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Alla ricerca della competitività perduta

Del: 15/04/2005

Con il Decreto Legge sulla Competitività varato dal Governo si cerca di mettere un freno al declino del “sistema Italia”. Proviamo a vedere quali sono i principali mali che affliggono l’economia italiana e come poterli vincere.

PROBLEMI
Vocazione Imprenditoriale.
Negli ultimi 2 decenni circa la classe imprenditoriale italiana ha puntato su uno sviluppo quantitativo piuttosto che qualitativo con scarsa attenzione per la qualità dei prodotti, la produttività per addetto e il numero di brevetti.
Oggi l’Italia ha un numero enorme di piccole aziende che produce beni e servizi facilmente replicabili fortemente esposte alla concorrenza di economie emergenti che riescono a produrre prodotti confrontabili con quelli italiani ad un prezzo che è ¼ del nostro.
Una Case History che esprime al meglio questo disagio è quella della telefonia Mobile. Siamo il paese europeo con il più elevato numero di cellulari ma non abbiamo un’azienda italiana in grado di competere neanche nel mercato interno con Nokia, Siemens o Motorola.

Scarsa cultura del cliente.
La classe imprenditoriale italiana e quella meridionale investono troppo poco per conoscere i propri clienti mentre si continua ad investire la maggior parte delle risorse solo su prodotto e prezzo (70-80% delle risorse).

Difficile gestione del credito.
Troppo spesso, soprattutto al sud gli istituti di credito si sono concentrate sulle acquisizioni di quote di maggioranza di aziende in stato pre-fallimentare piuttosto che sulla concessione di crediti ad investire in idee e professionalità solide e credibili.

Capacità di fare Squadra.
Il “si salvi chi può” non funziona. Bisogna piuttosto concentrarsi e collaborare per vincere la tendenza all’isolamento di molte PMI italiane..
Politica Industriale dei Grandi Gruppi.
I pochi Grandi gruppi industriali italiani hanno puntato a ripiegare sulle Utily interne piuttosto che affrontare il mercato globale. Binomi come Pirelli-Telecom o Benetton-Autostrade non fanno bene al “sistema Italia”.

Privatizzazioni si, Liberalizzazione No.
Le tante Privatizzazioni più che liberalizzare i servizi hanno concentrato la ricchezza e generato pochi investimenti. Con l’aggravante che i costi per servizi primari per le imprese sono tra i più alti d’Europa.

Inversione Culturale e Programmazione.
Solo una rivoluzione culturale può farci uscire da questa situazione: meno furbizia e più correttezza, meno improvvisazione e più programmazione, meno individualismo e più cooperazione per il rilancio delle Piccole e Medie imprese italiane.


SOLUZIONI POSSIBILI
Agricoltura Turismo e creatività…. 3 armi da utilizzare
.
La ripresa del sistema Italia e di quello meridionale in particolare dipenderà da quanto sapremo utilizzare quelle risorse disponibili e difficilmente replicabili:
- l’agricoltura e l’industria alimentare, un potenziale ancora inespresso da valorizzare con produzioni di qualità ed attente strategie distributive - Il turismo: il nostro patrimonio storico-artistico tra i migliori al mondo non riesce ancora ad intercettare, attrarre e soprattutto fidelizzare la clientela mondiale. Più conoscenza, formazione, servizi: questa la strada da seguire.
- Creatività: un Made in Italy apprezzato a livello mondiale e capace di imporsi per gusto e design. Perché non sfruttare queste nostre capacità che ci rendono distintivi, unici ed originali?

Investire in servizi reali.
La storica lacuna italiana della cura del cliente deve essere superata. Non c’è altra soluzione che investire in servizi reali alle imprese e formare le giuste competenze per creare un circolo virtuoso in grado migliorare l’intera struttura.

Coraggio.
Solo una nuova gestione del credito potrà garantire nuovo sviluppo al sud e più equilibrio all’Italia.

Concentrarsi e Collaborare.
Per affrontare meglio un mercato globale è più utile collaborare e concentrarsi che farsi la guerra. Tante le formule tra cui scegliere: cooperative, fusioni aziendali ed altro ancora per far avanzare un sistema produttivo e non una singola azienda.

Guardare Avanti e Guardare Lontano.
Chi può (Grandi Gruppi Industriali) anziché ripiegare sul mercato italiano deve essere stimolato ed incentivato verso le esportazioni.

Velocità e flessibilità.
Qualsiasi trasformazione in Italia necessita di tempi biblici. Bisogna rendere i servizi più efficienti e ridurre i costi …. per essere almeno in linea con quello degli altri players europei.

Programmazione e Trasparenza.
Trasparenza, trasparenza mille volte trasparenza. Un vero cambiamento è possibile solo partendo dalle basi, dai valori, da una volontà trasversale di impegno che abbracci l’intero sistema.

 

 
 

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