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FOCUS ON MANAGEMENT BRANDING MEDIA INTERNATIONAL

Fare il business con il Web 2.0

Del: 04/12/2008

 

Grandi consensi ha raccolto l’evento organizzato da knowità. Un interessante congresso con note personalità del mondo del marketing management, sulle nuove tecniche del business con il web 2.0.
Erano presenti manager di aziende che, per prime, hanno recepito le potenzialità del web come mezzo per raggiungere in modo diretto il cliente e per instaurare una relazione di fiducia che fino a pochi anni fa era impensabile.
Il primo intervento sull’argomento è stato di Venkat Ramaswamy, Professore di marketing alla Ross School of Business University of Michigan; un excursus sulle aziende che hanno avuto l’intuito di sfruttare più efficacemente il web rendendo partecipi i propri clienti nella definizione dei prodotti finali. E’ questo il caso di Lego Mindestorms, che permette di creare su pc il proprio lego; un ‘iniziativa che ha avuto un grande successo non solo tra i piccoli, ma è riuscito ad attrarre anche i più grandi. Così come  l’iniziativa, se vogliamo ancor più creativa, di Crush Pad che si rivolge ad un utente più raffinato e più esigente; un’amante del vino non può che raffigurarsi come tale. Infatti, questo website permette di creare il proprio vino partecipando a tutte le varie fasi di produzione: dalla scelta del vitigno fino all’invecchiamento mediante webcam disposte all’interno dell’azienda, si costruisce un dialogo con la comunità,  coordinato da esperti sommelier/ consiglieri. Inoltre hanno una piccola wikipedia per il vino ed alcuni blog privati dove poter interloquire con gli utenti.
Quindi, la co-creazione inizia dal coinvolgimento degli individui negli sviluppi del prodotto. E’ proprio questo quello che mette in pratica Barilla come esposto enfaticamente e esaustivamente dal responsabile marketing Pepe Moder. Il web 2.0 come insieme di strumenti utilizzati per creare strumenti di comunicazione con il cliente. La marca parla al consumatore attraverso la distribuzione, l’advertising; il web 2.0, contrariamente, permette di ascoltare piuttosto che parlare; coinvolgere piuttosto che differenziare; soprattutto in questo momento di difficoltà economica, le aziende dovrebbero cambiare il loro atteggiamento e promettere meno perché un’azienda senza il cliente non avrebbe vita. Le imprese dovrebbero recepire gli stimoli del consumatore e restituirgli un prodotto che soddisfi le sue esigenze. Importante è anche avere la forza di rispondere alle critiche e non considerare i consumatori come numeri ma rispettarli, ascoltarli e assecondarli.
Per instaurare una relazione profittevole con l’utente non si può cominciare la comunicazione parlando del brand perché la gente ha bisogno di parlare, di sfogarsi. L’errore più grande sarebbe quello di mostrarsi autoreferenziali. Il marchio dovrà essere l’ultimo elemento che dovrà apparire durante la comunicazione. Da qui il ruolo sempre più importante che stanno assumendo i social media come Facebook  Messenger e tanti altri luoghi privilegiati dove è possibile creare un dialogo, una conversazione. Questi nuovi mezzi di comunicazione diventano sempre più pervasivi e rappresentano sempre più un fattore critico al successo o fallimento delle aziende. Un articolo apparso il 13 Ottobre 2007 sul Time raffigura i social media come “più popolari dei siti porno”. Dichiarazione forte ma che esplica alla perfezione la loro forza nella nostra società. Le nuove generazioni vivono in maniera totale l’esperienza digitale; questa fascia non si cura della comunicazione pubblicitaria. Quindi un buon comunicatore, nell’era 2.0, non deve controllare la conversazione ma ispirarla, influenzarla e arrivare all’empatia, al cosiddetto engagement: in poche parole, deve ‘coinvolgere’..
Probabilmente tra qualche tempo, anche il Web 2.0 sarò superato, ma adesso rappresenta un valore aggiunto per un’azienda che abbia voglia di essere sempre competitiva.
Innovatevi…

Gianpiero Romanazzi

 
 

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