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Mondo bancario: comunicare ed emozionare …

 versione inglese
Del: 07/11/2008

 La comunicazione commerciale sui prodotti finanziari presenta caratteristiche che ci permettono qualche riflessione.
Per prima cosa sottolineerei quanto la spersonalizzazione, la lontananza dal cliente, la non presenza sul territorio (e per presenza non intendo certamente soltanto la sportellistica) abbia, stia e in futuro danneggerà il sistema fino a qui contraddistinto da un generale stato di benessere che, improvvisamente, dalla crisi dei subprimes, naviga ora in tempestose acque. Questo atteggiamento di vicinanza sarà sempre più di importanza vitale per favorire quel recupero di credibilità che il sistema deve attuare in tempi brevi, unitamente ad un messaggio “Back to the basic” che dovrà sottintendere, d’ora in poi, un atteggiamento trasparente e partecipativo dei prodotti provenienti dal mondo bancario, pena un profondo e forse irreversibile tracollo.

Iniziamo con la serie di comunicazioni che definirei “diamoci del tu”, in cui la grigia e fredda banca accorcia finalmente lo spazio tra sè e il consumatore usando un metalinguaggio più caldo e informale in cui l’auto-ironia la fa da padrona (Intesa-San Paolo fa testo in questa tipologia di comunicazione). Un’altra interessante case history è proposta da “Che Banca!”. Le soluzioni adottate hanno prodotto forti performance: questo caso è significativo per un serio uso della metodologia di ricerca psicolinguistica applicata ad ogni step della comunicazione (dagli spot agli interventi di adv-online, sino ai test dal profumo più ‘coerente’, da usarsi presso le filiali sul territorio). Per ultimo vorrei citare un esempio che vive di una sua specificità: il presidente testimonial. Ennio Doris, non solo è capace di comunicare, ma dimostra, come sottolineato da Joe Astrachan, docente della Georgia Kennesaw State University statunitense, nei riguardi delle imprese familiari in generale: “…. La capacità di diventare un punto saldo in cui credere e investire, poiché assicura affidabilità e sicurezza …”.

Tempo di crisi, tempo (e opportunità) dunque di riallacciare un dialogo profondo con l’utente tenendo ben presente la sua componente emozionale?

Fabrizio Bellavista

 
 

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