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Anche il concept estero di PDV più innovativo non può essere importato senza adattamanti

Del: 06/04/2004

Tratto da ItaliaOggi del 01 Febbraio 2002
di Sergio Totti

Circa un mese fa dovevamo purtroppo prendere atto e registrare la cessazione d’attività di un punto vendita, B612, specializzato in attrezzature e articoli sportivi, che rappresentava anche il fallimento di un’idea, di un retail-concept piuttosto innovativo per il panorama distributivo italiano al dettaglio. Nell’occasione si esaminavano con lucido spirito critico le diverse ragioni alla base sia del concept sia del suo fallimento.

Sostanzialmente, e questa è l’ottica di Popai, i trend che caratterizzano le nuove evoluzioni di format e modello distributivo, e che, comunque, all’estero rappresentano un successo commerciale, non sono controvertibili.

Se è vero che il consumatore è sempre più cosmopolita e si somiglia sempre più nei suoi mutevoli atteggiamenti verso lo shopping in giro per il mondo. Se è vero che i nuovi modelli di punto vendita scaturiscono da nuovi concept, che a loro volta sono strettamente generati dalla decodifica dei nuovi dati legati alle modificazioni comportamentali del consumatore. E se è vero che il consumatore fondamentalmente richiede certe nuove formule di punto vendita e dimostra di gradire determinate ambientazioni, che arricchiscano e gratifichino fondamentalmente la sua shopping experience, allora non resta che dedurre che le ragioni alla base di un fallimento dipendono da fattori che non sono determinati dalla qualità della formula ma bensì vanno ricercate altrove, nella scelta della location, nella politica commerciale, nella qualità e nelle modalità informative e di coinvolgimento del pubblico da parte delle attività comunicative e promozionali, nel livello professionale o nelle capacità di sintonizzarsi con la realtà del negozio da parte del personale di vendita, o in altro. E’ encomiabile che un imprenditore decida di intraprendere una sua avventura di retailer scegliendo ed introducendo in Italia una formula trendy di punto vendita, che all’estero rappresenta un successo ed i cui parametri architettonici, strutturali, visuali, siano altrove ampiamente collaudati ma nuovi per il mercato italiano. Va anche, però, detto a questo imprenditore che non sempre un successo all’estero può essere trasportato tout court in una realtà di un altro paese, senza prima aver valutato decine e decine di parametri, apportati i necessari correttivi, adottate le opportune misure di adattamento.

E tutti questi studi e verifiche è opportuno e importante farli con professionisti adeguati. Oggi , specialmente in Italia, non c’è ancora l’abitudine di servirsi di consulenti specificamente mirati nel campo del retailing, professionisti collaudati sulle realtà distributive italiane e straniere, in grado di affiancare il committente, consigliarlo, illuminarlo, dividerne responsabilità e progettualità evolutiva. Il loro costo viene spesso visto come eccessivo, non sopportabile a priori, o, peggio, superfluo, ossia non voce strategica a monte dell’investimento sul punto vendita da progettare o ristrutturare. Questi professionisti esistono e sono utilizzati ampiamente all’estero, ma esistono anche in Italia, ciascuno a suo modo autorità in specifici settori.

Il nostro desiderio, da queste pagine, è segnalare a tutti quegli imprenditori che intendono operare o che già operano nella distribuzione e che ritengono di avere un atteggiamento illuminato nei confronti del retail, che esiste un’associazione, Popai Europe-Italia, che si occupa esclusivamente e totalmente di punto vendita e di retail, che non ha fini di lucro, che lavora per creare e diffondere cultura di retailing sia nei confronti degli associati che del mercato. E che questa associazione ospita trasversalmente società ed agenzie che progettano, arredano, costruiscono comunicazione e motivazione all’interno del punto vendita, distribuiscono prodotti e servizi, fanno attività di monitoraggio del consumatore, forniscono servizi e creatività per contribuire a mantenere alto il traffico di pubblico. E’ un’associazione che conta straordinari professionisti e strutture propositive che coprono professionalmente ogni ambito del retail. Un’associazione in grado, in qualunque momento, di fornire assistenza, consiglio, supporto, forte dell’esperienza, in molti casi anche internazionale, dei suoi associati.

Non è poco, questo, in una disciplina complessa e mutevole come il retail, dove il consumatore, a qualunque latitudine, viene monitorato come continuamente mutevole, dove copiare sembra semplice e dove sbagliare è sicuramente ancora più facile, se alle spalle di chi vi opera non c’è una adeguata cultura distributiva moderna.

 
 

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