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Usare i Big Data per innovare il business attraverso l’advanced analytics

Usare i Big Data per innovare il business attraverso l’advanced analytics

Cresce l’importanza e il numero dei dati per le aziende, e con essa matura anche la necessità di analizzarli, classificarli, e soprattutto utilizzarli in maniera consapevole. A questo fine, sta guadagnando uno spazio sempre maggiore il campo degli advanced analytics: ovvero l’analisi autonoma o semi-autonoma dei dati attraverso tecnologie sofisticate, al fine di raggiungere una più profonda comprensione delle informazioni e fare previsioni utili allo sviluppo futuro del business. Di seguito una riflessione su tema di Giuseppe Donvito, Partner del fondo di venture capital P101 (nella foto).
Gli advanced analytics, a differenza dell’analisi tradizionale, non si concentrano solo sui dati storici, ma permettono di raccogliere e studiare le informazioni in tempo reale, persino di predire comportamenti e trend futuri. L’analisi predittiva infatti è una sottocategoria degli advanced analytics, ed una fondamentale: riuscire a padroneggiare queste tecnologie significa avere un vantaggio competitivo enorme, in quanto integrare queste informazioni nelle strategie di business significa poter influenzare i trend prima ancora che si formino.
Gli advanced analytics, quindi, più che una tecnica sono un insieme di tecniche (predictive analysis, data/text mining, machine learning, sentiment analysis, neural networks – solo per citarne alcune) che permette per esempio di comprendere meglio comportamenti e preferenze dei consumatori attraverso l’analisi di grandi masse di dati.
Quello delle analisi “avanzate” è uno strumento relativamente nuovo, ma già oggi le grandi aziende stanno cercando di integrarlo nel proprio lavoro: secondo una ricerca di MIT Sloan Management Review, il 2016 ha visto un aumento sensibile del numero di società che utilizzano questo tipo di analisi per ottenere un vantaggio sui competitor. Stando allo studio di Sloan Management, infatti, nel periodo 2013-2015 si è verificato un rallentamento nell’utilizzo dei big data e degli analytics (dal 67% al 51%), dovuto in parte ad un surplus di dati e alla difficoltà di metterli a frutto in maniera competitiva. Nel 2016, invece, le aziende prese in esame hanno iniziato ad implementare sistemi di advanced analytics che hanno permesso loro di superare questo scoglio (57%) e di utilizzare dati approfondimenti analitici ai fini strategici di innovazione dei modelli di business. Oggi queste realtà sono in grado di accedere a pool di dati sempre più grandi e hanno finalmente incominciato ad integrare gli strumenti di analisi nei processi decisionali.
E il loro impegno sta già portando a risultati soddisfacenti: il report Data & Advanced Analytics: High Stakes, High Rewards pubblicato il mese scorso da Forbes Insights evidenzia come delle società che hanno posto al centro della business strategy un utilizzo sapiente degli advanced analytics, quasi due terzi abbiano riportato un incremento dei margini o dei ricavi del 15% o più nel corso del 2016. Nel dettaglio, il 66% ha visto crescere i ricavi mentre il 63% ha conseguito un crescita dei margini operativi. Inoltre, il 60% di queste imprese ha dichiarato di aver migliorato il proprio profilo di rischio grazie agli advanced analytics. Insomma, non c’è da stupirsi se più di metà dei dirigenti intervistati ha in programma di investire nei prossimi due anni cifre che partono da un minimo di 10 milioni di dollari in big data e advanced analytics, e se gli esperti del settore si aspettano che il mercato degli advanced analytics cresca del 33% entro il 2021, fino a raggiungere un valore di 60,44 miliardi di dollari.
P101 –

Pubblicato il 16 marzo 2017

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