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Concorrenza e tutela dei prodotti

Del: 20/05/2005

Le nostre imprese sono tutelate nei confronti della concorrenza straniera? E quanto conoscono le norme per proteggere i loro prodotti? Lo ha analizzato una ricerca di Design Focus, l’osservatorio sul sistema design lombardo, che ha promosso un convegno dal tema promuove il convegno “Design on global market: la geografia della tutela”.

Dagli studi presentati è emerso che l’Italia è il Paese europeo che protegge meno il proprio patrimonio produttivo, pur essendo il made in Italy riconosciuto a livello mondiale per l’alto valore di innovazione sia di prodotto che di processo.
Perché?
Esperienze negative del passato, costi ritenuti proibitivi, difficoltà nello svolgimento delle procedure e scarsità delle informazioni, creano spesso pregiudizi nell’affrontare l’argomento con risultati disastrosi per le imprese.

L’84% delle aziende intervistate dichiara infatti di essere a conoscenza delle normative relative alla Tutela dei prodotti, dei processi e degli elementi comunicativi d’impresa. Quando, tuttavia, si approfondisce il livello di tale conoscenza, si riduce notevolmente la percentuale di coloro che sono aggiornati sulle normative comunitarie.

Dalle ricerche inoltre si evince che, nonostante il 64% delle aziende abbia effettuato almeno una registrazione per la tutela di prodotto, di processo o di brand, vi è una scarsa consapevolezza aziendale sulle procedure attuate, sia in termini di investimento economico effettuato, sia di valutazione più complessiva di costi/benefici.

Molte invece le imprese che hanno intrapreso azioni legali per difendersi da imitazioni o contraffazioni effettuate, in prevalenza contro imprese italiane, seguite da quelle dell’Europa centrale e dell’Asia, riguardanti essenzialmente la difesa di Brevetti e Marchi.
L’esito di tali azioni è stato in quasi tutti i casi positivo, anche se si lamentano i costi elevati e la lunghezza dei tempi di risoluzione.
Altro dato rilevante sono le difficoltà spesso riscontrate nell’individuare casi di imitazione e di contraffazione e di perseguire azioni legali in contesti internazionali.
Spesso le imprese italiane, soprattutto quelle piccole e piccolissime che non hanno al proprio interno una figura di riferimento, non sono informate sulle procedure di registrazione, sulle possibilità di denunciare la contraffazione per ottenere accordi commerciali con la controparte o un risarcimento dei danni subiti.
Si potrebbe dire che non tutelando i prodotti, processi e marchi attraverso la registrazione, le imprese non possono reagire mediante il perseguimento di specifiche cause per fare valere i loro diritti di proprietà intellettuale.
L’informazione sembra dunque essere il punto cruciale della questione. Dalla ricerca è stato evidenziato che le imprese lombarde attualmente si rivolgono agli studi professionali per ottenere supporti in merito alla tematica, ma i principali soggetti da cui vorrebbero essere supportate sono le associazioni di categoria e le istituzioni. Gli strumenti di cui vorrebbero servirsi sono siti web, newsletter e incontri pubblici mirati alle loro esigenze.

Un altro problema basilare è rappresentato dalle figure aziendali che si occupano dell’aggiornamento in materia di tutela: anche nell’ipotesi di una costante disponibilità di informazione mirata alle imprese, quale figura aziendale può in futuro seguire questa tematica?

Sul piano formativo il punto di vista delle imprese sembra essere duplice: da un lato l’esigenza di formare attraverso corsi professionali le figure interne che in futuro si occuperanno anche di questo tema; dall’altro il desiderio che la Tutela del Design diventi uno specifico ambito disciplinare di confine tra la giurisdizione e il design, a livello universitario, che formi figure esterne di supporto al mondo imprenditoriale.

 
 

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