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FOCUS ON MANAGEMENT BRANDING MEDIA INTERNATIONAL

Le aziende italiane e la fidelizzazione

Del: 25/06/2004


Guarda il servizio con le interviste ai relatori del convegno....

...e agli altri manager protagonisti della manifestazione "Il Cliente è re?"


Sempre più vagabondo, coccolato e ormai disincantato: è diventato ambiguo e polivalente il cliente oggi.
Per questo le aziende si rivelano ancora più propense ad attuare programmi di fidelizzazione, per far ritornare sul suo trono il cliente-re spodestato.

Ma quali sono le migliori leve strategiche su cui puntare?
A dare una risposta agli interrogativi che attanagliano i direttori marketing di molte aziende, la tavola rotondaEsperienze di fidelizzazione” che si è tenuta lo scorso 29 aprile nell’ambito de “Il cliente è re?”.

Questa è stata anche l’occasione per presentare la ricerca Le politiche di fidelizzazione nelle aziende italiane” condotta da MyMarketingNet in collaborazione con mkt e presentata da Fabio Monti, consigliere ADICO.

Interessanti le evidenze emerse, fotografia dettagliata sullo stato dell’arte delle fidelizzazioni nel Belpaese.
Se da un lato infatti le aziende si dimostrano molto attive nell’avviare programmi fedeltà, dall’altro emerge la minore attrazione di questi nei confronti dei clienti.
Ciò significa che gli strumenti utilizzati non sono così efficaci?

Un dato interessante è che la fidelizzazione è uno strumento molto utilizzato dal marketing italiano: la maggioranza dei 1000 manager intervistati ha già effettuato o sta effettuando operazioni di loyalty, mentre il 50% di chi non ha mai intrapreso tali progetti, afferma di essere propenso a farlo.
Gli eventi promozionali si confermano lo strumento privilegiato per rendere fedele il consumatore, così distratto e bombardato da stimoli e brand sempre nuovi, mentre le newsletter si rivelano uno dei trend degli ultimi periodi, a conferma dell’uso sempre più consapevole della Rete e della sua forza di persuasione.
Intanto nuovi attori si affacciano nel campo fidelizzazioni: lo scenario, fino a qualche anno fa appannaggio delle aziende del largo consumo, ora si affolla di protagonisti impensabili, come ha sottolineato Gaetano Giannetto, presidente di Epipoli nel corso della tavola rotonda; assicurazioni, banche e persino molte società sportive stanno infatti implementando programmi di loyalty.

A testimonianza di un caso che ha fatto molto parlare di sé negli ultimi tempi, Luca Prina, vice president marketing di ING Direct, che si è affermata rapidamente sul mercato finanziario italiano con una brand awareness dell’88% in meno di due anni.

Far leva sulla passione degli utenti/consumatori resta un punto imprescindibile da cui partire per avviare un programma di loyalty, ma non sempre si riesce a conciliare la passione e la fedeltà.
Per farlo bisogna agire sui singoli utenti: questo il consiglio di Mauro Alvisi, docente di Principi di Marketing e Fenomeni dei Consumi dell’Università di Nottingham.

Conciliare la teoria con la pratica però resta uno scoglio da superare, come dimostrano i risultati dell’indagine condotta da MyMarketingNet, che vedono i manager italiani alle prese con consumatori ormai disincantati e pronti a tradire la marca.

                                                           Rossella Ivone

Approfondisci i contenuti della ricerca nel documento allegato!

 
 

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