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Tv, è rivoluzione

Del: 31/05/2005

A volte le rivoluzioni stanno in un passaggio di numero, dal singolare al plurale.
Nel caso della televisione, con l’arrivo delle tecnologie digitali, dalla TV si passa alle TV, “dalla TV di massa alla massa delle TV”.

Spesso si identifica la TV digitale con il digitale terrestre, ma l’applicazione delle tecnologie di ultima generazione comporterà- e in parte ha già comportato- l’evolversi di più offerte in competizione tra di loro.
Anche il grande pubblico ha ormai percepito che esistono TV digitali diverse per modalità di trasmissione: la TV Digitale Terrestre (RAI, Mediaset), la Tv via satellite, e l’ultima arrivata, la Tv in banda larga via Internet (come quella fornita da Fastweb in alcune città).

Non è invece largamente percepito che la diversità delle TV digitali passa anche per le nuove modalità di fruizione dei contenuti.
Tutte le TV digitali, infatti, condividono il fatto che i contenuti  possono essere pubblicati in formati anche molto diversi da quello tradizionale.
Un esempio per tutti, possono essere visti su un terminale mobile, come un telefonino o un palmare, usando per la trasmissione una versione speciale dello standard digitale terrestre noto come DVB-H.

Essendo digitali, per rubare un titolo a Negroponte, i contenuti possono però anche essere conservati, per essere utilizzati a richiesta, sia dall’emittente (in questo modo si ha la TV on-demand, che presto potrà essere in tutte le case dotate di ADSL) , oppure- e forse questo è più rivoluzionario- dallo spettatore, che può così creare un proprio palinsesto da vedere secondo i propri tempi e disponibilità, anche tagliando e cucendo diversi programmi (eliminando in automatico pubblicità e promozioni).

Tutto questo avrebbe un interesse meramente accademico se non si ripercuotesse direttamente sugli “economics” della televisione e dell’informazione in genere, ossia di uno dei settori trainanti dell’economia mondiale.
Per dare solo dei flash:
- Nuove modalità di fruizione modificheranno i comportamenti degli spettatori
- Più contenuti a disposizione modificheranno le regole di creazione dei palinsesti
- La pubblicità è destinata a cambiare (visto che se sgradita potrà essere eliminata in automatico) e così i modelli di finanziamento dei programmi
- La transizione al digitale modificherà i concetti di servizio pubblico e di entertainment
- Anche i modelli dell’informazione cambieranno.

                                                               Marco Comelli 
                                                          mcomelli@gowireless.it

 

 
 

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