Registrati | Login
  

FOCUS ON MANAGEMENT BRANDING MEDIA INTERNATIONAL

Lotta all’Infopovertà

Del: 05/04/2004

In questo contributo si presentano alcuni spunti provenienti dalla politiche comunitarie europee per colmare il Divario Digitale, considerato come la fase più evoluta di un divario di tipo regionale e strutturale (dal divario strutturale al divario digitale).

La necessità di adottare interventi tesi a colmare le disparità regionali viene avvertita in Europa fin dall’inizio del processo di integrazione comunitaria: nel preambolo al Trattato istitutivo della Comunità Europea del 1957, infatti, i sei Stati firmatari avevano espresso la volontà di ridurre “le disparità fra le differenti regioni ed il ritardo di quelle meno favorite”.
Si poneva, tra i compiti della costituenda Comunità, la promozione di “uno sviluppo armonioso delle attività economiche” e di un “processo di espansione dei paesi membri che fosse caratterizzato da continuità e equilibrio” (art. 2 Trattato Cee).
Da allora la Cee si è dotata di una nuova strategia a livello globale, ispiratrice di politiche “comuni” miranti a “ridurre il divario tra i livelli di sviluppo delle regioni meno favorite, comprese le zone rurali” (art. 130A del Trattato Cee, come modificato dal Trattato dell’Unione, firmato a Maastricht nel 1992).

Durante gli anni Settanta, tuttavia, l’attuazione di tale strategia non consente all’Europa di compiere significativi passi in avanti: per l’area euro – mediterranea, nella quale il gap provocato dal divario strutturale si manifesta con più forza, la Cee, durante il Vertice di Parigi del 1972, decide di lanciare una “politica globale mediterranea” nei confronti dei Paesi Terzi Mediterranei (PTM), che vedono tuttavia crescere costantemente il divario economico e sociale con la sponda Nord del Mediterraneo e con l’Europa intera.

Agli inizi degli anni Novanta, la consapevolezza dell’insostenibile divario socio – economico fra stati membri e i Paesi Terzi Mediterranei induce la Cee a rivedere la propria politica mediterranea, potenziando gli accordi bilaterali di cooperazione e associazione ed adottando specifici progetti di assistenza, finalizzati ad aiutare lo sviluppo di competenze tecnologiche, economiche e sociali nei PTM.
L’elemento nuovo è costituito dal varo dei programmi MED: per bilanciare la sempre più spiccata attenzione verso l’Europa dell’Est, la Cee lancia, con la Prima Conferenza Euromediterranea di Barcellona (27 – 28 Novembre 1995), la proposta di realizzare un partnernariato euromediterraneo fra i 15 stati membri e i 12 partner del Mediterraneo (Marocco, Algeria, Tunisia, Egitto, Giordania, Gaza, Israele, Libano, Siria, Turchia, Cipro e Malta).
La creazione di una zona di stabilità economica e politica viene ritenuta possibile attraverso la nascita parallela di una zona di libero scambio, comprendente tutto il bacino mediterraneo e la Cee....

                                                              Silvia Lelli

Approfondisci lo studio nel documento allegato!

 
 

Business Video