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Robert Gallo al convegno Cesvi

Del: 05/04/2004

«Anche se pensiamo solo a noi stessi, l’Aids ci riguarda comunque. Perché i sieropositivi sono in aumento in quasi tutto il mondo».
Robert C. Gallo, leader mondiale della ricerca sull’Aids, direttore dell’Istituto di virologia umana dell’Università del Maryland a Baltimora, non nasconde il fastidio quando gli si parla del calo di attenzione in Occidente per l’Hiv, quasi che il vaccino fosse cosa fatta e l’Aids un problema archiviato.
A Bergamo come ospite d’onore della rassegna BergamoScienza, regge intervista e calura del pomeriggio.
Una domanda in particolare lo indispone: la Sars drenerà fondi dalla ricerca per l’Aids?
«La Sars passa, è già passata. L’Aids resta. Non è più una novità, mi rendo conto di certi meccanismi della comunicazione dei media. Ma dobbiamo stare attenti a quali notizie passiamo all’opinione pubblica, soprattutto in campo scientifico. Abbassare il livello di allarme sull’Aids è sbagliato per molti motivi. La sindrome non è sconfitta, è presente dappertutto, non ci sono isole felici, soprattutto con la popolazione mondiale in movimento. E nel Sud del mondo l’Aids sta provocando una catastrofe sociale senza precedenti che aggiunge instabilità alla situazione internazionale. E che dire dell’Aids in Cina o nell’Est europeo?».
Americano di terza generazione con antenati calabresi, appassionato di storia antica greca e romana, ciclista «di pianura», un addio al tennis perché le ginocchia non funzionano, accanito lettore di saggi storici e amante della buona cucina, Robert Gallo a 66 anni si sente ancora in piena battaglia. Cominciata una ventina d’anni fa quando le ricerche del suo gruppo sui retrovirus che si sciolgono nelle cellule che infettano e provocano alcuni tipi di cancro si rivelano fondamentali per studiare la nuova sindrome di immunodeficienza.
«Solo uno stupido può dare tempi per il vaccino. Diciamo che alcuni passi sono stati fatti, i prossimi tre anni saranno decisivi e poi...».
La ricerca, comunque, è a buon punto. In particolare Gallo sta studiando una sorta di farmaco- vaccino basato su un nuovo principio. Una molecola ottenuta con l’ingegneria genetica che unisce il «guscio» del virus Hiv con una «stringa» molecolare collegata al recettore Cdg di una cellula.
Una messinscena biologica che provoca nello scudo virale un cambiamento che permette al sistema immunitario di riconoscerlo, chiudergli la porta in faccia (il recettore Ccr5 che è il passaggio attraverso la membrana cellulare di solito scelto dall’Hiv) e cominciare a produrre anticorpi.
......

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