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        <title>MyMarketing.Net</title>
        <description>Sezione MEDIA</description>
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        <dc:date>2013-04-10T23:00:00+01:00</dc:date>
        <dc:source>MyMarketing.Net</dc:source>
        <dc:creator>Fabio Sarpa</dc:creator>
        <title>Algorithm, the Future of Digital Adv</title>
        <link>http://www.mymarketing.net/index.php?art_id=2508</link>
        <description>Si è parlato di Real Time Bidding, di &amp;#039;offerta in tempo reale&amp;#039;, come nuovo panorama del comparto pubblicitario; un advertising virtuale che, nel prossimo futuro, vedrà le proprie contrattazioni basarsi su rapidissime aste online. L&amp;#039;ultima indagine del Festival of Media Global 2013 pone invece l&amp;#039;accento su altro aspetto della digitalizzazione dell&amp;#039;advertising: l&amp;#039;acquisto degli spazi pubblicitari saranno sempre più affidati ad algoritmi, con la conseguente scomparsa della figura del media planner. E quindi al Festival, che si terrà a Montreux dal 28 al 30 aprile, ci si chiede: l&amp;#039;industria pubblicitaria è pronta per un simile passo?Il sondaggio, condotto intervistando 100 agenzie media, rivela che la maggior parte degli addetti ai lavori (63%) vede già nel prossimo anno l&amp;#039;aumento dell&amp;#039;adozione di strumenti di pianificazione automatizzati, a livello globale; il 20% di questi è convinto che nel 2014 l&amp;#039;incremento sarà considerevole. Anche i tool di acquisto automatizzati replicheranno, il prossimo anno, questo trend, secondo il 66% degli intervistati. Il vantaggio principale di queste adozioni, secondo il 63% dei rispondenti, risulta essere il risparmio di tempo e risorse; a seguire, secondo il 35%, il poter assicurare ai clienti il miglior rapporto valore/prezzo ai loro investimenti, mentre il 33% evidenzia l&amp;#039;eliminazioni degli sprechi e degli errori umani. Secondo gli addetti ai lavori esistono, però, dei punti deboli in questo nuovo sviluppo tecnologico: il 68% li individua nella mancanza di imput e intuizioni umane, il 33% vede i maggiori pericoli nella mancanza di standard industriali, per il 25% gli svantaggi maggiori sono nella mancanza di trasparenza.È la figura del media planner, però, quella che più di tutte sembra aver da temere da queste nuove tecnologie. Nonostante questo, gli addetti ai lavori hanno una visione chiara sui cambiamenti futuri di questo ruolo, e non sono in chiave negativa: il 55% ritiene che la figura di media planner si trasformerà in quella di consulente o consigliere, il 31% che si fonderà con altri ruoli (ad esempio, account manager); infine, se il 18% ritiene che questa figurà diventerà, col tempo, più importante un altri 18% la pensa in modo contrario. &quot;Non credo che il ruolo cambierà molto&quot; ha affermato uno degli intervistati, &quot;il media planner avra solamente più tempo da dedicare al pensiero strategico e analitico&quot;.Nonostante l&amp;#039;attenzione generata dalle piattaforme media digitalizzate, questa tecnologia incide ancora poco nelle agenzie media. Secondo il 43% degli intervistati, questa tecnologia contribuisce per meno del 5% allo sviluppo della propria strategia, mentre solo il 4% sostiene che la metà del proprio business passa attraverso strumenti digitalizzati. Inoltre, se il 38% afferma che le agenzie media stiano abbracciando questi nuovi tool e stiano imparando come lavorarci al meglio, il 25% pensa che queste stiano agendo più che altro in modo difensivo, mostrandosi lente ad adottare le nuove tecnologie; il 14% pensa addirittura che nel nuoso scenario le agenzie media dovranno impegnarsi sempre di più per dimostrare ai clienti. In ogni caso, ha affermato uno degli intervistati, &quot;l&amp;#039;innovazione è necessaria in un mondo di media sempre più digitali”.Fabio Sarpa</description>
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        <title>Welcome to the Social Economy</title>
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        <description>57mila tra top manager e professionisti della comunicazione sono attesi a Milano per il World Communication Forum nato dalla fusione tra il Forum della Comunicazione e il Forum della Comunicazione Digitale. Evoluzione naturale e segno tangibile dell&amp;#039;impossibilità di distinguere oggi una comunicazione tout-court da una comunicazione digitale.&quot;Welcome to the Social Economy&quot; è il claim della due giorni. Spazio quindi ai temi legati al 
cambiamento della comunicazione nella società e nell’economia 
contemporanee.Nell&amp;#039;anno dei due papi e delle prime elezioni italiane in cui la rete ha determinato instabili equilibri, anche il Forum cambia passo e concentra in due giornate consecutive il Forum della Comunicazione e quello del Digitale, con l&amp;#039;intervento di 135 relatori e 53 partner ufficiali. Occhi puntati sul Business Roadshow, che porterà - secondo le parole di Fabrizio Cataldi, fondatore di Comunicazione Italiana.della comunicazione&amp;nbsp; - i direttori della comunicazione a confrontarsi con le &quot;sei piu&amp;#039; prestigiose aziende italiane&quot; nel corso dell&amp;#039;anno.&quot;Tra il 2011 e il 2012, YouTube ha registrato più di un trilione di 
visualizzazioni, pari a quasi 140 view per ogni persona sulla Terra. Si 
stima che gli investimenti per la pubblicità video online nel 2016 
raggiungeranno 10 miliardi di dollari. In 15 minuti proverò a svelare 
cosa c’è dietro le visualizzazioni record di Gangnam Style e quali sono i
 nuovi trend da seguire per realizzare commercial come quelli del Super 
Bowl, tenendo ben presente il nostro motto di sempre: Viral Video 
Content is King Distribution is Queen.&quot; Questa la sfida che attende&amp;nbsp; Dario Caiazzo, General Manager di Ebuzzing Social che interverrà oggi con
 un keynote dal titolo “Viral Video, Content is King Distribution is 
Queen”. </description>
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        <title>Upa &amp;amp; Google, e-commerce a 50 miliardi (+500%) in cinque anni</title>
        <link>http://www.mymarketing.net/index.php?art_id=2506</link>
        <description>“Nonostante l&amp;#039;arretratezza del nostro paese nel comparto, l&amp;#039;e-commerce rappresenta già oggi una piattaforma dalle grandi potenzialità, anche in termini di comunicazione”. Così il presidente UPA Lorenzo Sassoli de Bianchi, introducendo la ricerca commissionata, insieme a Google, a GfK Eurisko per fotografare presente e futuro dell’e-commerce in Italia, con un focus sul settore del largo consumo), presentata oggi a Milano.“A fronte dei circa 10 miliardi di fatturato nel 2012”, ha proseguito Sassoli, “le nostre stime,&amp;nbsp; prudenziali, vedono l&amp;#039;e-commerce raggiungere in Italia i 50 miliardi in cinque anni. Una crescita che porterà un miliardo di investimenti aggiuntivi in comunicazione”.Al proposito, Carlo D&amp;#039;Asaro Biondo, Presidente South East Europe, Middle East and Africa di Google, ha sottolineato come in Francia l&amp;#039;incidenza dell&amp;#039;e-commerce sul totale retail sia oltre tre volte superiore all&amp;#039;Italia, mentre in UK arrivi a sei volte: “C&amp;#039;è molto spazio per crescere”.Trend confermato dalla ricerca GFK Eurisko: se attualmente circa 400 mila persone sono solite acquistare prodotti di largo consumo online, più di un quarto (2,7 milioni) dei responsabili acquisti che utilizzano Internet è interessato a comprarli sul web.Quanto all&amp;#039; “operatore” preferito per acquistare online prodotti di largo consumosono sostanzialmente alla pari l&amp;#039;insegna della GDO (75%), e la grande azienda/marca (69%).“L&amp;#039;e-commerce è fondamentale per l&amp;#039;industria di marca”, ha ribadito Sassoli, “perché nutre la relazione con il consumatore, difende e irrobustisce il brand e ne rafforza la posizione nei confronti della distribuzione”.La ricerca ha però evidenziato che la maggior parte dei R.A. non ritiene di avere sviluppato particolari competenze per acquistare su Internet: il 37% si percepisce solo parzialmente esperto, il 27% si definisce “abbastanza” esperto e solo il 4% si ritiene “molto esperto”. Tra i vantaggi dell&amp;#039;acquisto online, secondo la ricerca più del 40% apprezza molto il risparmio di tempo e la facilità organizzativa (niente code, o parcheggi, niente pesi da portare, niente vincoli di orario); uno su tre riconosce la possibilità di risparmiare e di accedere a promozioni vantaggiose (37%); e una quota considerevole apprezza anche la possibilità di accedere ad assortimenti più ampi online (32%).“L&amp;#039;e-commerce è un passo verso una società più sostenibile perché fa risparmiare tempo, denaro, offre scelte più ricche e informa di più il consumatore”, ha concluso il presidente UPA. “L’ISTAT dovrebbe inserirlo nel nuovo indice BES che misura il benessere equo e solidale”.</description>
