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Chi di sms ferisce di sms perisce

Del: 07/06/2005

La notizia che l’Istituto tecnico e per geometri “Francesco Paolo Merendino” di Capo d’Orlando, in provincia di Messina, informa i genitori degli studenti delle loro assenze e del loro rendimento attraverso gli sms è arrivata alla ribalta della cronaca nazionale. 

Non basterà più saper falsificare la firma dei genitori, farsi accompagnare da un anziano incontrato per strada, per giustificare un’assenza!
Le nuove tecnologie, giudicate invasive dagli apocalittici, efficaci dagli integrati, ed in questo caso inopportune dagli studenti, superano ogni barriera, uccidono ogni creatività dei professionisti dell’assenza a scuola e raggiungono implacabili i genitori.
Basta far partire un sms e mamme e papà sapranno che il loro figlioletto o la loro figlioletta ha disertato le lezioni.
Ho provato a chiedere a qualche adolescente un commento a questa iniziativa, che parte per una volta dal sud d’Italia e non dal nord, e le risposte non sono state molto accondiscendenti.
Ragazzi e ragazze “vittime” del minisondaggio hanno risposto con assoluta franchezza che soprattutto alle superiori c’è maturità e, soprattutto c’è senso della responsabilità e che quindi le nuove tecnologie non servono.
E non è la prima volta che accade il rigetto da parte dei giovani di sofisticati sistemi tecnologici: telecamere fuori e dentro le scuole per prevenire spaccio di stupefacenti e danni alle strutture, invio via mail dei voti (tecnica usata da una scuola privata della capitale già da qualche anno), controllo del rendimento in aule e laboratori attraverso le webcam.
E la tendenza è quella di appoggiarsi ormai quasi totalmente alle tecnologie per riuscire a seguire il lavoro, non soltanto degli studenti ma anche dei docenti.
Già all’Università ci sono i registri virtuali in cui annotare le lezioni, gli elenchi degli appelli di esame, si leggono e correggono tesi di laurea inviate via mail, si sfruttano la rete per interi corsi di laurea non line. Cambiano gli strumenti e cambiano anche i linguaggi.
E la cosa paradossale è che lo strumento più usato da studenti e studentesse per punire i “prof” noiosi, i messaggi brevi, diventano il peggior nemico.
Quasi come a dire che: “chi di sms ferisce di sms perisce”. Infatti durante le lezioni sembra quasi istituzionalizzato, nonostante circolari e divieti (ne esiste addirittura una voluta dall’ex ministro dalla pubblica istruzione Luigi Berlinguer), che i cellulari devono rimanere accesi, che si messaggia con amici, colleghi e partner… magari nascosti sotto il banco o le pile dei libri.
Clamoroso è stato il caso, qualche tempo fa, di quella bimba delle elementari che preso uno schiaffo dall’insegnante ha inviato un sms alla madre subito accorsa ad aggredire la maestra.
Sembra davvero che invece di entrare a scuola si acceda ad un “Truman show” dove docenti e discenti sono i personaggi vittime o protagonisti di un reality. Ed il dubbio, per dirla con Umberto Eco, se essere apocalittici o integrati c’è tutto.
Nessuno è esente da questo dibattito: né chi fa partire gli sms, né chi li riceve. Ed è anche vero quello che sottovoce dicono gli studenti: andare a scuola è impegno morale e un dovere da compiere fino in fondo, assumendosi la piena responsabilità.
Servirà quindi che i genitori vengano informati via sms, satellite o mail?
Non si rischia di mettere in discussione la serietà dello studente?
E i genitori, a volte restii a partecipare agli incontri periodici con i docenti per mancanza di tempo, saranno interessati a ricevere gli “sms spia” voluti dai dirigenti scolastici ipertecnologici?
Staremo a vedere; alle mamme e ai papà diciamo con uno slogan coniato per l’occasione: “occhio al display!!!”.

                                                           Francesco Pira
 
 

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