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FOCUS ON MANAGEMENT BRANDING MEDIA INTERNATIONAL

Le nuove sfide dell’ambiente competitivo mondiale

Del: 11/11/2008

Per una piccola media impresa, confinare le proprie strategie solo al mercato domestico sarebbe una decisione limitativa e senza dubbio dannosa in termini di approfittare delle crescenti opportunità date dai mercati emergenti. Questo tema è uno dei punti fondamentali dello sviluppo e della capacità di sopravvivenza del nostro sistema produttivo, un tema che va necessariamente affrontato dal management italiano delle PMI.

Le strategie e le tattiche adottate in passato non sono più adeguate a rispondere da sole alle nuove sfide. Questo vale per tutte le imprese che si trovano ad affrontare difficoltà comuni, collegate nei loro comportamenti e decisioni da una interdipendenza che non è mai stata così elevata (integrazione delle economie, globalizzazione dei mercati, nuovi protezionismi, ecc.).

Dobbiamo pertanto prendere consapevolezza che di fronte a tale situazione la risposta deve essere innovativa e coraggiosa.

Ciò richiede ai nostri imprenditori di rispolverare tutto quell’ingegno e quel coraggio che hanno fatto diventare famoso, nel mondo, il nostro modello “PMI”.
L’unicità del momento storico in cui viviamo, se ne sapremo cogliere la specificità, ci offre enormi opportunità; oggi il mondo non solo sta diventando un nuovo e grande mercato ma è sempre più “piccolo” e se eventi straordinari non ci faranno fare un passo indietro (ma sarà mai possibile?) per le imprese lo schieramento di fondo sarà di essere “global players” ovvero giocare sul campo del mondo.
Negli ultimi anni, nell’ambiente competitivo mondiale, si sono delineati tre grandi blocchi economici:

- Blocco AmericanoUSA e tutti i Paesi che gravitano nella loro orbita;
- Blocco Asiaticoche raggruppa l’Asia del Sud Est e l’Oceania;
- Blocco Euro-AfricanoEuropa, NordAfrica, Medio Oriente e tutti i Paesi situati nell’area economica europea.

Da quanto sopra esposto, si desume come si siano evoluti gli equilibri del mondo economico. Non a caso, in questo scenario l’Unione Europea mira, nel 2010, a creare, con i Paesi che si affacciano sul Mediterraneo, una zona di libero scambio che prevede l’eliminazione delle barriere doganali e che, per peso e dimensioni, sarà tra le più grandi al mondo.
Un’area che comprenderà circa 40 Stati e 600-800 milioni di consumatori.
Si tratterà di un’occasione unica per la crescita economica e strategica dell’intera area mediterranea, destinata ad incrementare gli scambi commerciali ed i flussi di investimento tra gli Stati membri. L’Unione Europea sta cercando infatti di incrementare la competitività delle proprie industrie promuovendo le relazioni commerciali, la cooperazione finanziaria e quella tecnico scientifica.

Il programma prevede un progressivo miglioramento delle condizioni socioeconomiche della popolazione dei Paesi appartenenti all’area MEDA attraverso:

- l’incentivazione al trasferimento di capitali esteri; - la creazione di imprese e joint ventures con partner locali, in tutti i settori industriali; - lo sviluppo ed il miglioramento delle infrastrutture, attraverso la creazione di un sistema efficace di trasporti; - lo sviluppo delle tecnologie dell’informazione e l’ammodernamento delle telecomunicazioni; - efficienti vie di trasporto interoperabili tra l’Unione Europea ed i suoi partner mediterranei e tra gli stessi partner, nonché il libero accesso al mercato dei servizi nel settore dei trasporti marittimi internazionali.

Questo scenario non può che rappresentare un enorme potenziale per tutte quelle imprese europee che si vogliono affacciare su un mercato dalle enormi potenzialità.
La stessa BEI (Banca Europea per gli Investimenti) partecipa al sostegno dei paesi mediterranei tramite il FEMIP (Facility for Euro-Mediterranean Investment and Partnership). Oltre al settore pubblico, beneficiano dei prestiti del FEMIP anche le imprese che effettuano investimenti nell’area.
Per il periodo 2007-13 sono previsti 8,7 miliardi di euro per finanziare investimenti nel settore privato.
Il risultato, proprio grazie ai paesi mediterranei, potrebbe essere, in un’ottica di lungo periodo, un ampliamento della zona di libero scambio; si potrebbe pensare ad una grande area che possa unire dal punto di vista commerciale l’Europa e il Medio Oriente.

Antonello Ugliono
Consulente network di
ADVBOUCLE&PARTNERS

www.advboucle.com

 
 

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