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Etichette e consumatori

Del: 03/03/2005

TNS Infratest ogni mese realizza un sondaggio sulla Rivista Trade Business, su argomenti attinenti i consumatori. Nel mese di gennaio è stato trattato l’argomento " Etichette e consumatori", di cui riportiamo in allegato i risultati.
Sul numero di marzo Trade Business pubblicherà il sondaggio di TNS Infratest sulla "Comunicazione Pubblicitaria" .

Il livello di attenzione che i consumatori rivolgono all’etichetta è sostanzialmente elevato: tre quarti del campione dichiara di leggere abitualmente l’etichetta dei prodotti alimentari che acquista. Tale percentuale si fa ancora più elevata se consideriamo le donne e le fasce di età superiori, in particolare da 55 anni in su.
Viceversa non desta particolare attenzione all’interno del target 18-24 anni, che peraltro più raramente si occupa della spesa domestica.

Tra le categorie di prodotti considerati, un occhio di riguardo viene rivolto all’etichetta di latte e yogurt (che hanno i tempi di scadenza più brevi), e delle carni.
Solo in percentuali minori prestano attenzione all’etichetta di formaggi e salumi, olio e conserve, mentre percentuali trascurabili controllano le etichette di pasta, frutta e verdura.
Non a caso gli elementi di cui si chiede spontaneamente una maggiore visibilità sono: la data di scadenza, insieme a provenienza delle materie prime e ingredienti/composizione chimica.
Decisamente in secondo piano altri elementi quali trattamenti pesticidi/coltura biologica, data di preparazione o informazioni nutrizionali.

Non si nota la percezione di una reale differenza nella "qualità" dell’etichetta a livello di marca: solo un terzo del campione specifica una marca che coincide con i primari marchi italiani.

In particolare i consumatori risultano molto sensibili al discorso “provenienza” del prodotto: è mediamente giudicato molto importante che il prodotto sia di origine italiana, in quanto considerata garanzia di qualità superiore e non sono pochi i consumatori che si dichiarano pronti a pagare qualcosa in più pur di avere un prodotto nazionale.
L’attenzione alla provenienza dei prodotti viene confermata dal fatto che la certificazione di origine viene vissuta come una garanzia di qualità ancora maggiore rispetto alla marca e al punto vendita.

A fronte di una assimilazione del concetto di denominazione di origine, la "tracciabilità di filiera" risulta un concetto sconosciuto ai più, i pochi che ne conoscono il significato lo interpretano prevalentemente come una misura a vantaggio del consumatore finale e secondariamente come un aiuto per le forze dell’ordine nel caso di irregolarità.

Approfondisci la ricerca nell’allegato!


Allegati:
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