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Talenti e perfomance tout cour

Del: 20/11/2008


La vera maniera di crescere è aspirare di andare oltre i propri limiti,
nutrendo sublimi desideri di grandi cose, e lottando fino in fondo per realizzarli.
Quando agiamo al massimo delle nostre possibilità, non sappiamo mai
quale miracolo sia scritto nella nostra vita e nella vita di un altro

(Hellen Keller)

Come sviluppiamo i leader? A questo e altri interrogativi ha risposto Bill Conaty (alla guida delle risorse umane di General Electric), uno dei protagonisti del World High Performance Forum di HSM Italia, svoltosi a Milano.
-Attirare i talenti dall’università e da altre aziende a metà della loro carriera
-Sviluppare opportunità per farli crescere (per esempio, attraverso la partecipazione a convegni e corsi di formazione) e comunicare loro che sono persone eccellenti
-Creare e gestire una cultura della performance
-Trattenere le persone migliori e valorizzarle in base alla loro performance.

“La meritocrazia è importante, e può contare su un’ampia serie di sistemi di misurazione che analizzano la performance, i valori e le competenze – ha affermato Bill Conaty – La meritocrazia è differenziazione; l’uguaglianza è mediocrità. E’ necessario convertire la strategia in azioni semplici e specifiche per essere un buon leader, così come prendersi le proprie responsabilità su persone e idee, e promuovere una comunicazione trasparente, costruendo una conoscenza di ampio respiro”.
Focalizzazione sul presente e senso dell’umorismo, approccio orientato alla crescita e continuo sviluppo di soluzioni ai problemi, compatibilità dei proprio valori con quelli aziendali e fiducia nel sistema. Tutto ciò alla condizione che le esigenze di sviluppo siano sviluppate, perché il mancato intervento potrebbe condurre alla loro trasformazione in ‘difetti fatali’.

“La leadership non è sempre stata una storia vincente: a qualsiasi livello, il leader deve creare una relazione con il target di riferimento (sentire le voci che vengono dal basso, non solo dall’alto) basata sulla fiducia organizzata e organizzativa” – questo il parere di Tiziano Botteri, Direttore Area Comportamentale Cegos Italia. I tre grandi compiti che un leader dovrebbe avere, come insegna Roberto Spingardi nel volume Il manager come risorsa sono i seguenti:
-Comprendere in quale direzione va il mondo
-Identificare qual è il talento della propria impresa
-Utilizzare al meglio quel talento per creare valore
-Spirito d’osservazione e buona consapevolezza di sé competano il suo profilo, credibile e umano.

Inoltre, qualcuno ha mai pensato che rischiare sia la possibilità di vincere e non di perdere qualcosa o che la vita sia un’avventura e necessiti di coraggio, altrimenti non si riesce a cambiare nulla? Hellen keller, scrittrice e insegnante statunitense sordo-cieca, non solo pensava tutto ciò ma lo metteva in atto attraverso il suo attivismo socio-politico, nello scorso secolo. Un esempio che Alex Rovira, esperto in cambiamento e leadership, ha portato sul palco dell’evento, annoverando il coraggio come il primo dei sette poteri della creazione della buona sorte. Seguono la responsabilità (intesa come capacità di rispondere ad una crisi), il proposito ( la volontà di concretizzare un desiderio), l’umiltà, la fiducia, l’amore e la cooperazione (conseguenza naturale di quelle precedenti). Possiamo avere un’eccellente performance, agire nel migliore dei modi, ma se il caso ci è avverso, saremo comunque sconfitti.

“Alcune domande non hanno risposte, si tratta semplicemente di destino”– ha concluso Fernando Parrado, sopravvissuto ad un tragico incidente aereo che lo intrappolò, assieme a 15 compagni, su una vallata delle Ande argentine a 4000 metri di altitudine, per due mesi, nel 1972 – La nostra vita può cambiare fatalmente nel giro di 48 ore”.

                                                                 Deborah Baldasarre

 
 

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