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La sfida internazionale del Digital Divide

Del: 05/04/2004

Il Digital Divide, “divisione digitale” o “divario digitale”, fa riferimento alla disparità generata dalla possibilità di accedere alle tecnologie ed alle risorse dell’informazione e della comunicazione da parte di individui, famiglie ed imprese; in particolare, sotto osservazione sono Internet ed il processo di “digitalizzazione” dell’economia, che ha progressivamente differenziato ed allontanato tra di loro individui, famiglie, strati sociali, gruppi etnici e linguistici, classi di età, fasce di reddito, livelli di educazione, zone rurali ed urbane, aree economiche e geopolitiche, interi continenti.
La frattura fra “quelli che possono e sono in grado di farlo” e “quelli che non possono e non sono in grado di farlo” può essere intesa come disuguaglianza interna od esterna ad una nazione; in questo secondo caso, si può parlare di divario planetario. L’ “arena competitiva” del digital divide viene definita per la prima volta nel 1994, quando l’amministrazione Clinton - Gore individua la “nuova frontiera americana” nella costruzione di autostrade dell’informazione e nell’obiettivo di assicurare a tutti gli americani la partecipazione ai benefici della nuova era digitale.
Il termine “digital divide” viene utilizzato per la prima volta nel Luglio 1995, quando la Ntia (National Telecommunications and Information Administration, principale organo consultivo degli Stati Uniti sulle politiche di telecomunicazione, pubblica la relazione A Survey of the “Have nots” in Rural and Urban America, la prima di una serie intitolate Falling through the net .
Alla base della politica di telecomunicazione degli Stati Uniti vi è l’idea che tutti gli americani debbano avere accesso ai servizi di telefonia; fino al 1994 - anno in cui la Ntia contratta con il Census Bureau di includere, nel sondaggio del novembre successivo, domande sul possesso ed utilizzo di computer e modem - l’indice di misurazione è costituito dal livello di penetrazione dei telefoni.
Dall’incrocio di variabili specifiche (razza, età, formazione, livello economico e regione di appartenenza) con le tre aree geografiche individuate (zone rurali, urbane e centrali) emergono le caratteristiche di “coloro che non hanno” nelle zone rurali e di “coloro che non hanno” delle zone urbane, sottolineando gli svantaggi provocati dalla mancanza di accesso all’informazione.

I risultati, qui sinteticamente riportati, costituiscono un input interessante per lo sviluppo della politica di telecomunicazione nell’ “era dell’informazione”:
1. coloro che “non hanno” si trovano per lo più nelle zone rurali e nelle città centrali; il rapporto sottolinea che il tasso più basso della penetrazione dei telefoni si registra proprio nelle città centrali;
2.  i nativi americani (fra cui indiani americani ed eschimesi) delle zone rurali detengono pochi telefoni, seguiti dagli ispanici e dai neri delle zone rurali. Per quanto riguarda il possesso di pc, i neri delle città centrali, e soprattutto delle zone rurali, hanno la percentuale più bassa. I risultati provenienti dall’incrocio con l’età evidenziano che il gruppo più svantaggiato è costituito dai giovani sotto i 25 anni, abitanti nelle zone rurali....

 Per approfondire tutto lo studio, scarica il documento allegato.

                                                                                           Silvia Lelli

 
 

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