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Serpica Naro: il guerilla è... di moda

Del: 11/03/2005

Si scrive Seripica Naro, si legge San Precario: è l’ultima provocazione del campo della moda, un esempio di quell’innovazione del settore auspicata da più parti e realizzata dal gruppo no Global milanese San Precario (di cui Serpica Naro è l’anagramma).

Un esempio di guerrilla marketing che ha fatto il giro del mondo, suscitando polemiche, consensi ma soprattutto tanto rumore intorno all’avvenimento che ha acceso l’ultima settimana della moda meneghina.

A realizzare l’operazione, i lavoratori precari della moda e dello spettacolo, che in questo modo hanno portato alla ribalta le loro condizioni di lavoro e la capacità di organizzazione.
Serpica Naro era stata annunciata come una delle presenze più discusse della settimana della moda femminile A-I 2005 e persino la Camera della Moda aveva dato fiducia a quella che si diceva essere la nemica dei gay e dei no- global, inserendo la sedicente stilista nippo-americana nel calendario ufficiale delle presentazioni.

Ad avvalorare l’opera di Serpica Naro c’erano poi articoli, recensioni e persino un sito internet creati ad hoc per l’occasione, oltre a inesistenti shoow room che hanno tratto in inganno tutti.

Un lavoro certosino e ben concertato, che ha coinvolto 200 precari, i quali hanno svelato la burla quando giornalisti e curiosi si sono dati appuntamento negli spazi adiacenti La pergola, il centro sociale milanese scenario della messa in scena e della rivelazione:Serpica Naro non esiste, è solo un metamarchio, servito a lanciare un luogo di incontro di creatività autoprodotte e di condivisione dei saperi.

Al termine della sfilata, il cui leitmotiv sono stati vestiti realizzati per difendere i diritti dei lavoratori, gli organizzatori hanno rivelato che per l’operazione sono state investite solo alcune migliaia di euro, il cui 70 per cento è stato assorbito dalle spese per la sfilata, il tendone, il riscaldamento.

Ma che fine farà ora questo metamarchio, che è riuscito a far parlare di sé senza spese in comunicazione, PR e pubblicità?
Il marchio diventerà un brand europeo per dare cittadinanza a tutti i precari del mondo della moda e continuare a rovesciare con ironia il senso della moda. 
E gli organizzatori promettono: sentiremo di certo parlare ancora.

 
 

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