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Mercato giovanile e opportunità

Del: 29/04/2005

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Volubili, imprevedibili, alla ricerca di certezze e di autonomia: mai come oggi i ragazzi costituiscono per le aziende un mondo da conoscere, perché mai come oggi è stata forte la loro influenza nell’orientare le scelte d’acquisto dei genitori e l’autonomia nei propri consumi.

Ad analizzare questo mondo inquieto e in perenne evoluzione, la conferenza “Il mercato dei kids e teen”, organizzata da Somedia a Milano, durante la quale esperti e aziende hanno delineato problematiche e opportunità da scoprire.

Il labile confine tra bambini (7-11 anni) e teenagers (12-18 anni) è l’elemento che più emerge dalle analisi condotte, che hanno evidenziato come i ragazzi siano sempre più desiderosi di indipendenza dai genitori, i quali invece si sforzano ad instaurare un rapporto di amicizia, volto alla soddisfazione dei desideri e dei bisogni dei loro “figli gioiello”.

Se dunque madri e padri agiscono, anche nelle loro spese, come se fossero giovani (fenomeno del down aging, lo ha definito Rosanna Savoldelli di Eurisko), i ragazzi invece si atteggiano a grandi (up aging), gestendo in piena autonomia i budget che hanno a disposizione.
Questi provengono, secondo Eurisko- che ha condotto una ricerca su 2600 giovani- dalla paghetta nel 57% dei casi  (in media 29 euro al mese fra gli 11 e i 13 anni e 128 euro al mese fra i 14 e i 19 anni) e sono spesi per la maggior parte per stare con gli amici e interagire con il proprio network di conoscenze.

Ricaricare il cellulare, mangiare fuori e acquistare accessori sono i capitoli che occupano i primi posti nelle classifiche di spesa.

Il cellulare in modo particolare è un medium irrinunciabile per il 69% dei giovani, perché è il filo che li lega al gruppo. Aumenta in maniera consistente anche la spesa per le uscite serali, che rappresentano “un antidoto alla realtà” e alle aspettative dei genitori: cresce l’abitudine di girare più locali nella stessa sera, mentre subisce una leggera inflessione la frequentazione delle discoteche, a tutto vantaggio di bar e pub.

Sempre meno i soldi spesi per l’acquisto della musica, ma questo non vuol dire che i ragazzi non la ascoltino: attraverso la tecnologia (sono divoratori di internet e masterizzatori) i ragazzi risecono ad accedere ai loro brani preferiti con poca spesa; i risparmi li riversano sulla cura del look. Abbigliamento e prodotti cosmetici rappresentano in media rispettivamente il 37% e il 19% delle spese dei teen agers, che al contrario di quelli degli anni ’80, non amano le merendine- poco in linea con l’imperante salutismo- e preferiscono acquistare soprattutto bevande, sia per l’ accresciuta offerta delle aziende, sia per moda, che per pigrizia.

Accanto alla maggiore propensione ai consumi fuori casa, cresce l’incidenza di ragazzi che acquistano sigarette, mentre si risparmia su cinema, libri e fumetti (nonostante qualche felice eccezione come il periodico Disney WITCH e il film animato Shrek 2, due cult per i teen agers).

Relazionarsi con i ragazzi, facendo leva sul loro bisogno di autonomia e sulla loro voglia di sentirsi parte di una rete di coetanei, strizzare l’occhio alla loro voglia di emulazione del mondo adulto e nello stesso tempo integrare il mondo dei grandi con il loro “sotto la tenda del calumet, la tenda della conversazione”- come ha sottolineato la sessuologa Roberta Giommi al termine della conferenza- resta uno dei modi per instaurare un contatto proficuo con i ragazzi e cogliere appieno i loro desideri, spesso espressi solo a livello non verbale.

                                                             Rossella Ivone

 
 

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