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Crisi e proattività

Del: 28/11/2008

L’atteggiamento giusto in situazioni di incertezza

La cronaca negli ultimi tempi ci ha abituati ogni giorno a monitorare l’andamento delle borse mondiali e a preoccuparci dell’andamento del tasso Euribor piuttosto che dell’indice Mibtel ma soprattutto a sentire parlare di crisi, stagnazione e … peggio di recessione.

Il clima di incertezza che si respira e la turbolenza globale che probabilmente ha radici lontane e complesse, producono un effetto immediato sul comportamento di ogni singolo ed inevitabilmente delle imprese.

In questo contesto è facile che ci siano ripercussioni, oltre che nelle tasche, anche nelle abitudini dei consumatori ma anche degli uomini d’azienda.

Questi ultimi, abituati a valutare le opportunità e gli andamenti dei mercati, sono chiamati a fare sforzi ulteriori per capire quali azioni poter sviluppare e quali comportamenti è meglio agire in situazioni come queste. All’inizio è facile che prevalga sulla ragione l’emozione che spinge a tenere atteggiamenti di prudenza e di cautela se non di rinuncia.

Al contrario è più che mai auspicabile sviluppare un comportamento fondato sulla proattività.

Il significato della proattività risiede nella capacità di anticipare futuri problemi, esigenze, cambiamenti. Una persona proattiva è quella che sa operare senza aspettare i cambiamenti ma prendendo iniziativa rispetto a ciò che è giusto e necessario fare.

Avere un "approccio proattivo" significa riorganizzarsi sia dal punto di vista tecnologico che delle metodologie ma soprattutto delle risorse umane, in modo che il sistema Azienda sia in grado di percepire anticipatamente le tendenze ed i cambiamenti futuri per pianificare le azioni opportune in tempo utile.

 

 

 


 

 

Modello PROATTIVO

L’ obiettivo primario è, innanzitutto, conoscere il più velocemente possibile dove sta andando il mercato (cioè: cosa vorrà, quando lo vorrà e dove lo vorrà) per poter pianificare in anticipo sia lo sviluppo di nuovi prodotti o servizi che le varie attività (produttive, logistiche, commerciali, di comunicazione e marketing, ecc.).

Sarà molto importante potenziare l’uso di tutti i sistemi informativi per aumentare la disponibilità e l’accesso alle informazioni e ridurre l’incertezza nel processo decisionale. Il cambiamento (verso l’approccio proattivo) non è semplice perché occorrono nuove infrastrutture, nuove metodologie e nuovi processi; ma soprattutto persone "nuove" ovvero figure con una mentalità nuova, capace di utilizzare con creatività e senza preconcetti sia le nuove tecnologie che le nuove metodologie.

L’azienda potrà raggiungere posizioni di vantaggio rispetto alla concorrenza se riesce a riorganizzarsi ed adottare mentalità e modo di lavorare proattivi, sia formando e motivando i collaboratori orientati all’innovazione sia introducendo un efficiente sistema di:

1) comunicazione interna;
2) monitoraggio delle performance delle varie attività;
3) simulazione di scenari alternativi.

L’opposto di "proattivo" è "reattivo": avere un "approccio reattivo" significa essere capaci di reagire ad un evento ma non di prevederlo anticipatamente.

Pertanto l’azienda ed il management non sono in condizioni di predisporre anticipatamente un piano d’azione né possono tentare di controllare la causa dell’evento: reagiscono solo dopo che l’evento è già entrato in collisione con il sistema Azienda.

Essere reattivi significa accorgersi dei cambiamenti quando sono già in atto. 

 

 

 

Modello REATTIVO
Nel sistema economico vi sono esempi di aziende (piccole, medie, grandi) che non hanno saputo anticipare i cambiamenti del mercato e/o le sfide dei concorrenti più capaci di innovare (tecnologie, metodologie, processi, gestione e sviluppo delle risorse umane, approcci di marketing, ecc.). Alla base di ciò vi possono essere varie cause: 
• assenza di una cultura orientata alla ricerca e comprensione delle tendenze di mercato e delle tecnologie innovative; 
• ricerca solo dell’utile immediato; 
• processi aziendali, approcci al mercato e sistemi informativi superficiali, forse, orientati solo alla ricerca ed all’analisi di segnali deboli e non significativi; 
• incapacità di riconoscere l’impatto positivo dei collaboratori migliori sui risultati del business e conseguente mancanza di una politica di sviluppo e pianificazione della loro carriera (job enrichment, job rotation, training, ecc.).

La riflessione finale riconduce all’esigenze di individuare la proattività come competenza chiave sia nella gestione strategica dell’impresa che nello sviluppo operativo dei processi.
Tanto più la capacità di anticipare diventa abilità delle persone, dei gruppi e delle organizzazioni, tanto più efficace e veloce potrà essere la risposta che le imprese daranno alle situazioni di crisi. Essere reattivi in una situazione di turbolenza vorrà dire rispondere con una azione ad uno stimolo, agire un atteggiamento proattivo aiuta ad individuare le soluzioni più efficaci, più creative ma anche quelle che possono creare potenzialmente maggiore valore.
 

Giovanni Volpe
Amministratore Unico di COMITES srl
volpe@comites.mi.it
www.comites.mi.it
           

 
 

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