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        <dc:date>2013-04-04T23:00:00+01:00</dc:date>
        <dc:source>MyMarketing.Net</dc:source>
        <dc:creator>Antonino Pintacuda</dc:creator>
        <title>Facebook Home: The Rise of Mobile</title>
        <link>http://www.mymarketing.net/index.php?art_id=2497</link>
        <description>&amp;#039;Tutto ruota attorni ai tuoi amici&amp;#039;. Questo il claim scelto per lanciare Facebook Home, la nuova software experience presentata ieri in pompa magna da Mark Zuckerberg, fondatore e Ceo del social in blu. Nessun Facebook phone all&amp;#039;orizzonte ma una famiglia di app che ridisegnano l&amp;#039;esperienza social, accesso principale al web per milioni di persone al mondo. Gli smartphone che al momento supportano Facebook Home sono targati HTC (First, One, One X,One X+) e Samsung (Galaxy S III, Galaxy S4, Galaxy Note II). Il modello HTC First sarà disponibile targato AT&amp;amp;T in America a partire dal prossimo 12 aprile, stessa data in cui la &amp;#039;software experience&amp;#039; invaderà gli Stati Uniti in download gratuito sul Google Store. Samsung e Htc rappresentano però solo i primi due brand coinvolti 
nell&amp;#039;operazione: Insieme alla rinnovata esperienza d&amp;#039;uso è stato 
lanciato l&amp;#039;omonimo programma per &amp;#039;collaborare con le case produttrici di
 dispositivi mobili e gli operatori mobili&amp;#039;. Concretamente la &amp;#039;famiglia di app&amp;#039; permette di rendere ancora più social l&amp;#039;esperienza d&amp;#039;uso degli smartphone. Segno inequivocabile della svolta mobile iniziata per rasserenare gli investitori: dagli albori della rivoluzione iniziata ad Harvard è infatti radicalmente mutato l&amp;#039;equilibrio tra pc desktop e device mobili. I mobile surfer rappresentano il target privilegiato del nuovo corso di Facebook che tende la mano ai giovanissimi &amp;#039;connessi viaggiatori&amp;#039; che non si separano mai dal loro fedele smartphone, Non è un sistema operativo ma è molto più che un app. La risposta di Facebook rappresenta un&amp;#039;assoluta novità con cui gli altri big del settore dovranno confrontarsi. La partita è appena cominciata.(A.P.)</description>
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        <dc:creator>Antonino Pintacuda</dc:creator>
        <title>Promocard Strikes Back!</title>
        <link>http://www.mymarketing.net/index.php?art_id=2474</link>
        <description>Diecimila soggetti distribuiti sin dal 1989, anno in cui Promocard ha aperto i battenti, brand apripista delle card pubblicitarie in Italia, secondo in Europa solo alla Francia. Soggetti su soggetti hanno fatto la storia delle cartoline pubblicitarie in cui Promocard non si è mai fermata, come ci conferma Andrea Smidili, Responsabile ufficio stampa e comunicazione delle Promocard e di Dama srl. &quot;Anche in un anno comunque difficile come il 2012 sono uscite campagne importanti come BFGoodrich o Regione Lombardia. Ma è il 2013 l&amp;#039;anno del ritorno in grande stile di Promocard, che si è rilanciata con un nuovo sito internet e una grande connessione ai social e al mondo del digitale&quot;. &amp;nbsp;Ci spiega meglio questa connessione con il social?&amp;nbsp; Rispetto al passato è stato un po&amp;#039; ridotto il network nazionale - dai 48 circuiti che coprivano da Milano a Lecce, isole comprese per 3500 location oggi siamo presenti in duemila circuiti, in assoluto i più selezionati - ma dove non arriviamo più materialmente con le cartoline utilizziamo una nuova piattaforma che permette di catalogare perfettamente le cartoline, dma.gs. Questo ci permette di farle vedere comunque sempre in maniera digitale, fronte-retro, posizionabili in pdf aziendali, in collezioni di qualsiasi tipo, e vendiamo spazio su quello, anche pubblicitario, perchè poi è seguitissimo. Tu posizioni la tua cartolina secondo il codice, la fai vedere fronte retro, la spedisci all&amp;#039;indirizzo di posta preferito o la condividi sui social network, e questa è una cosa che tutti i nostri competitor non hanno. E offriamo anche un servizio blog, un cliente che pianifica con noi in concomitanza ad un evento connesso a una cartolina ha anche i servizi di un blogger che partecipa fisicamente all&amp;#039;evento, pubblicando video, foto e interviste, unendo quella che prima era la cartolina tradizionale o anche la cartotecnica al fatto di essere social nei confronti di una community Promocard che su facebook ha più di 12mila persone connesse.&amp;nbsp; La cartolina esce dal rettangolo in cui era confinata e abbraccia tutte le potenzialità del web, fuori dal semplice espositore. È iniziata l&amp;#039;era delle cartolina 2.0?Promocard è ormai 3.0, noi 2.0 lo eravamo già stati. Di primo acchito, la cartolina può sembrare un oggetto superato dalle nuove tecnologie. Noi siamo stati i primi, essendo considerati un out of home, ad avere il Qr-code su una cartolina, i primi ad avere la realtà aumentata. Adesso, siamo in primi, in cartolina, ad avere i social network, il digital e servizio blog. E io credo che sia un&amp;#039;ottima offerta per chi vuole comunicare in ogni modo; cioè, una parte digitale e una parte che è ancora il core business del nostro lavoro, che è essere presenti nei più importanti locali pubblici italiani di qualsiasi genere. &amp;nbsp;Negli anni d&amp;#039;oro c&amp;#039;erano vere e proprie aste e un mercato parallelo di appassionati, ancora prima che esistesse eBay. Qual è la cartolina più preziosa? Ci sono due discorsi da fare: le cartoline più rare, quelle distribuite magari solo in piccole città, quelle di difficile reperibilità e quindi acquistano valore; oppure cartoline che fanno parte di una collection... &amp;nbsp;La più importante, in realtà, è quella di Absolut Vodka. Le cartoline Absolut Vodka più importanti erano il premio che veniva consegnato a chi partecipava alle feste Absolut; quindi tu andavi, ti inventavi alcuni cocktail, e chi aveva il cocktail migliore riceveva una cartolina come premio.Antonino Pintacuda@toninopintacuda</description>
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        <dc:date>2013-03-29T00:00:00+01:00</dc:date>
        <dc:source>MyMarketing.Net</dc:source>
        <title>Social Insurance</title>
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        <description>Con in media solo il 30% dei clienti che dichiarano una Customer Experience ottimale, le compagnie assicurative identificano nel decismo miglioramento dei modelli di servizio, in ottica di multicanalità integrata, una delle priorità strategiche per il prossimo biennio: questa la principale evidenza dal VI World Insurance Report 2013 (WIR 2013) pubblicato da Capgemini ed Efma. A fronte dell’attuale scenario economico-finanziario, pur mantenendosi elevata l’attenzione al contenimento dei costi operativi, le imprese assicurative mirano sempre più al miglioramento della capacità di acquisizione e fidelizzazione del cliente. Secondo il Report, più del 50% delle imprese assicurative percepisce il Mobile e i Social Media come una delle priorità dei prossimi due anni.La valutazione della Customer Experience, infatti, suggerisce alla imprese la necessità di innovare i modelli di servizio, al fine di mitigare il rischio di infedeltà del cliente, misurando il livello di soddisfazione lungo l’intero “customer journey”. Come accennato inizialmente, solo un cliente su tre risulta avere una Customer Experience ottimale, esponendo di conseguenza il restante due terzi degli assicurati ad un potenziale rischio di infedeltà.La maggioranza delle imprese assicurative riconosce nelle nuove tecnologie Mobile non soltanto la possibilità di attivare un canale di vendita aggiuntivo, ma soprattutto un’effettiva occasione di innovazione della Customer Experience lungo tutte le fasi del ciclo di vita del cliente, dalla preventivazione alla gestione del post-vendita.In particolare, il Mobile consentirà, nei prossimi due anni, l&amp;#039;accessibilità alle informazioni su prodotti e contratti (indicata dal 91% delle imprese), la gestione dei sinistri (indicata dal 73%), la preventivazione (indicata dal 70%), l’attivazione automatica di servizi (indicata dal 55%) e la gestione in autonomia di variazioni contrattuali (indicata dal 50%).Parallelamente la maggioranza delle compagnie intervistate (67%) si dichiara interessata alle potenzialità dei Social Media a supporto degli obiettivi di miglioramento delle performance di customer acquisition/retention.A oggi, il 59% delle imprese analizzate a livello globale ha avviato iniziative “pilota” sui Social Media, ma non si è ancora affrontato il tema della piena integrazione del canale nei modelli di servizio. L’effetto di questa incertezza si riflette nella minore priorità assegnata dalle compagnie in fase di definizione dei piani di investimento.</description>
