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Babbo Natale licenziato …

Del: 16/12/2008

Economie in stallo, Borse altalenanti, consumi in picchiata. Nonostante i principali gruppi ostentino sicurezza, la Gdo in realtà si sta muovendo per scongiurare una crisi delle vendite che, pare, nemmeno la febbre degli acquisti di Natale potrebbe salvare.

Urge, quindi, correre ai ripari, anche perché dicembre è il mese più importante dell’anno a cui è legato il 15-20% circa del fatturato complessivo. Ma come? Alcuni riducono il numero dei prodotti in vendita e rimpolpano le offerte promozionali soprattutto su beni di prima necessità come riso, pasta, pane, olio. Altri stanno percorrendo invece la strada del blocco totale o della riduzione solo di quei prezzi che hanno un impatto psicologico negativo (perché solitamente alti) come il caffè e il parmigiano.

Sicché si navigherà a vista, a seconda dei volumi di vendita, e i prezzi saranno abbassati per conservare le quote di mercato e sacrificare i margini di guadagno: sembra questa la tendenza dominante.
Gli unici a ‘giovarsi’ della crisi, ora, sembrerebbero solo gli hard discount – che stanno vendendo più di altri – e le private labels come Esselunga, Auchan, Pam, Coop e Carrefour.

Ma la battaglia non si combatterà solo sul fronte dei prezzi: le aziende della grande distribuzione organizzata si preparano ad aggirare le reticenze dei consumatori creando confezioni più piccole, in modo tale che chi compra noti meno l’aumento del costo. La marmellata, per esempio: vasetti mignon, packaging accattivante in perfetto stile natalizio, ma… stessi euro.

Nel frattempo pare che quest’ondata di crisi si abbatterà anche su Babbo Natale: molte catene di supermercati hanno fatto sapere che rinunceranno agli animatori vestiti di bianco e rosso, proprio nell’ottica generale di arginare i costi. Le mamme sono doppiamente pronte alla rivolta.


Romina Pilia

 
 

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