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Marketing alimentare, si cambia?

Del: 19/05/2005

In fatto di consumi alimentari i bambini hanno le idee precise: l’81% di loro tra i 6 e i 13 anni chiede ai genitori acquisti precisi, mentre il 69% consuma prodotti di cui ricorda lo spot lo rivela una ricerca su marketing alimentare e malattie cardiovascolari, promossa dall’Associazione per la Lotta alla Trombosi- Onlus, nell’ambito del progetto europeo “Bambini e Obesità”.

Lo studio, condotto sui 20 Paesi europei, contiene dati inediti sulle pratiche nazionali di marketing alimentare rivolto ai bambini, sulla regolamentazione del settore e sulle azioni di tutela della salute promosse dai governi europei o da altri organismi: ne emerge un quadro incoerente e spesso in contrasto.

Nel nostro Paese, in particolare in televisione viene concentrato l’ 82% della pubblicità alimentare: secondo una ricerca di Altroconsumo il 70% degli spot alimentari per bambini è dominato da merendine, bevande zuccherate e cibi ricchi di grassi, il doppio rispetto le pubblicità per cereali, mentre solo il 2% della pianificazione riguarda frutta e verdura.

"E’ stato calcolato che per ogni dollaro speso dall’OMS per cercare di migliorare la qualità nutrizionale globale, 500 dollari sono spesi dal settore alimentare per pubblicizzare cibi industriali- afferma Gloria De Masi Gervais, coordinatore del progetto in Italia- secondo una ricerca della Food Standards Agency, l’autorità britannica per la sicurezza alimentare, il cibo è l’elemento dominante nella pubblicità che ha per target i bambini. La regolamentazione del marketing varia da Paese a Paese: si va da provvedimenti molto severi, come in Svezia e in Norvegia, dove è vietata qualsiasi forma di pubblicità per i minori di 12 anni, a situazioni come quella italiana dove gli unici sforzi legislativi o di autoregolamentazione si concentrano soprattutto sul canale televisivo".
Se la tv resta il media più utilizzato dalle aziende, le scuole e Internet stanno diventando parte importante di un mix sofisticato e integrato di tecniche di marketing.
Secondo dati IAB, il web tra il 2003 e il 2004 ha incrementato del 30% il proprio peso nel marketing mix delle aziende italiane.

“Di certo, Internet è tra new media quello meno regolamentato, ma la crescente promozione e distribuzione di alimenti non salutari nelle scuole è spesso sottovalutata- continua De Masi Gervais- occorre introdurre una regolamentazione comune a tutti i Paesi dell’Unione per trovare soluzioni concrete e verificabili contro l’emergenza obesità, sviluppare un’etichettatura alimentare chiara, esaustiva che aiuti i genitori a scegliere bene, inserire il tema della protezione della salute anche nei programmi della Politica Agricola Comunitaria, oltre che collaborare sinergicamente per cambiare le regole del marketing alimentare. Il nostro progetto, dopo la raccolta dei dati e la loro diffusione, prevede una terza fase, volta a incoraggiare un programma di informazione paneuropeo che coinvolga industrie, medici e onlus.”

Approfondisci il Rapporto e la ricerca negli allegati!


Allegati:
Report Marketing alimentare
Risultati della ricerca

 
 

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