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        <dc:date>2013-03-28T00:00:00+01:00</dc:date>
        <dc:source>MyMarketing.Net</dc:source>
        <title>Magna Global: media spending in calo in Europa</title>
        <link>http://www.mymarketing.net/index.php?art_id=2483</link>
        <description>Magna Global, società specializzata in previsioni e ricerche del gruppo IPG, ha reso nota una sintesi delle sue stime circa l&amp;#039;andamento dell&amp;#039;investimento media in Europa, con particolare attenzione ai cosiddetti “Big Five” (Regno Unito, Germania, Francia, Italia e Spagna). Il dato complessivo vede prevede un calo dell&amp;#039;1% degli investimenti nel totale dei paesi presi in esame, ma con differenze anche rilevanti tra le varie realtà nazionali.“I livelli degli investimenti pubblicitari dipendono dalla fiducia delle imprese e dei consumi mass market”, ha spiegato Vincent Letang, EVP Director del Global Forecasting di Magna Global. “Poiché la pubblicità è una delle spese su cui è più facile intervenire quando il business va a rilento e i margini di profitto subiscono un calo, l&amp;#039;investimento media mostra sempre una reazione più che proporzionale rispetto al sottostante rallentamento economico&quot;. Per esempio, in Spagna una decrescita del PIL &quot;solo&quot; dell&amp;#039;1,4% nel 2012, ha innescato un calo del 15% nella spesa pubblicitaria.Le rilevazioni “storiche” mostrano inoltre che nei periodi di bassa inflazione generalmente è necessario registrare una crescita reale dall’1% al 2% del PIL per poter registrare una crescita degli investimenti pubblicitari.Nel 2013, tra i “Big Five” dell&amp;#039;Europa occidentale, solo due mercati dovrebbero avvicinarsi a una crescita dell’ 1% del PIL reale: Regno Unito e Germania (rispettivamente +1,0% e +0,6%). Per questo, Magna Global prevede una tenuta della pubblicità del Regno Unito e della Germania, in linea con l’attività industriale e i consumi che stanno soffrendo, ma non sono “immobili”. Lo spending media dovrebbe quindi crescere del +1,9% nel Regno Unito e del + 1,2% in Germania. I segnali dei mercati locali nel primo trimestre sono finora in linea con queste previsioni.Spagna e Italia, al contrario, sembrano esser entrate in una spirale di recessione e di austerità fiscale, e la stabilità (per non parlare di recupero vero e proprio) non si prospetta ancora. In questo contesto, ci si aspetta un altro anno di calo (il sesto negli ultimi sette) della spesa pubblicitaria in entrambi i mercati (rispettivamente pari a -9,8% e – 5,6%).La Francia si trova un po’ nel mezzo, con un’economia stagnante e una crescita della disoccupazione. La ricerca prevede che la spesa pubblicitaria subirà una riduzione modesta pari al 2,1%.Guardando ai sigoli comparti industriali, il settore automotive – tradizionalmente uno dei più grandi spender - nel 2012 ha subito una contrazione drammatica: nell’Unione Europea le vendite di auto sono diminuite dell’8% registrando un calo del -15% e del -21% in quei mercati, come in Spagna ed Italia, dove è il secondo settore per investimenti. Ancora peggio i brand di auto locali – che ovunque si attestano tra i più grandi investitori – che stanno perdendo quote di mercato e sono quindi costretti a un continuo aggiustamento degli investimenti. Di fronte al calo delle vendite, gli inserzionisti tendono ad allocare budget sempre più bassi spostando gli investimenti dai media più costosi (giornali, televisione) a quelli più economici (radio, online).La ricerca prevede che nel 2013 saranno davvero pochi i settori che “traineranno” la spesa pubblicitaria. Tra questi, il settore delle telecomunicazioni e dell’elettronica di consumo. Il lancio delle reti 4G e degli smartphone, la forte concorrenza nel mercato dei tablet e il lancio della prossima generazione di PlayStation e Xbox a fine anno sono destinati a far crescere gli investimenti pubblicitari in questi mercati. Tuttavia, va detto, che questi settori sono relativamente piccoli rispetto al mercato automobilistico o al retail.Relativamente all&amp;#039;Italia, infine, la ricerca Magna Global Ci vede un calo delle revenue pubblicitarie del 5,6% nel 2013. Il solo media che farà segnare un risultato positivo (previsione +6,8%) sarà Internet, la TV perderà il 6,1% e la pubblicità stampa l’11,8%. Gli investimenti si ridurranno nei settori food, automotive e delle telecomunicazioni mentre le previsioni sono migliori per i settori dell’elettronica di consumo e farmaceutico.</description>
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        <title>Catch the Moment with Clashot</title>
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        <description>Depositphotos ha lanciato, nel corso del SXSW ad Austin, la nuova piattaforma per il foto-giornalismo mobile Clashot. Sul sito sito internet http://clashot.com è possibile consultare, commentare, condividere, acquistare e vendere immagini editoriali, caricate in tempo reale attraverso l’app scaricabile dall’Apple Store. I migliori lavori verranno inseriti nella sezione “Editorial” del sito www.deposithphotos.com dove potranno essere acquistati da agenzie stampa e case editrici di tutto il mondo Clashot è un’applicazione per monetizzare le immagini attraverso il mobile, dedicata ai fotografi professionisti ma anche a chi si affaccia per la prima volta al mondo della fotografia. Sviluppata solo per iPhone, l’app presto sarà disponibile anche su iPad e Android.</description>
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        <dc:date>2013-03-25T00:00:00+01:00</dc:date>
        <dc:source>MyMarketing.Net</dc:source>
        <dc:creator>ContactLab</dc:creator>
        <title>Email al servizio dell&amp;#039;E-Commerce</title>
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        <description>L’email marketing è un canale di comunicazione strategico per veicolare le vendite tramite portali e-commerce: il tipo di relazione che è possibile instaurare tra le attività di email marketing e la promozione delle vendite online è davvero molto stretto. Vediamo alcuni esempi di come ottimizzare gli elementi strutturali di una email per l’e-commerce: dal layout alla costruzione del messaggio fino all’approccio strategico. Subject Sappiamo che il subject ha un notevole impatto sull’apertura dell’email; quali sono i vantaggi per l’e-commerce? Ad esempio si possono utilizzare elementi chiave legati alle promozioni e/o evidenziare i vantaggi immediati per l’utente. Da un lato quindi è possibile anticipare nel subject lo sconto sui prodotti, dall’altro mettere in evidenza servizi come la consegna gratuita, un regalo, … o adottare entrambe le soluzioni per rendere il subject davvero incisivo.     Email marketing al servizio dell’e-commerce  from ContactLab Pre-header L’utilizzo del pre-header è una best practice dell’email marketing: come applicarla all’ambito e-commerce? Invitando l’utente ad effettuare un acquisto, con link alla pagina diretta oppure mettendo in evidenza un codice sconto. Il vantaggio è poter sfruttare lo spazio prima dell’header per creare un nuovo punto di contatto (e di potenziale conversione). MenuCosì come il pre-header, anche la presenza del menu nell’header dell’email moltiplica i touch point verso il portale e-commerce, favorendo la potenziale conversione. Il menu potrà essere più o meno dettagliato, rispetto alla gamma e alla varietà dei prodotti in vendita. &amp;nbsp; Call to action Questo vale per la costruzione di un’email in generale, ma è tanto più importante per l’e-commerce dove l’obiettivo della conversione è primario: inserite le call to action in modo che siano ben evidenti, realizzatele con testo editabile affinché anche chi non scarica le immagini possa vederle. Messaggio Se per il vostro messaggio avete un elemento di vantaggio immediato per l’utente, il consiglio è quello di metterlo bene in evidenza dal punto di vista testuale e iconografico. Ad esempio se potete offrire all’utente la consegna gratuita dei prodotti, valorizzate questo messaggio. &amp;nbsp;Timing Utilizzate messaggi che invitino ad effettuare l’acquisto entro un periodo di tempo prestabilito; ricordate le tempistiche delle vostre offerte. L’utente sollecitato su un’offerta in scadenza porrà più attenzione al messaggio. Codici sconto Una best practice è inserire offerte temporanee, disponibili tramite l’utilizzo di codici sconto: la costruzione della sigla per il codice può essere legata ad una festività speciale, al nome del brand, alla data fino a quale è valido, e così via. Selezione dei prodotti Mettete in evidenza i prodotti principali, effettuando una selezione che sia a valore aggiunto per gli iscritti alla vostra newsletter. Approccio alla comunicazioneSviluppate l’aspetto di storytelling. In generale, non puntate solo sull’aspetto promozionale / commerciale, ma accrescete il valore aspirazionale del marchio e dei suoi prodotti iconici.&amp;nbsp; Oltre a questi consigli per valorizzare la comunicazione, tenete presente che l’email è lo strumento ideale per comunicare in ogni fase del processo di relazione con il brand, nello specifico per l’e-commerce. Infatti l’email si presta a seguire l’utente nel suo life-cycle, specificatamente per i percorsi di acquisto: ad esempio, poche ore dopo il click senza effettuare acquisti potrete inviare un’email per il carrello abbandonato, oppure, in base al ciclo di vita del prodotto, consigliare prodotti analoghi, o ancora, a conclusione dell’acquisto potrete inviare un’email di follow up che contenga la ricevuta dell’acquisto. </description>
