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L’orfanotrofio high-tech

Del: 23/07/2004

 Guarda il servizio sul progetto Jirapa e l’intervista al presidente!

 

Esiste una categoria della “sociologia popolana” con precise teorie e ferree convinzioni sulla categoria dei “portasfortuna”.
Totò, in un famoso film, ha anche ipotizzato una svolta in chiave di business, per i presunti portatori di sfortuna, con una intuizione non trascurabile nella crescita di nuove professionalità. Per non parlare di un proficuo merchandising fatto di corni, ferri di cavallo e simili.

Ma non era noto, ai più, che a questa categoria, “scientificamente provata”, appartenessero gli orfani. Questo, nella fattispece, avviene nell’Africa rurale.
Ma la cosa più curiosa è che qualcuno abbia pensato di sfidare questa convinzione, offrendo una possibilità di riscatto agli orfani tramite l’ICT. Un orfanotrofio “high tech”, insomma, dedicato alle persone che in genere il grande continente nasconde.

Abbiamo parlato di questo progetto con il suo ispiratore e propugnatore, Paul N. De Sio, ghanese con un curriculum nel mondo del business a livello internazionale (Andersen Consulting, Xerox, per citare alcuni nomi), Presidente della RAY Foundation, che ha messo le proprie expertise al servizio degli orfani emarginati per creare investimenti in nuove tecnologie in Africa, con una specifica visione orientata allo sviluppo e alla creazione di un business locale.

Il progetto prevede la realizzazione, a ridosso dell’orfanotrofio Saint Joseph Orphanage di Jirapa, paese situato al confine con il Burkina Faso, di un centro tecnologico che consente di “collegarsi con il resto del mondo" attraverso il satellite (per scaricare la posta, chattare con gli amici, usufruire di servizi di telemedicina avanzati, presso l’ospedale, situato in prossimità dell’orfanatrofio) in un’area del Ghana in cui bisogna fare chilometri per una fotocopia; ciò permetterà alla popolazione, locale e non solo, di interagire con il centro high-tech, offrendo e ricevendo sostegno, alimentando nuove professionalità e possibilità di crescita e di sviluppo, sia personali che delle società circostante.

Una sfida nella sfida, un progetto “visionario”, nel senso di una visione che quotidianamente prende corpo e si materializza in una sorta di “luogo di pellegrinaggio” verso l’utilizzo delle nuove tecnologie e di Internet.

                                                                   Silvia Lelli

 

Approfondisci tutto l’articolo nell’allegato.

 
 

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