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Wi-Max, liscio, gasato e...

Del: 23/11/2004

Ancora sei mesi fa non lo conosceva nessuno, ora sotto la spinta delle attività di marketing strategico di alcuni giganti dell’industria e il lavoro di divulgazione dei forum di Wireless, il marchio Wi-MAX trova spazio anche nelle pagine dei quotidiani generalisti.
In Italia il Ministero delle Comunicazioni ha deciso tre settimane fa di aprire le consultazioni sull’impiego delle tecnologie wireless LAN in aree non confinate, dopo molte pressioni da parte dell’Associazione Italiana Internet Provider (AIIP) e di quella dei Provider Indipendenti (Assoprovider).

Wireless LAN vuol dire Wi-FI ma soprattutto, visto il contesto, Wi-MAX.
Le associazioni dei provider di accesso, infatti, hanno in mente soprattutto la copertura del cosiddetto “ultimo miglio” in banda larga, la parte finale della catena di comunicazione digitale che arriva sino all’utente, con mezzi alternativi rispetto al cavo, in rame o fibra, che non solo sono antieconomici nell’80 per cento dei comuni italiani ma sono anche sotto lo strettissimo controllo di un pugno di fornitori di accesso.
Mezzi alternativi vuol dire in particolare collegamenti senza fili, e Wi-MAX da questo punto di vista appare come l’ideale.
Vediamo nel dettaglio. Nel corso dell’ultima parte degli anni ’90 diverse aziende avevano tentato con poco successo di creare tecnologie di rete wireless ad alta velocità e soprattutto con raggio d’azione di almeno alcuni chilometri, ispirandosi a quanto si stava facendo sul breve raggio, con quello che sarebbe poi diventato il Wi-Fi.

Alla vigilia del nuovo millennio i tentativi erano arrivati all’IEEE, l’organismo americano di standardizzazione delle reti, che nel 2002 pubblicò lo standard in materia, l’802.16.
Si tratta di uno standard molto articolato, anche per garantire la compatibilità che un contemporaneo tentativo europeo, l’HyperMAN dell’ETSI.
Le specifiche prevedono un sistema per connessioni wireless punto-multipunto fisse in grado di operare a frequenze comprese tra 10 e 66 GHz con velocità superiori ai 70 Mbit/secondo e su distanze massime di una cinquantina di chilometri.
A parte il fatto che la stazione trasmittente e quella ricevente devono essere in linea di vista per funzionare (è una specie di mini-ponte radio, ci scusino i tecnologi puristi), le specifiche comprendono un menù di scelte possibili molto vasto per realizzare prodotti specifici.

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