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        <dc:date>2013-03-21T00:00:00+01:00</dc:date>
        <dc:source>MyMarketing.Net</dc:source>
        <dc:creator>Paola Maruzzi</dc:creator>
        <title>About the future of Publishing</title>
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        <description>[Guarda le videointerviste su Televisionet]A giudicare dall&amp;#039;interesse riscosso dalla terza edizione di IfBookThen, non si direbbe che gli e-book in Italia rappresentino ancora solo una piccola di nicchia del mercato, pari appena l&amp;#039;1,5% (dati Nielsen). Un miglioramento, però, c&amp;#039;è stato se si pensa che nel 2011 la fetta era ancora più esigua, cioè dello 0,4%. Convinti sostenitori che l&amp;#039;editoria vada ripensata in base all’interazione tra tecnologia, dati e contenuti, sono Marco Ferrario e Marco Ghezzi, co-fondatori di BookRepublic e promotori della kermesse internazionale che si appresta a sbarcare anche in Francia e Germania. &quot;Rispetto all&amp;#039;anno precedente, nel 2012 BookRepublic ha quadruplicato i download, – spiega Ghezzi a margine dell&amp;#039;evento – segno inequivocabile che il cambiamento è in atto. Disporre di tecnologie che rendono possibile una relazione attiva con i lettori, misurare ogni aspetto di tale relazione e costruire una conoscenza propria e specifica dall’analisi dei dati pensare al contenuto come parte integrante di questo sistema è la sfida che ci siamo posti con l’edizione 2013 di IfBookThen&quot;. Tra gli speaker della manifestazione (seguitissima anche su Twitter tanto che l&amp;#039;hashtag #ift13 è balzato ai primi posti), Javier Celaya, ceo di Dosdoce, Ed Nawotka, fondatore e Editor- in-Chief di PublishingPerspectives, Bob Stein, fondatore dell’Institute for the Future of the Book di New York e Frank Rose, contributor di Wired USA e autore del bestseller The Art of Immersion. Ai microfoni di Televisionet.tv, Marco Ghezzi, promotore della kermesse e co-fondatore di BookRepublic assieme a Marco Ferrario, e Luca De Biase, giornastista de Il Sole 24 Ore.Paola Maruzzi</description>
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        <dc:date>2013-03-20T00:00:00+01:00</dc:date>
        <dc:source>MyMarketing.Net</dc:source>
        <title>New Internet is The Future of Media</title>
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        <description>La situazione del settore media si delinea sempre di più. Che quelli tradizionali stessero subendo un significativo arresto, era cosa nota; tuttavia, come ci mostra l&amp;#039;ultimo Osservatorio New Media &amp;amp; New Internet della School of Management del Politecnico di Milano, laddove continuano a crescere i New Media, è il paradigma del New Internet (i media che sposano il mobile, tra app e social network) il vero futuro di questo mercato.Il mercato complessivo dei media (che include introiti pubblicitari e ricavi pay), dal 2008 ad oggi, ha avuto una involuzione di ben 2,5 miliardi di euro, scendendo da 18,4 a 15,9 miliardi. Solo nell&amp;#039;ultimo anno, la contrazione è stata del 5%, contrazione guidata soprattutto dai media tradizionali, che negli ultimi dodici mesi hanno fatto registrare un -9%. I dati positivi ci giungono, quindi, dai nuovi media, come spiega Andrea Rangone, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio: &quot;I New Media, infatti, dal 2008 a oggi, sono cresciuti senza mai subire alcuna battuta di arresto. Con 5,4 miliardi di euro nel 2012 sono arrivati a pesare per oltre un terzo del mercato complessivo dei media, quando solo 4 anni fa contavano per poco meno di un quarto. Nel 2013 si prevede una crescita del 6% circa che porterà il valore del mercato intorno ai 5,7 miliardi di euro, pari al 36% del mercato complessivo dei Media&quot;.Il settore più dinamico, con la crescita più elevata e le migliori prospettive, si rivela quello del New Internet, che nel corso del 2012 ha quasi raddoppiato il suo valore (+90%). Questo nuovo orizzonte media si basa su sette principali componenti: i nuovi device (smartphone, tablet e connected tv), i social network, le app, i video, e i modelli di business basati sulla vendita di contenuti a pagamento. I numeri legati alla crescita degli &amp;#039;ingredienti&amp;#039; principali del New Internet sono significativi: la crescita maggiore la fa registrare il mercato dei tablet, che conquista, nel 2012, un +150% rispetto all&amp;#039;anno precedente; attualmente questi device, nel nostro paese, sono più di 3,5 milioni. Sono invece più di 32 milioni gli smartphone degli italiano, con un mercato cresciuto di oltre il 30% tra 2011 e 2012: i mercati media legati ai due device più diffusi sono cresciuti rispettivamente del 90% e del 70%.Il mercato delle Connected Tv (o Smart Tv) non è ancora pienamente sfruttato in Italia: queste sono oltre 2,5 milioni, in crescita del 120% rispetto al 2011, ma solo il 18% degli esemplari sono connessi; attualmente i ricavi sono solo di tipo pay, legati a servizi premium come Cubovision e Chili. Anche app, video e social network fanno registrare numeri molto positivi: nell’ultimo anno le app scaricate sono state 800,000, con il 70% ed il 64% degli utenti di Tablet e Smartphone che le scaricano per il proprio device. I ricavi pubblicitari sono promettenti anche sui Social Network: nel 2012 è stata registrata una crescita del 60%; l’85% degli utenti Internet li utilizza e la maggior parte di loro (circa il 95%) interagisce su Facebook, con una platea da 23 milioni di persone. Una platea altrettanto vasta è quella che visualizza i Video online: a fine 2012 sono oltre 25 milioni gli utenti che li fruiscono, pari a quasi l’85% degli Internet User, in crescita del 30% circa rispetto al 2011.&amp;nbsp; “La situazione cambierà significativamente nel 2017&quot; afferma, parlando delle prospettive future dei media, Andrea Rangone, &quot;quando il New Internet potrebbe generare circa il 50% del mercato degli Internet Media, soprattutto grazie a Video (oltre il 20% del mercato), Social Network (10-15%) e ricavi Pay (10% circa); il mercato degli Internet Media, oggi pari al 25% del mercato dei New Media, potrebbe arrivare nei prossimi 5 anni fino al 40%, trainato dal New Internet&quot;.</description>
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        <dc:date>2013-03-15T00:00:00+01:00</dc:date>
        <dc:source>MyMarketing.Net</dc:source>
        <title>Restyling for Pubblicit&amp;agrave; Italia</title>
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        <description>Il nuovo sito pubblicitaitalia.it è online. Il sito interpreta le tre declinazioni del brand Pubblicità Italia, edito da Tvn Media Group, proponendosi di rispondere alla velocità del web, l’attualità del quotidiano e l’approfondimento del mensile. Pubblicitaitalia.it mira a dare un’informazione chiara e completa a un lettore con cui vuole condividere stimoli e curiosità. Un restyling non solo grafico, ma contenutistico, che mescola testi, video e foto e li reinterpreta, dando a ogni contenuto specificità e singolarità anche nella forma. Rispondendo alla logica di Today Pubblicità Italia fatti, news e strategie del mondo della comunicazione sono raccontati anche sul sito, seguendo una logica di integrazione e multimedialità. Le due immagini in homepage evocano l&amp;#039;apertura e il taglio di un quotidiano, a lato le Latest news, un flusso costante di notizie irrorato quotidianamente. Proprio alle news multimediali, ormai sempre più collegate all&amp;#039;attualità, è dedicato uno spazio che rimanda a video realizzati dalla redazione e a film di campagne di comunicazione di cui è data segnalazione nel giornale. Dalla velocità del web si passa a una lettura più riflessiva, con articoli tratti dal mensile, proprio per far sì che ci sia una circolarità nell&amp;#039;informazione che aggiunga e non sottragga. Fedeli a dare una fotografia chiara del settore, resta uno spazio dedicato ai dati, agli appuntamenti settimanali in agenda e agli spostamenti di poltrona. Tra le sezioni di PubblicitaItalia.it, la novità Guest room, una ‘stanza degli ospiti’ in cui dare voce a quanti contribuiscono con la loro esperienza a leggere l’evoluzione del settore.</description>
