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Mercati digitali: l’italia cresce, nonostante la crisi

Del: 11/11/2008

Altro che fenomeni di nicchia: i mercati digitali in Italia stanno assumendo proporzioni di grande business, con la Rete che invade sempre di più settori tradizionalmente dedicati a tipi di commercio più tradizionali. Lo dice una ricerca presentata dalla School of management del Politecnico di Milano a Smau 2008.
"Non solo abbiamo voluto calcolare complessivamente quanto vale l’intero mercato digitale italiano" si legge nella ricerca, "ma anche e soprattutto analizzare i diversi modi di fare business in ognuno di questi ambiti. Ci siamo anche chiesti da dove deriva il fatturato di ognuno di questi, cercando di analizzare le motivazioni alla base delle diversità riscontrate nei vari modelli di business. Siamo certi che dai risultati si possano trarre interessanti linee guida e di lavoro per ognuno di questi comparti e per il mercato digitale italiano nel suo complesso".

I risultati in sintesi? Il fatturato del commercio elettronico in Italia tocca i 5 miliardi di euro, equivalenti all’1% del commercio globale. Circa 3,4 miliardi valgono i contenuti multimediali a pagamento, che arrivano al 30% del mercato tradizionale di riferimento, mentre la pubblicità su piattaforme digitali ha toccato quota un miliardo, cioè il 12% del mercato pubblicitario complessivo.

"I cambiamenti tecnologici in atto" ha dichiarato Umberto Bertelè, presidente della School of Management del Politecnico di Milano "che possiamo sintetizzare nella digitalizzazione di ogni forma di comunicazione e nella facilità ed economicità del trasferimento delle informazioni, portano a profondi cambiamenti nelle modalità di comunicare e interagire con i consumatori e gli utenti finali, nonché a nuove forme di intrattenimento e di servizio verso il mercato finale. Oggi, qualsiasi impresa (o pubblica amministrazione) può "sfruttare" sapientemente le molteplici piattaforme digitali (Internet/Web, Mobile, Tv) per impostare una nuova relazione con i propri clienti/utenti, offrendo loro contenuti digitali, consentendogli di effettuare transazioni, veicolando nuove forme di comunicazione e di pubblicità, erogando nuovi servizi. Tutto questo sta generando nuovi mercati digitali, alcuni dei quali si affiancano a quelli tradizionali - non digitali - (ad esempio l’eCommerce), altri tendono a sostituirsi progressivamente a quelli tradizionali (ad esempio, la musica su cd/dvd o il noleggio di video cassette/dvd). In alcuni ambiti la fisicità dei prodotti perde molto della sua importanza, mentre acquista valore di relazione la sfera immateriale, di contenuto e di servizio che fa da complemento determinante a qualsiasi tipo di offerta".

"Il fenomeno della digitalizzazione dei canali" ha aggiunto Andrea Rangone, coordinatore degli Osservatori Ict & Management della School of Management del Politecnico di Milano "con cui le imprese Business to consumer (media, banche, retailer, produttori di beni di largo consumo) comunicano e interagiscono con i propri clienti finali è molto più pervasivo e rilevante di quanto spesso le aziende stesse non se ne rendano conto. Stiamo vivendo in uno scenario di progressiva digitalizzazione di ampie sfere della nostra vita quotidiana (digital lyfe style): da quando ci svegliamo la mattina a quando torniamo a casa la sera interagiamo continuamente con oggetti digitali (telefonini cellulari, centraline telefoniche fisse, pc, schermi televisivi, lettori audiovideo, persino elettrodomestici) e, attraverso di essi, fruiamo di un’infinità di servizi e contenuti digitali, attraverso molteplici reti, anch’esse digitali, wired o wireless (reti cellulari, reti dati, reti televisive). Il consumatore/utente si trova al centro di questo mondo sempre più digitale che sceglie di fruire di volta in volta con il device e con la rete che gli è più funzionale e comodo, a seconda del momento della sua giornata. In metropolitana fruisco le pubblicità attraverso gli schermi lcd o al plasma, in auto ascolto musica scaricata da Internet o mobile, al pc compro beni e servizi di ogni tipo e natura, per strada manda e riceve messaggi o ricerca informazioni via cellulare; alla sera guardo i canali su satellite e persino in auto sono i satelliti a condurmi. Insomma in ogni momento della giornata il consumatore, attivamente o passivamente, può interagire in via digitale con il macrocosmo delle aziende che a lui si rivolgono".

Insomma, il peso del digitale nella nostra vita è in forte crescita e i dati lo confermano. Se il valore dell’e-commerce resta relativamente basso (l’1% del totale), i contenuti e la pubblicità hanno valori ben più significativi sul fronte digitale: il 30% i primi, il 10% la seconda. "Quanto al confronto con gli altri principali Paesi" spiega ancora Rangone, "l’Italia, a differenza di quanto spesso si sostiene, non si piazza così male (fatta eccezione per l’e-commerce, ambito in cui l’Italia rimane il fanalino di coda dell’Europa): addirittura registriamo una posizione di leadership nel mercato dei servizi e contenuti mobile (erogati tramite rete e telefonino cellulari) e anche un notevole fervore nel mercato televisivo, grazie alle ottime performance di Sky e alle aggressive strategie di Mediaset sul digitale terrestre".

Se la crisi abbatte l’economia in generale, il digitale non arresta la sua grande crescita.

 
 

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