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Coca Cola e l’acqua Dasani

Del: 27/05/2005

Per gentile concessione di Brandforum (www.brandforum.it)


Recentemente la Coca Cola si é resa protagonista di uno "scandalo” di dimensioni e costi notevoli sul mercato inglese, per via di un nuovo brand, la cui importanza era stimata ai livelli della Diet Coke. Il soggetto in questione é la Dasani, acqua minerale della suddetta azienda, lanciata per la prima volta negli Stati Uniti nel 1999, e divenuto il secondo più grande brand nel settore.

Entro la fine del 2004 ne era previsto il lancio in tutto il mondo, Africa, America Latina ed Europa. Seguendo questi progetti, la Coca Cola ha investito ben 7 milioni di pounds nel lancio di quello che sarebbe dovuto diventare uno dei brand leader nel settore delle acque minerali britanniche.
Ciò in realtà non é avvenuto. Infatti, il 19 marzo 2004, dopo aver scoperto che l’acqua contiene bromate, una sostanza chimica potenzialmente cancerogenaa, a livelli superiori da quelli concessi dalla legge inglese, ne é stato ordinato il ritiro da tutti i punti vendita in Inghilterra.

La Food Standards Agency ha confermato lo stesso giorno l’assenza d’effettivi pericoli per la salute pubblica, aggiungendo perchè il ritiro é "a sensibile measure as bromate is a chemical that could cause an increase in cancer risk".

E’ necessario dire che la Coca Cola ha dimostrato una prontezza e rapidità ammirevole nella decisione del ritiro dalla vendita; ma se l’esempio storico (seppur sostanzialmente diverso) del Tylenol della J&J docet, va tuttavia sottolineato che l’errore principale é consistito nel progettare e, addirittura, lanciare sul mercato un prodotto che faceva già discutere per le sue caratteristiche intrinseche.

Più che del livello di bromate infatti -al cui riguardo non possiamo che rimanere stupefatti dell’ ingenuità e poca accortezza nei controlli- é interessante occuparsi prima dell’origine dell’acqua Dasani.
Almeno per quanto riguarda il mercato londinese, essa veniva per cosi dire "estratta” dalle condutture di Sidcup, una zona a sud ovest di Londra, e per questo denominata popolarmente "Eau de Sidcup”.

Le fonti aziendali la promuovevano invece come "especially made to suit GB palates and lifetsyles¸” ma questo particolare tipo di "customization” é consistito nell’aggiunta di pochi minerali, che comportavano un mark up di circa 89 centesimi rispetto al "costo” dell’acqua del rubinetto!
A nostro parere, la condotta etica dell’Azienda deve pertanto essere valutata a partire dall’idea del vendere un’acqua sostanzialmente di rubinetto, come minerale.

                                                               Carlotta Biddau

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