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        <dc:date>2013-03-13T00:00:00+01:00</dc:date>
        <dc:source>MyMarketing.Net</dc:source>
        <title>Finding a Job Into the Web</title>
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        <description>Il lavoro? Oggi si cerca solo sul web, la rete di contatti 2.0. Questa la fotografia che emerge da Subito.it, il sito di annunci di compravendita e offerte di lavoro, che, tramite il suo osservatorio, fa il punto sul mercato del lavoro web.Da una parte, il sito di annunci rileva una crescita della richiesta di personale pari al 17% rispetto all’inizio del 2012, un dato sorprendente vista la situazione del lavoro italiano; d&amp;#039;altro lato, sono oltre 200 mila gli annunci di candidati che si propongono per diverse tipologie di professioni,ovvero il 37% in più rispetto allo stesso periodo del 2012. Le candidature spontanee su Subito.it eccedono quindi del 175%, contro il 134% dell&amp;#039;anno passato. “Il fenomeno si spiega in parte con la crescita dell’utilizzo di Internet che, nel periodo considerato è stato di circa il 7% (dati Audiweb Gennaio 2013, ndr), e che si riflette nell’evoluzione dei modelli di fruizione del media da parte degli italiani&quot; spiega Daniele Contini, Amministratore Delegato di Subito.it. &quot;Dal nostro Osservatorio abbiamo l’opportunità di vedere da vicino come il web sia fruito da fasce sempre più ampie di popolazione, sia in termini di distribuzione a livello territoriale che di età, per i più svariati fini. Questo influisce indubbiamente anche sul mercato del lavoro, ambito nel quale, a fronte di una contrazione generale del mercato, internet si è evidentemente accreditato nel tempo come strumento immediato e affidabile di ricerca di opportunità professionali e di business sia dal lato della domanda che dell’offerta&quot;.Le maggiori opportunità di lavoro, secondo l&amp;#039;Osservatorio, si possono ritrovare nell&amp;#039;ambito del &amp;#039;lavoro d&amp;#039;ufficio&amp;#039;, che coquista il 52% dell&amp;#039;intero settore: responsabili commerciali e agenti di vendita, specialisti IT, programmatori, grafici, manager e operatori di call-center i più ricercati. Il Turismo e Ristorazione si prende invece il 7%, seguito dagli impieghi relativi al Commercio e Negozi (6%). È però lo chef il lavoro più desiderato dagli internauti: un impiego nel settore Food e Ristorazione è ricercato dal 16% di coloro che cercano su Subito.it; tra questi, il cuoco conquista il maggior consenso (27,50%), seguito dal barman (21,15%) e dal pizzaiolo (20,38%). Al secondo posto tra le categorie più ricercate, c’è quella dei collaboratori domestici, in primo luogo di tipo assistenziale: il 13,4% delle ricerche di occupazione è orientato a posizioni di badante (52,13%) o dama di compagnia (0,44%), baby sitter (29,19%) colf/domestico (16,51%) o dog sitter (1,30%). Categoria quest’ultima che entra per la prima volta tra le ricerche a partire dall’inizio del 2013: un impiego in cui, a livello nazionale, sono state spedite oltre 2.500 candidature, simbolo di un lavoro che trae sempre più ispirazione dalla propria passione.</description>
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        <dc:date>2013-03-12T00:00:00+01:00</dc:date>
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        <title>#conclave2013</title>
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        <description>Dopo le prime social elezioni della storia italiana, si avvicina il primo conclave 2.0. Il papa che per primo ha aperto la chiesa alla straripante importanza dei social network ha lasciato il suo mandato; i cardinali avvieranno oggi (alle 16.30) le elezioni per il nuovo pontefice. Cardinali che, nelle ultime settimane pre-conclave, si sono dimostrati molto attivi sui propri profili social.C&amp;#039;è già chi, in previsione del consueto silenzio imposto dalle elezioni vaticane, sente la mancanza del social cinguettante: è quello che afferma a Vatican Insider Wilfried Napier, Arcivescovo emerito di Durban, che ha conquistato la seconda posizione nella classifica ECCE/Customer, soluzione CRM sociale sviluppata da Decisyon, dedicata alla crescita di tweet, retweet e risposte nella settimana precedente al conclave. Le attività social del cardinale sudafricano hanno fatto registrare, infatti, un +49,5% rispetto alla settimana precedente; ha fatto meglio solamente l’Arcivescovo di Boston Sean O’Malley, che si attesta primo per l’incremento delle attività con una crescita del 52,6%. La terza posizione va a all&amp;#039;Arcivescovo emerito di Los Angeles Mahony, che registra un +33,4%. È però Luis Antonio Tagle, Arcivescovo di Manila (con 55 anni, uno dei più giovani), il leader dei cardinali più coinvolgente dei social media con ben 104.809 attività. Mantiene la seconda posizione con il 27% delle attività totali l&amp;#039;Arcivescovo Timoty Dolan, grazie a un incremento di tweet e ritweet pari al 6,2%. Al terzo gradino del podio, l’italiano Gianfranco Ravasi, Presidente del Pontificio Consiglio della Cultura: le sue attività sono il 6% del totale.“Dai dati registrati emerge come molti dei cardinali segnalati dai media come protagonisti del prossimo conclave, abbiano registrato un incremento del coinvolgimento dei propri supporter ” afferma Cosimo Palmisano, CEO &amp;amp; Founder di ECCE/Customer - Decisyon. “Sono infatti aumentati tutti i tipi di azione nei loro profilo e la classifica degli incrementi ci mostra esattamente chi è stato maggiormente sotto i riflettori nell’ultima settimana&quot;. Qual&amp;#039;è stato, invece, il contenuto che ha avuto più successo tra i followers? La classifica colloca al primo posto il link al libro online pubblicato dal sito vatican.va postato dal cardinale Ruben Salazar Gomez, che ha ottenuto ben 2.227 condivisioni su Facebook; seguono al secondo e terzo posto le notizie dei video pubblicati dal cardinale Tagle sul profilo dedicato al suo programma televisivo. Nella classifica dei contenuti più condivisi su Twitter, il cardinale Timothy Dolan sorpassa il cardinale Ravasi grazie a due preghiere che hanno ottenuto 367 e 314 ritweet, mentre il cardinale Napier si attesa al terzo posto con un post di ringraziamento per l’iniziativa di preghiera &amp;#039;Adotta un Cardinale&amp;#039;.</description>
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        <dc:date>2013-03-11T00:00:00+01:00</dc:date>
        <dc:source>MyMarketing.Net</dc:source>
        <title>Digital Future of Brand</title>
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        <description>Il digitale? Rappresenta&amp;nbsp; sempre più &amp;#039;una leva di successo per il brand&amp;#039;. Questa l&amp;#039;opinione di Luca Belloni, Managing Director di Millward Brown. “Nello scenario media attuale, compresso da un declino di investimenti che si mantiene, e si acuisce, dal 2010, il digitale è l&amp;#039;unico comparto a presentare dinamiche in crescita, anche e&amp;nbsp; soprattutto perché l&amp;#039;utilizzo dei media, dal lato degli spender, e la fruizione degli stessi da parte dei consumatori sono in una fase di profonda trasformazione, che apre grandi opportunità a quei brand che saranno capaci di unire insight, metriche e capacità di innovare proprio sul terreno del digital media”. Gli fa eco a margine della Conference 2013 dell&amp;#039;Instituto di ricerca Roberto Binaghi, CEO di Mindshare, che ricorda una delle pagine più grigie della recente storia italiana: “Sembra di essere tornati all&amp;#039;epoca di Mani Pulite quando le inchieste dell&amp;#039;allora PM Di Pietro avevano generato l&amp;#039;effetto collaterale di bloccare gli investimenti”. “Negli ultimi 5 mesi dell&amp;#039;anno scorso gli investimenti media complessivi sono scesi di oltre il 20% mese su mese”, ha proseguito Binaghi, “e l&amp;#039;inizio di questo 2013 conferma la tendenza. Rispetto ai massimi toccati nel 2007 (oltre 10 miliardi) stiamo lavorando in un mercato più piccolo del 25%. E quando scarseggiano le risorse, si &amp;#039;accorcia&amp;#039; il media mix: questo spiega perché la televisione cresce come quota per essendo a sua volta in una fase di transizione”. Binaghi si attende però una “ripresa, fosse anche solo un rimbalzo tecnico” del mercato che porterebbe il 2013 a chiudere con un -4,9%. Unica eccezione, peraltro attesa, il web che “crescerà di poco più del 10%”. Tra le tendenze evidenziate, il continuo ampliarsi dell&amp;#039;offerta televisiva, passata in 10 anni da circa 100 a 250 canali, la riduzione delle audience delle emittente incumbent&amp;nbsp; a favore di Sat e DTT, l&amp;#039;incremento del tempo di fruizione (quasi 3ore e 55 minuti) e degli spettatori, che hanno superato il 12 milioni/giorno medio. “Ma alla visione tipo &amp;#039;zapping&amp;#039; di qualche anno fa”, ha concluso Binaghi, “si sostituisce oggi un utilizzo multiscreen (37%) che, lungi dal distrarre, rafforza l&amp;#039;attenzionalità attraverso l&amp;#039;interazione social”.