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La credibilità di istituzioni, imprese, banche e media in Italia

Del: 05/04/2004

PMS ha commissionato a TNS Abacus un’indagine al fine di indagare il percepito della credibilità della comunicazione d’impresa e del sistema dei media italiano presso un campione di imprenditori, alti dirigenti, professionisti e giornalisti.
Con il termine di “comunicazione” si intende l’insieme delle attività svolte dall’impresa verso l’esterno e verso l’interno, sia formale che informale; inoltre, la “credibilità” è stata declinata in senso stretto come “veridicità” e, in senso più lato, come “qualità” della comunicazione. Dall’indagine è emerso che stiamo fronteggiando una situazione di difficoltà, che conduce inevitabilmente ad operare “a rischio di crisi”.
Un primo importante risultato attesta che la credibilità della comunicazione delle imprese italiane (specie delle aziende) non è considerata un problema da oltre 2/3 degli intervistati.
A fronte di una credibilità ritenuta accettabile dalla maggior parte degli intervistati, la capacità di comunicare delle imprese e della banche italiane, specie nei momenti di crisi, è considerata mediocre (44%) o insufficiente (42%).

Questa distanza viene imputata fondamentalmente a due lacune:
• un’arretratezza culturale in termini di comunicazione, spesso non ritenuto un asset strategico e quindi non adeguatamente pianificato. Questa arretratezza conduce anche ad una sorta di “incoerenza” tra la comunicazione interna ed esterna.
• un atteggiamento poco pronto a reagire tempestivamente agli accadimenti: l’attendismo è percepito come un elemento molto presente nella reazione alla comunicazione nei momenti di crisi.

La maggior parte degli intervistati, posti di fronte ad un caso concreto, tendono a comportarsi in modo diverso da quello ritenuto corretto da essi stessi.
• la maggior parte degli intervistati prenderebbe tempo
• tenderebbero a divulgare solamente informazioni essenziali e non esaustive Il sistema della comunicazione in Italia, per quanto ritenuto meno credibile di quello dei paesi esteri dal 48% del campione, pare comunque essere funzionale alla comunicazione delle imprese italiane: infatti solamente il 36% ritiene sia di ostacolo, contro un 53% che ritiene invece che il sistema agevoli banche ed aziende.

Questa apparente contraddizione può essere in parte spiegata dal fatto che il sistema della comunicazione in Italia è ritenuto lievemente più credibile quando si occupa di temi economici, mentre la maggiore diffidenza verso il sistema dei media la si ha nel momento in cui l’argomento trattato è di tipo politico.

Ma quali sono le caratteristiche che gli intervistati ritengono debba avere un sistema mediatico per essere credibile? Si possono riassumere in tre grandi aree:
• un alto livello di verifica delle fonti (8.5 p.ti su 10),
• la presenza di editori “puri” (8.2), oppure la presenza di gruppi internazionali (7)
• assenza forte concentrazione nella nel controllo proprietario dei media (8.1) e della raccolta pubblicitaria (7.3). La presenza invece di grandi gruppi finanziari, che possono offrire solidità al sistema, non viene percepita come una garanzia di “credibilità” (5.7): rispetto a questi, è ritenuta più importante (dal nostro target) la presenza diretta dello Stato nella comunicazione (6.1).

 
 

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