibili, al punto da doverne delimitare e difendere i confini con dei checkpoint? E perché sottoporre a check-in chi vi voleva transitare? Eppure è proprio quello che a quei tempi accadeva, forse per preservare l’integrità qualitativa del sistema territoriale, o forse per scongiurare inopportune ingerenze al libero fluire di idee e attività troppo avanzate per essere da tutti comprese e condivise…! Certo è che non è facile per la nostra mentalità tecnologica e sviluppista calarsi in una realtà apparentemente così lontana; non lo è soprattutto per chi pensa in termini di modernismo, riducendo tutto l’esistente a mercato in contraddizione con le leggi della natura, e per chi agisce in termini di tecnosistemi, cioè antropizzando l’ecosistema con la complicità delle tecnoscienze concepite esclusivamente come business!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Oggi però, visto che l’attuale trend è risultato fallimentare, sta emergendo all’avanguardia della scienza una nuova visione ‘sistemica’ della vita che poggia sulla presa d’atto della configurazione ‘a rete’ di tutti gli organismi viventi, siano essi ecosistemi o sistemi umani e sociali. Una visione che nel mentre crea tensione verso una nuova coscienza planetaria, mette parallelamente in crisi i sistemi economici della nostra società industrializzata a causa dell’incompatibilità dinamica fra la ciclicità dei sistemi viventi naturali e la linearità dei nostri sistemi industriali. Nel superamento di questo conflitto non ci resterebbe che aspirare alla riprogettazione delle attività commerciali e dell’economia, sulla base di nuovi modelli improntati ai meccanismi circolari e ciclici della natura. Ma da dove partire, se l’ecosistema è già snaturato e compromesso, in alcuni casi, irrimediabilmente? Con quale modalità, dunque, e a quali modelli di equilibrio fra antropos e bios ci si potrà rifare senza dover nullificare secoli e secoli di progresso scientifico, economico e tecnologico? Ed ecco che il background su cui poggiava la bioregione sibillina si appalesa come potenziale paradigma di riferimento, e il nostro percorso virtuale si concretizza e si colloca come ‘fil rouge’ da sciorinare per orientarsi in dirittura verso quest’obiettivo. Sarà in tal senso che proseguiremo sui sentieri delle stelle… alla scoperta di ulteriori tracce e sopravvivenze di un vivere comunitario eco-bio-sostenibile che in queste terre ha funzionato egregiamente per secoli… e al quale varrebbe la pena di  provare ad ispirarsi…parola di Sibilla!


 
                      Anna Maria Piscitelli
           
www.elissa.net “L’eco della Sibilla”
                      Info:
anny@elissa.net - edmir@tin.it

 

 
 

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