“Il social media, in particolare, rappresenta un &amp;#039;serbatoio&amp;#039; di contatti valoriali in costante crescita”, ha spiegato Elisabetta Siciliano, Associate Director, Millward Brown. “Basta guardare ai numeri di Facebook: oltre un miliardi di utenti attivi (550 milioni ogni giorno) e ben 57 miliardi di fan ai 37 milioni di fan page”. “Il valore della social social strategy, tuttavia, non è solo un fatto quantitativo”, ha precisato Siciliano, “i fan sono consumatori speciali,&amp;nbsp; fedeli e disposti a spendere di più, con una share of wallet media del 13%, contro il 3% dei non-fan. La pagina FB è quindi per la marca un luogo prezioso e in continuo divenire, dove ciò che avviene serve da rinforzo - positivo o negativo – delle percezione del brand”. In conclusione, “non è sul numero degli iscritti che si misura il successo e l&amp;#039;efficacia di una fan page”, ma serve una “strategia di conversazione” che costruisca il dialogo su contenuti rilevanti, sull&amp;#039;assiduità, sul divertimento e sulla novità.Parlando di social media, il passaggio al mobile media è quasi scontato. “Nonostante la diffusione planetaria di smartphone e tablet, e il crescente utilizzo web-aimed degli stessi”, rileva però Valentina Miradoli, Associate Director di Firefly Millward Brown, “oggi sul mobile si investe solo l&amp;#039;1% dello spending totale (in Italia lo 0,3%). Pur con il previsto triplicarsi di tale quota entro il 2013, li cifre in gioco – da 6,4 a 18,6 miliardi di dollari – rimarranno ancora minoritarie. Va detto però che la comunicazione via mobile necessità di strategie e cautele particolari, stante il sentimento quasi di intimità che lega l&amp;#039;individuo e il suo cellulare. Già meno sensibile è il tablet, visto più come un&amp;#039;estensione del pc”. Per evitare il rischio dell&amp;#039;intrusività, quindi, “la parola d&amp;#039;ordine deve essere Respect”, acronimo Relevance, Engagement, Surprise &amp;amp; Delight, Play, Exchange, Competence, e Time &amp;amp; Place.</description>
    </item>
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        <dc:source>MyMarketing.Net</dc:source>
        <dc:creator>Antonino Pintacuda</dc:creator>
        <title>The Advertising Power of Comics</title>
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        <description>Sin dalle origini il fumetto è stato alleato della pubblicità, già a partire dal capostipite, il &amp;#039;monello giallo&amp;#039;. Basti pensare alle strisce di Donald Duck e Snoopy e Co. I fumetti erano le pagine più lette dei quotidiani e le serie più seguite erano anche le più contese dagli editori. Se guardiamo all&amp;#039;attualità, è sotto gli occhi di tutti il successo delle ristampe a colori dei capolavori del fumetto italiano Tex, Zagor e ora anche di Dylan Dog allegati alle riviste del Gruppo L&amp;#039;Espresso e Diabolik che furoreggia con Panorama.Ne parliamo con Giuseppe &amp;#039;Lobo&amp;#039; Lo Bocchiaro, architetto, autore di fumetti e irriverente osservatore della realtà siciliana e italiana.Lobo, com&amp;#039;è cambiato il rapporto tra il fumetto e la pubblicità? Molti fumettisti si son fatti le ossa proprio come grafici pubblicitari. Qual è la tua opinione in merito?La mia personalissima esperienza è quella di un architetto, che prima di fare fumetti ha dovuto fare i conti con la comunicazione in generale. Le mie esperienze sul campo (immagini coordinate, manifesti e campagne di comunicazione) sono state centrali per quello che ho fatto dopo come autore di fumetti, ma dalla comunicazione a fumetti sono state influenzate e guidate.Penso che in linea di principio l’elemento comune sia quello dell’interrogarsi sull’efficacia della comunicazione e quindi della narrazione.La Gazzetta dello Sport ha serializzato gli Arancini di Montalbano con le illustrazioni di Lelio Bonaccorso, ideate dal vulcanico Marco Rizzo, autore dei testi - insieme a Nico Blunda - della biografia a fumetti Mauro Rostagno. Prove tecniche per un mondo migliore. E il Corriere della Sera ha riservato due pagine dell&amp;#039;inserto domenicale proprio al graphic journalism. Da disegnatore di &amp;#039;fumetto d&amp;#039;impegno civile&amp;#039;, che ne pensi del fenomeno?È sotto gli occhi di tutti il momento attuale, caratterizzato da una diffusione del fumetto verso contesti mediatici che fino a qualche anno fa in Italia erano off-limits. In questo fenomeno stanno giocando due atteggiamenti diversi che alla fine si compenetrano in una “riappacificazione” del grande pubblico con il fumetto in generale: il grande favore che il “graphic journalism” sta avendo grazie al successo internazionale di autori come Joe Sacco o Étienne Davodeau, (ma anche di Marjane Satrapi, Guy Delisle, Zeina Abirached e degli altri autori del cosiddetto “fumetto di realtà”); dall’altro del gran lavoro di ristampa (e di riscoperta), in volumi di notevole qualità del meglio del fumetto popolare italiano, da Tex a Dylan Dog, che i quotidiani di informazione stanno facendo.Alla piccolissima scala a cui ho lavorato io, posso dire di essere stato molto fortunato a pubblicare per realtà come BeccoGiallo, protagonista centrale della diffusione del giornalismo disegnato in Italia, e a collaborare con l’eroica rivista satirica Mamma! di Carlo Gubitosa, Mauro Biani e Giuliano Cangiano, sempre più orientata verso il reportage disegnato “in diretta” sui luoghi della notizia (vedi il caso Ilva).Il tuo tratto passa dai fumetti alle vignette al vetriolo, ci racconti le origini di questa passione che condividi con tua moglie, Enza Fontana?Le cose sono un po’ complesse: in generale sognavo di fare fumetti da prima che imparassi a leggere. Molto più recentemente è venuta la necessità di rispondere alle sollecitazioni di un blog palermitano Rosalìo (che mi ha voluto autore di satira), di Makkox e della bellissima compagine che ha animato il sito Coreingrapho (che ha visto in me l’autore di racconti lunghi e intimisti) e di Marco Rizzo e Nico Blunda (che hanno creduto in me come autore di una biografia a fumetti). Mettici pure che a casa finisco spesso per fare l’assistente agli sfondi e alle chine di Enza (ad esempio nell’ultima esperienza del suo lavoro per la serie Law della Star comics) e capirai come la mia sia una versatilità e un’operosità “indotta”, che mi ha salvato dalla mia pigra indole palermitana.Quali sono i progetti di cui vai particolarmente fiero? E cosa bolle in pentola?Domanda difficile… direi che sono contento di (quasi) di tutto ciò che faccio senza preferenze in particolare. Sono stato fiero di vedere pubblicata a puntate su L’Unità la biografia a fumetti su Pio La Torre che ho fatto con Nico Blunda e sono molto fiero di me in generale quando vedo mia madre che si commuove ogni volta che pubblicano qualcosa di mio. Dei progetti futuri è ancora troppo presto per parlarne ma riguardano la mia collaborazione con lo sceneggiatore Nico Blunda e con il giornalista Concetto Prestifilippo, con cui ho già pubblicato il libro Parole contro il potere dedicato a Vincenzo Consolo.Se dovessi indicare la tua personalissima top-five per dei neofiti del mondo delle nuvole parlanti, quali titoli sceglieresti?Direi: 1) tutto quello che ha fatto Will Eisner, perché Will Eisner è Dio; 2) tutto quello che ha fatto Alan Moore; 3) i primi 100 numeri di Dylan Dog e quelli scritti da Paola Barbato; 4) Marvels di Busiek e Ross; 5) L’uomo che cammina di Jiro Taniguchi.Antonino Pintacuda@toninopintacuda</description>
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        <dc:creator>Antonino Pintacuda</dc:creator>
        <title>Tempismo e modalita&amp;#039;</title>
