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Innovazione: Italia alla finestra?

Del: 24/11/2004

L’innovazione è una discontinuità nella conoscenza (knowledge) e nel saper fare (know-how), che genera nuovi prodotti e un sensibile aumento di produttività: a parità di risorse si fanno più cose (sviluppo), o si fanno le stesse con meno risorse (sostenibilità).

L’innovazione è un processo complesso che può avvenire in diversi modi. E’ opportuno distinguere tra innovazione di processo e innovazione di prodotto. In entrambi i casi si ha un aumento del livello di competitività e, quindi, dei margini.

In ogni caso, nell’introdurre l’innovazione è importante fare molta attenzione a non trascurare i bisogni e le abitudini di clienti, fornitori, collaboratori per evitare disallineamenti molto pericolosi.

Scenario Europeo
L’intensità di Ricerca e Sviluppo dei vari paesi e regioni dell’Unione Europea (UE) è molto diversa: si passa dall’1% circa del PIL o meno degli Stati meridionali come l’Italia, al 3,4% della Finlandia e al 3,8% della Svezia.
La Finlandia è riuscita a conseguire un mix bilanciato in termini di crescita della produttività (+2,8 per cento l’anno) e dell’occupazione (+1 per cento), grazie ad un "business environment" molto competitivo, uno Stato sociale solido ed un sistema di istruzione capace di produrre lavoratori qualificati ed in grado di cambiare lavoro se necessario.
Le divergenze tra le regioni all’interno dei vari paesi non sono trascurabili: sono, pertanto, necessarie politiche differenziate ma coordinate tra loro per raggiungere nel 2010 l’obiettivo del 3% del PIL.
Il Consiglio europeo di Barcellona ha invitato il settore privato ad incrementare il livello di finanziamento, che dovrebbe passare dal 56% del 2000 a due terzi degli investimenti complessivi di R&S entro il 2010, percentuale già raggiunta negli Stati Uniti e in alcuni paesi europei.

Scenario Italiano
In Italia il livello d’investimenti nella ricerca è inferiore alla media europea (1,11% contro il 2% circa dell’UE). Il Mezzogiorno è il fanalino di coda nella ricerca in Italia: nel Sud d’Italia si svolge circa l’8% dell’attività di ricerca totale, contro il quasi 76% del Nord e il restante del Centro.
E’ interessante notare come i privati investono in R&S più del pubblico solo in 3 regioni (Lombardia, Piemonte, Valle d’Aosta), le uniche ad essere, almeno su uno dei due parametri (mix pubblico-privato), in linea con l’obiettivo dell’UE per il 2010.
Le grandi imprese che rappresentano in numero solo lo 0,1% delle aziende italiane, contribuiscono per 83% agli investimenti totali privati in R&S.
In Italia (2000) il mix della spesa per innovazione è all’incirca 66% spesa per macchinari a contenuto innovativo, acquisizione di know-how dall’esterno, formazione e solo 34% spesa per ricerca e sviluppo (R&S) formalizzata.
Nei paesi del centro-nord Europa (Germania, Francia, Olanda, Svezia, Finlandia) il mix è diverso e si riscontra una prevalenza della spesa in R&S.
A dibattere sullo status quo dell’innovazione nel nostro Paese il convegno “Innovazione in Europa. Italia alla finestra?”, organizzato da Atema -Associazione per il Temporary Management a cui hanno partecipato, fra gli altri il prof. Renato Fiocca, direttore del Centrimark, Stefano Varasi, Marketing Director di SAP Italia e Pietro De Carolis è presidente della UBM Consulting.

Approfondisci il contenuto degli interventi negli allegati!

 
 

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