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Gli errori di Greespan

Del: 28/07/2004

In anteprima per l’Italia l’intervista a Paul Krugman, tratta da "El Paìs", sull’andamento dell’economia mondiale.

Paul Krugman è, forse, l’economista più autorevole della sua generazione. Acerrimo critico delle misure economiche del Governo Bush, nemmeno Alan Greenspan, presidente della Federal Reserve (Banca centrale Usa) è sfuggito alle sue sagaci osservazioni, che molte volte vanno controcorrente negli Usa. Una delle sue nuove preoccupazioni è l’andamento delle economie europee.
Nella sua ultima visita a Madrid, ha partecipato all’ExpoManagement dove innanzi a 1500 manager ha presentato alcune delle sue idee sul futuro dell’economia internazionale.

Greenspan è stato nominato per un quinto mandato a capo della Fed. Continua ad essere l’uomo ideale per quella posizione? 
No. Ha passato troppo tempo a capo della Federal Reserve. Avrebbe dovuto abbandonare quel posto un paio d’anni fa. Se l’avesse fatto, adesso sarebbe stato più popolare. La realtà è, tuttavia, che Greenspan ha commesso errori gravissimi a capo della politica monetaria Usa. Alla fine degli anni Novanta, quando le borse erano chiaramente sopravvalutate e vivevamo in una bolla borsistica, lui operò come un indagatore della cosiddetta "esuberanza irrazionale" dei mercati.

E negli ultimi anni, come valuterebbe la sua gestione? 
Le sue misure sono state logiche, rapide e agressive. Dal 2001 Greenspan ha commesso pochi errori in politica monetaria, però i suoi commenti rispetto al taglio delle tasse del Governo Bush e la politica fiscale di questa Amministrazione sono stati equivoci e alquanto disonesti. Ha utilizzato il suo nome ed il suo prestigio per difendere un taglio impositivo lobbista e molto dannoso per il futuro degli Stati Uniti, giacchè mette in gioco le pensioni ed i servizi sociali per tutta una generazione.

Tuttavia, l’economia Usa sembra riprendersi.
Sì, però è una ripresa molto debole a costo di un gigantesco stimolo fiscale. Io non sono contro il taglio delle tasse o di sopportare un deficit fiscale per dare impulso ad una ripresa economica. Il problema con la politica fiscale di Bush è che vuole rendere questi sgravi fiscali permanenti, il che è assai pericoloso. Inoltre, i beneficiari sono i gruppi sociali che ne hanno meno bisogno. Per quanto riguarda la ripresa, abbiamo goduto di un solo trimestre di crescita spettacolare. Gli altri dati sono stati piuttosto modesti. Era possibile fare molto di più affinché l’economia Usa scattasse senza costi tanto elevati. Ciò che preoccupa di più è che se i tagli fiscali che ha compiuto Bush diventano permanenti, il risultato sarà catastrofico per il nostro sistema pensionistico.

La situazione delle economie europee è molto diversa da quella degli Usa?
L’Europa ha altri problemi. I paesi dell’Ue negli ultimi anni non si sono comportati tanto bene quanto avrebbero dovuto in termini economici, specie se confrontati con gli Usa. È un puzzle che parecchi economisiti stanno valutando e crediamo di esser giunti a capire alcuni “pezzi”, tra i quali il mercato del lavoro, che rappresenta uno dei principali insuccessi delle economie europee. Un altro difetto dell’Europa è che non è stata in grado di godere del tremendo rialzo nei livelli di produttività che si sono visti negli Usa. Dal mio punto di vista, sappiamo già cosa bisogna fare per ridurre i tassi di disoccupazione ad un 5 o 6%. Non sappiamo però, cosa bisogna fare per migliorare la produttività.

Qual è la ricetta per ridurre la disoccupazione? 
È qui dove i miei punti di vista appaiono quelli di un nordamericano testardo e di destra. L’Europa offre troppe prestazioni di disoccupazione e sono troppo alte, c’è assai poca flessibilità nel mercato del lavoro ed i costi di contrattazione per le imprese sono troppo elevati. Un paese come la Spagna dovrebbe riformare il suo sistema di lavoro e copiare un pò gli Stati Uniti.

                                                                      Darcy A. Crowe 
                                                                      Fernando Gualdoni
 
                                            (tratto da El Paìs- 21 maggio 2004)

 
 

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