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’ Ho salvato 1.000 vite’

Del: 01/06/2005

È l’unico «sindaco» donna dell’India e dopo lo tsunami è conosciuta in tutto il Paese per aver salvato gli abitanti del suo villaggio avvertendo il pericolo e andandoli a cercare ad uno ad uno.

Manimekalai Siva per 50 anni non ha mai abbandonato Poombukar il suo villaggio di pescatori nel distretto di Nagapattinam (nel blocco del Sirkali). Non più alta di un metro e cinquanta centimetri ed esilissima, è avvolta nel suo sari viola e ocra. Due occhi neri e intensi attendono di rispondere alle domande. Sulla pelle scura spiccano due orecchini d’oro e una collana con un pesce. È il riconoscimento dal suo partito antagonista (Aidmk) con la scritta «per la donna che ha salvato le persone dallo tsunami».

In questi giorni è in Italia come testimonial del Cesvi per l’emergenza del Sudest asiatico.
Con lei una giovane donna indiana, Rose Mercy Felcita, 35 anni, consulente locale del Cesvi e interprete. Manimekalai Siva parla solo la lingua locale e non l’inglese: appartiene infatti alla casta dei Chettyar, una casta di commercianti e di proprietari terrieri.

A 42 anni diventa presidente del Panchayat, l’autorità locale di Poombukar, riscuotendo grande rispetto e stima da tutti i concittadini a prescindere dagli orientamenti politici. Alla fine dei cinque anni viene rieletta con una grande maggioranza di voti. Durante i due mandati riceve numerosi premi per il lavoro svolto. Il più importante arriva nel 1998 come miglior presidente di Panchayat dell’India.
Ma è il 26 dicembre scorso che ha compiuto un gesto eroico.
"Ho sentito la notizia alla radio di un forte terremoto al largo della penisola di Sumatra – racconta ritornando a quei giorni -Non ho potuto fare a meno di pensare agli effetti disastrosi del terremoto nello stato dell’India del Nord del Gujarat del 2001".

"I primi dieci giorni – racconta Rose Mercy Felcita – siamo stati completamente isolati. Le autorità locali non avevano più registri degli abitanti e hanno raccolto i nomi dei dispersi e avviato le ricerche. Poi sono arrivati carichi di acqua, viveri e tantissimi vestiti, ma la gente era afflitta e servivano soprattutto medicinali. L’economia locale era in ginocchio. Molta gente non aveva perso tanto le case più all’interno quanto le barche fonte di sostentamento. Molti gli uomini morti in mare e tantissimi i bambini scomparsi sulla spiaggia".
«Il Governo indiano – spiega ancora Rose Mercy Felcita – ha predisposto un governatore per ogni villaggio in grado di coordinare gli aiuti economici del governo e il lavoro delle ong per evitare dispersione di sforzi. Purtroppo anche le modalità di distribuzione degli aiuti stanno cambiando l’organizzazione socio economica tradizionale. Molti uomini senza barca usano il denaro per bere e superare la paura che torna ogni 26 del mese. Il Governo incoraggia distribuendo case le nuove unioni. Le famiglie per ricevere i contributi forzano le ragazze o le vedove e nuovi matrimoni e nuovi figli per coprire il gap generazionale. C’è poi il problema dei senza casta che non essendo registrati non hanno diritto ad aiuti. Con le organizzazioni internazionali però si aprono anche nuove prospettive di lavoro. I ragazzi lasciano le barche imparano l’uso del computer o di altri mestieri che aprono nuove strade per il futuro».

 
 

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