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        <description>In metropolitana gli schermi dei tablet hanno rimpiazzato i vecchi quotidiani. Sui divani di tutta Italia la tv si guarda sempre più twittando in diretta. E ogni momento libero è dedicato ad aggiornare i propri social. Come possono piegare a loro vantaggio questa situazione i marketer del Belpaese?È la mission dichiarata dell’Inbound, una delle possibili declinazioni del web marketing che utilizza blog - dati più volte per spacciati e che oggi vivono una nuova giovinezza -, social network, SEO, Pay-per-Click advertising ottimizzato ed e-books per riconquistare l’attenzione perduta dei consumatori attraverso contenuti ad hoc. Kiver ha pubblicato i risultati della prima indagine interamente dedicata all&amp;#039;Inbound marketing italiano (qui il report completo) che s&amp;#039;è svolta da fine settembre a inizio ottobre 2012, coinvolgendo un campione di responsabili degli investimenti in marketing e comunicazione. Dai 400 casi utili analizzati emerge tutto il peso crescente dell&amp;#039;Inbound, sempre più presente nel marketing mix dell&amp;#039;anno appena passato. I tool digitali intercettano già il 50% del budget disponibile ma sono solo gli onnipresenti social network a fagocitare quote superiori al 10%. Nella valutazione dei risultati della ricerca è importante tener presente che il campione scelto, benché rappresentativo della struttura economica nazionale - dove è prevalente il peso delle microimprese - vede una notevole sovrarrapresentazione delle imprese di dimensioni minori rispetto all&amp;#039;universo degli spender.Valerio Porcelli, Marketing Director di Kiver, commenta per i nostri lettori i risultati dell&amp;#039;indagine.Obiettivo dichiarato dell&amp;#039;Inbound Marketing è vincere la sfida quotidiana dell&amp;#039;epoca del multitasking che ha polverizzato l&amp;#039;attenzione dei consumatori. Come si supera questo ostacolo?Visto dalla prospettiva dei brand, e di chi collabora alle loro strategie per raggiungere in maniera efficace i gruppi di consumatori più interessanti, la combinazione tempismo-modalità è la chiave di volta. Farsi vedere dagli utenti non basta più. La visibilità classica va bilanciata con la capacità di instaurare un dialogo con i consumatori nei luoghi (reali e virtuali) e nei momenti più coerenti con le loro attività preferite, intercettando le loro abitudini: quando e dove cercano informazioni sui propri interessi, scambiano opinioni con i propri amici, espongono foto e video per raccontare al mondo la propria vita. Esistono tecniche, strumenti e tipologie di contenuti che permettono alle aziende di offrire valore aggiunto ai propri target rispetto ai soli prodotti o servizi venduti, in modo &amp;#039;organico&amp;#039;, non intrusivo e, parafrasando parole non mie ma illuminanti per il nuovo marketing, &amp;#039;con il loro permesso&amp;#039;.&amp;nbsp;Qual è il contributo dell&amp;#039;Inbound marketing nel marketing mix?La nostra ricerca conferma che chi ha utilizzato queste tecniche, ne riconosce come valore distintivo la combinazione unica di efficacia nel raggiungere gli obiettivi e di efficienza, ossia un minor costo rispetto agli strumenti classici di marketing, che esse possono offrire alle aziende quando sviluppate dedicandovi opportuni livelli di risorse. All’interno del portfolio delle leve marketing a disposizione dei decision maker aziendali in Italia, l’Inbound si configura quindi come un approccio complementare, ma prezioso, rispetto agli strumenti di marketing classici, e con un potenziale ancora inespresso al di là, forse, di Facebook.Il peso crescente dei Social è fondamentale, i brand quale strategie devono mettere in campo per sfruttarli al massimo?In questo momento e in un mercato come il nostro, proponiamo sempre più spesso una riflessione su 3 punti: adottare solo i canali social davvero funzionali alle strategie del brand, prevedere risorse necessarie per presidiarli in modo unico e costante, e valutarne le prestazioni nel tempo ed in base alle loro caratteristiche differenzianti, stabilendo a monte dell’azione di ogni piattaforma obiettivi specifici, partendo proprio da tali caratteristiche (e non il contrario).Antonino Pintacuda@toninopintacuda</description>
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        <dc:date>2013-02-27T00:00:00+01:00</dc:date>
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        <title>#elezioni2013</title>
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        <description>L&amp;#039;Anno Domini 2013 s&amp;#039;è già ritagliato un posto nei libri di storia. Dopo l&amp;#039;addio del primo Papa 2.0 anche nelle ultime elezioni ha giocato la parte del leone il second screen dei social network. La forza politica più votata ha fatto proprio della grande Rete il suo quartier generale, dimostrando l&amp;#039;innata capacità del Web di mobilitare, coinvolgere e conquistare voto su voto sino all&amp;#039;ultimo tweet.Il Movimento 5 Stelle era già sotto la lente degli analisti, come emergeva dai dati di ECCE/Customer che aveva fotografato la situazione dei principali attori politici sui social appena prima delle elezioni.&amp;nbsp; I supporter del M5S hanno costituito ben il 46% di tutti gli utenti attivi nei profili dei 15 principali politici che hanno partecipato alle elezioni. Beppe Grillo - &amp;#039;megafono&amp;#039; dei portavoce del Movimento - è il più seguito, con 1.129.228 fan (di cui 319.210 attivi) su Facebook, e quasi un milione di follower su Twitter. Se il popolo social sembra aver scelto il proprio partito, comunque l&amp;#039;interesse per queste importantissime elezioni si è esteso a tutto il web: Akamai ha fotografato il comportamento degli utenti analizzando il traffico generato sui principali siti di news e media: alle 17 di lunedì 25 febbraio, in concomitanza con i primi exit poll elettorali, il traffico web italiano ha registrato un’impennata pari a 2,5 volte il normale volume di traffico; mentre il traffico video ha raggiunto picchi di oltre 350mila utenti contemporanei, cifra che supera di quasi 5 volte il volume di traffico medio.La maggioranza fantasma ha provocato immediate reazioni sui social network, ancora una volta termometro preciso del sentimento popolare. Come sottolineato da Repubblica, il popolo del web si è contraddistinto per diversi atteggiamenti. Delusi gli elettori di sinistra, che non si aspettava una vittoria così risicata, e rimpiange una possibile vittoria di Matteo Renzi alle primarie del PD lo scorso novembre; entusiasti per l&amp;#039;exploit del proprio partito i grillini. C&amp;#039;è chi infierisce sui grandi delusi (Monti, Casini, Fini, Ingroia), chi osserva dall&amp;#039;esterno (e dall&amp;#039;estero) l&amp;#039;intricata situazione, chi prende consapevolezza dell&amp;#039;attuale difficile governabilità del paese. Anche i politici affidano a Twitter e Facebook le proprie riflessioni, racchiuse in alcuni tweet fotografati ancora da Repubblica: il segretario del PdL Angelino Alfano esulta per l&amp;#039;ottimo risultato registrato dal suo partito (&quot;In queste elezioni ha dovuto ricredersi chi dava per sconfitto @ilpdl, per scomparso il centrodestra, per finito Silvio Berlusconi&quot;); Pierluigi Bersani prende coscienza della vittoria (&quot;Centrosinistra ha vinto Camera ed è avanti a Senato. Gestiremo responsabilità che #elezioni2013 ci hanno dato nell&amp;#039;interesse dell&amp;#039;Italia&quot;). Pierferdinando Casini, uno dei grandi delusi, ammette che &quot;nella vita si vince e si perde, vale per la vita e per la politica&quot;; Giulio Tremonti per i pochi voti dati a Mario Monti (&quot;Ci avete regalato un sogno: Monti sotto il 10%&quot;), che tuttavia sostiene di aver avuto risultati soddisfacenti. Grillo, invece, esulta: &quot;siamo diventati la prima forza in assoluto in tre anni&quot;.(credits immagine: https://www.facebook.com/movimentocinquestelle)</description>
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        <dc:date>2013-02-20T00:00:00+01:00</dc:date>
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        <dc:creator>Fabio Sarpa</dc:creator>
        <title>La social caccia al tesoro</title>
