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Bad Ads Report 2016 di Google: rimossi oltre 1,7 miliardi di annunci ingannevoli

Bad Ads Report 2016 di Google: rimossi oltre 1,7 miliardi di annunci ingannevoli

Fake news, post-verità o più comunemente “bufale”: i temi della credibilità del Web, e – peggio – dell’intenzionale diffusione di notizie ingannevoli utilizzando la Rete e i social media è diventato sempre più caldo sull’onda delle polemiche seguite all’elezione di Trump e all’uso della post-thruth da parte dei movimenti politici cosiddetti populisti.

Proprio questa settimana Google (con Facebook imputato di favorire indirettamente la propalazione di tali “falsi”) ha risposto alle accuse con la pubblicazione del “Bad Ads Report 2016” e con un messaggio pubblico di Scott Spencer, Global Director of Product Management for Sustainable Ads dell’azienda di Mountain View.
Il Report evidenzia come nel corso del 2016 siano stati rimossi da Google 1,7 miliardi annunci che violavano la policy, e sono state prese misura per rimuovere gli incentivi economici alle pubblicità, alle app e ai siti inappropriati, in particolare quelli che promuovono online contenuti fuorvianti, illeciti o pericolosi.

“Abbiamo una policy rigorosa che regola le tipologie di annunci che sono consentiti su Google, per proteggere le persone dalla pubblicità fuorviante, inappropriata o dannosa”, ha spiegato Spencer. “Abbiamo inoltre un team di ingegneri, esperti di policy, product manager e altre figure specializzate, impegnato ogni giorno per contrastare gli inserzionisti malintenzionati.Questo impegno ha fatto del web un posto migliore per gli utenti – e un posto peggiore per chi cerca di aggirare i sistemi pubblicitari per proprio tornaconto”, aggiungendo: “Da molto tempo è in vigore una serie di policy che proibiscono ai publisher di AdSense di pubblicare annunci su siti che aiutano a ingannare gli altri, come siti che vendono falsi diplomi o esami copiati. A novembre, abbiamo esteso queste policy, introducendo una nuova policy AdSense sui contenuti ingannevoli, che ci aiuta a intervenire contro i proprietari di siti che nascondono informazioni sul proprio conto e ingannano le persone con i loro contenuti. Da novembre a dicembre dello scorso anno, abbiamo controllato 550 siti sospettati di ingannare gli utenti, compresi alcuni che simulavano siti di notizie. Siamo intervenuti su 340 di questi per violazione delle nostre policy e circa 200 publisher sono stati espulsi definitivamente dal nostro network.

Infine, sosteniamo gli sforzi sinergici del settore, come la Coalition for Better Ads per proteggere le persone da esperienze pubblicitarie negative sul web. Quest’anno abbiamo rimosso un numero di annunci ingannevoli o pericolosi superiore a qualunque risultato precedente, ma la battaglia è ancora lunga. Mentre noi investiamo per migliorare i controlli, i truffatori investono in sistemi più elaborati per cercare di aggirare i nostri sistemi. Il nostro impegno per individuarli e contrastarli è essenziale per proteggere le persone online e assicurare a tutti la migliore esperienza in un web aperto”.

Analizzando nel dettagli gli 1,7 miliardi di annunci rimossi -“Per avere un’idea del numero, se ci volesse un secondo per rimuovere uno di questi annunci, occorrerebbero 50 anni per rimuoverli tutti”, ha ricordato Spencer – si nota che sono cresciuti gli annunci “pericolosi”, come quellii “trick to click” che spesso compaiono come avvertimenti del sistema operativo, per indurre gli utenti a cliccarci sopra così da scaricare un software dannoso o un malware. Nel 2016 i sistemi di Google hanno individuato e rimosso un totale di 112 milioni di annunci “trick to click”, 6 volte di più rispetto al 2015. Bannate anche le pubblicità sui payday loans, un tipo di prestiti a breve termine che spesso si trasforma in un debito insolvibile per gli alti tassi d’interesse. Nei sei mesi dall’attivazione di questa policy ne sono stati disattivati oltre 5 milioni.
“Non vogliamo che gli utenti si sentano tratti in inganno dalle pubblicità che vengono mostrate sui nostri sistemi”, ha concluso Spencer, “, per questo chiediamo ai nostri inserzionisti di fornire informazioni corrette per permettere alle persone di fare scelte consapevoli. Alcuni annunci cercano di ottenere click e visualizzazioni attraverso false informazioni, per esempio con domande del tipo “Sei a rischio di questa rara malattia della pelle?” oppure con l’offerta di cure miracolose come pillole per dimagrire di 20 chili in tre giorni senza muovere un dito. Nel 2016 abbiamo rimosso circa 80 milioni di annunci che avevano l’intento di allarmare e truffare gli utenti”.
“Gli inserzionisti malintenzionati sanno che gli annunci su alcuni prodotti – come le cure miracolose o i payday loans – non sono permessi dalle policy di Google, per cui cercano di aggirare i nostri sistemi per farli apparire. L’anno scorso abbiamo rimosso quasi 7 milioni di annunci che cercavano intenzionalmente di aggirare i nostri sistemi di rilevamento. Sempre nel 2016 abbiamo anche visto l’aumento del tabloid cloaking, un nuovo tipo di annuncio ingannevole che cerca di aggirare il sistema spacciandosi per una notizia. Queste attività fanno spesso leva su temi di attualità, come un’elezione, una notizia recente o un personaggio celebre – e gli annunci possono assumere l’aspetto di titoli di un sito di notizie. Ma quando le persone cliccano per leggere, per esempio, una storia su Ellen DeGeners e gli alieni vengono indirizzati a un sito che vende prodotti per la perdita di peso e non a un articolo. Per contrastare il cloaking, blocchiamo gli stessi inserzionisti e impediamo loro di pubblicare altri annunci sulle nostre piattaforme. Nel 2016 abbiamo sospeso oltre 1.300 account per attività di tabloid cloaking. Purtroppo questi annunci hanno spesso successo perché attraggono molti click, per cui un numero limitato di truffatori può generare una grande quantità di pubblicità ingannevoli: nel corso di un singolo intervento a dicembre 2016, abbiamo bloccato 22 inserzionisti per cloaking, responsabili per un traffico di oltre 20 milioni di visualizzazioni in una sola settimana”.

Pubblicato il 27 gennaio 2017

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