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        <description>Non più navi, velieri, lupi di mare come compagni di viaggio e mappe sgualcite col percordo tratteggiato e la X sulla meta. Oramai anche la caccia al tesoro si è portata, in questi nuovi scenari di tecnologici orizzonti, al livello 2.0. Insomma, una caccia al tesoro &amp;#039;social&amp;#039; prenderà via a Milano dalle 9 alle 18 del 21 febbraio; social game che si inserisce nei cinque giorni densissimi di eventi della Social Media Week, l&amp;#039;evento internazionale, organizzato da Hagakure, che esplora l&amp;#039;impatto dei social media nella nostra società. Si chiama Nokia Social Hunt l&amp;#039;evento, organizzato da Monforte, web &amp;amp; new media agency, che vedrà sfidarsi numerosi team (composti da un minimo di tre ad un massimo di sei elemente) sulle strade della capitale lombarda. Nokia metterà in palio, per i membri del team vincente, dei nuovissimi Nokia Lumia 820.“La Nokia Social Hunt è nata dalla voglia di Nokia di giocare, durante la Social Media Week, puntando sulle caratteristiche della nuova generazione di cellulari Lumia” ha spiegato a MyMarketing.Net Andrea Frigo, CEO di Monforte. “Abbiamo accettato l&amp;#039;invito di Hagakure, lanciandoci con tempi strettissimi nella creazione e realizzazione del game, che ha riscosso da subito un altissimo livello di interesse tra i &amp;#039;social hunters&amp;#039;: molte domande, molte iscrizioni, addirittura la ricerca su twitter di compagni per giocare, e in generale un alto livello di rumore positivo sulla rete. Al momento abbiamo ricevuto una trentina di iscrizioni di team (minimo tre, massimo sei persone), e in corsa abbiamo deciso di accettare la partecipazione anche di gruppi residenti in città diverse; la rete favorisce la collaborazione anche da punti differenti, anche se l&amp;#039;idea è e resta Milano-centrica. Almeno la metà dei componenti del gruppo dovrà quindi trovarsi in città il 21, ricorrendo agli amici più distanti per superare le prove più virtuali. L&amp;#039;impianto comunicativo, risolto inizialmente sui siti e social network legati alla Social Media Week, ha rapidamente guadagnato l&amp;#039;attenzione di tutti i principali siti e blog interessati a social e tecnologie, con una ventina di rimandi attivi già nelle primissime ore”. Social network, quindi, come opportunità unica di aggregazione e nuove conoscenze. “Il focus della caccia al tesoro è l&amp;#039;utilizzo della tecnologia con finalità collaborative&quot; continua Andrea Frigo; &quot;il cellulare è al centro di tutte le prove, l&amp;#039;uso intensivo di tutti i social network come &amp;#039;enabling technology&amp;#039; vuole contribuire a sfatare il mito che i social rappresentino una perdita di tempo. Supportati dalla tecnologia adeguata, come appunto i cellulari di ultima generazione, rappresentano invece un formidabile strumento di lavoro partecipato e diffuso. Le competenze di Monforte in termini di uso dei social, gamification, velocità e lucidità di azione aspettavano una occasione come questa per essere messe tutte in pratica contemporaneamente; la Nokia Social Hunt sarà divertente, e sarà ancora più divertente replicarne le finalità su altri eventi, per i quali stiamo già prendendo contatti”. Fabio Sarpa</description>
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        <dc:date>2013-02-19T00:00:00+01:00</dc:date>
        <dc:source>MyMarketing.Net</dc:source>
        <dc:creator>Antonino Pintacuda</dc:creator>
        <title>WOM Power!</title>
        <link>http://www.mymarketing.net/index.php?art_id=2435</link>
        <description>[UPDATE: in allegato i risultati della ricerca]I social hanno moltiplicato il potere della più antica ed elementare forma di marketing: il passaparola. Da sempre i commenti spontanei e sinceri dei consumatori sono, per le aziende, la migliore forma di pubblicità. È il WOM marketing, strumento potente che arriva anche a quadruplicare il ROI. Abbiamo commentato i risultati presentati al primo WOM Day organizzato da trnd Italia con Sara Carusi, Head of Business Development dell&amp;#039;azienda.Per ogni euro investito, grazie all&amp;#039;integrazione con il passaparola, il ritorno dell&amp;#039;investimento lievita fino a 4 euro.&amp;nbsp; Questo è un dato che è stato calcolato sulla base di 11 campagne effettuate in diversi paesi europei; quindi andando a calcolare tramite delle curve econometriche l&amp;#039;impatto che il solo passaparola ha avuto all&amp;#039;interno di un piano di marketing più ampio, noi siamo riusciti, tramite misurazioni e moltissimi dati che ci sono stati forniti dai clienti, ad estrapolare da queste 11 campagne l&amp;#039;effetto che una campagna di passaparola ha avuto all&amp;#039;interno del marketing mix, e quindi il Roi medio che abbiamo registrato è stato di 4 a 1.&amp;nbsp; E poi soprattutto il passaparola fa leva sul consumatore reale...&amp;nbsp; Assolutamente si. Diciamo che la dinamica di comunicazione del passaparola è molto diversa rispetto a quella che è la tradizionale comunicazione di marketing, in quanto, come dicevamo durante l&amp;#039;evento, non è il brand che si inventa un mondo di valori intorno al proprio marchio, ma è esattamente l&amp;#039;opposto: togliamo dal palco il brand e ci mettiamo il consumatore, poichè è il consumatore stesso a comunicare alla marca, tramite noi, i valori che effettivamente collega al prodotto che sta provando.&amp;nbsp; Ci può raccontare un caso d&amp;#039;eccellenza?&amp;nbsp; Le cito gli esempi concreti che i nostri partner hanno portato durante l&amp;#039;evento, in cui noi stessi eravamo estremamente felici nel vedere ancora una volta l&amp;#039;entusiasmo con i quali hanno presenziato ieri al nostro evento. Per dare delle numeriche, come abbiamo visto ieri durante il WOM Day la case di Hawaiian Tropic Silk Hydration era un progetto dialogue con 1500 partecipanti al suo interno; il nostro numero di conversazioni e prova-prodotto che andiamo a garantire su una campagna di quelle dimensioni è di 150000 conversazioni. Alla fine della campagna, essendo in grado di andare a calcolare esattamente il numero di conversazioni che abbiamo raggiunto, abbiamo riscontrato che anzichè 150mila siamo arrivati a 650mila conversazioni. Questa è sicuramente una case di successo.&amp;nbsp; Qual è, secondo lei, la ricetta per integrare al meglio nel marketing mix il WOM marketing?&amp;nbsp; Diciamo che il WOM marketing è uno strumento estremamente versatile. Quindi si può andare ad applicare in tantissimi casi diversi, ovvero si può andare ad applicare a supporto di una campagna sui mezzi tradizionali, perchè il mezzo tradizionale va a generare notorietà, quindi io consumatore so che è uscito sul mercato; il world of mouth va a generare credibilità, quindi io non solo so che il prodotto esiste sul mercato, ma posso anche provarlo, testarlo e condividerlo con i miei amici. Questo è un supporto dei mezzi tradizionali; capita con alcuni clienti, che sono competitor e che, ad esempio, hanno 60 milioni di investimento di pubblicità, e altri competitor, che invece di 60 milioni hanno un solo milione da investire in comunicazione: a quel punto i competitor con la campagna al secondo livello di mercato possono anche scegliere di fare scelte strategiche, quindi di non utilizzare più di tanto i mezzi tradizionali ma di concentrarsi su un solo canale che è il Word of Mouth.&amp;nbsp; Quindi il marketing partecipativo da una patina di scientificità a quella che era l&amp;#039;esperienza concreta dei brand che vedevano che il passaparola di un consumatore reale magari in un forum era più importante&amp;nbsp; Assolutamente, infatti nell&amp;#039;ultima ricerca di Nielsen di aprile 2012 sulle forme di comunicazione più credibili, al primo posto, declassando tutte le altre, c&amp;#039;è la comunicazione interpersonale, quindi le raccomandazioni che riceviamo dalle persone che conosciamo, cioè viene vissuta dal consumatore come la forma di comunicazione più credibile. Ma perchè, perchè se un mio amico viene a consigliarmi un prodotto certamente non penso che questo mio amico venga a consigliarmi un prodotto scadente so benissimo che se viene a consigliarmi un prodotto, è per la sua valdiità e lui stesso ci crede&amp;nbsp; Un fenomeno che poi con i social raggiunge cifre stratosferiche, perchè se prima era presente solo nei forum in cui uno si doveva registrare,&amp;nbsp; adesso&amp;nbsp; basta un post su Facebook o un tweet. Le persone diventano sempre più degli ambasciatori dei brand.&amp;nbsp; Esatto. Noi facciamo passaparola tutti i giorni, il passaparola è qualcosa che abbiamo nel DNA quindi noi stesso già se troviamo un&amp;nbsp; prodotto che ci piace ne parliamo, ovviamente, con gli amici, quello che fa tld è canalizzare questo tipo di informazioni, quindi rendere quello che fino ad oggi era un passaparola molto volubile in qualcosa di estremamente scientifico, quindi rendiamo il passaparola pianificabile e quantificabile.&amp;nbsp; trnd è arrivata in Italia nel 2010... Esatto, la nostra casa madre è tedesca ed esiste dal 2004, le prime sussidiarie sono state la Francia e la Spagna, noi abbiamo lanciato la piattaforma a livello ufficiale, in Italia, nel 2010, naturalmente abbiamo iniziato a lavorarci a marzo del 2010 per arrivare pronti a settembre.  Antonino Pintacuda@toninopintacuda</description>
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