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Communication

Il termine “storytelling” è di sicuro di fattura recente, perlomeno nella sua accezione moderna del termine. In un’epoca di inglesismi, infatti, come non esprimere l’idea di narrazione se non attraverso la lingua universale? Quella lingua che tutti parlano (o vorrebbero parlare), quella lingua con cui tutti, prima o poi, hanno a che fare (sia online che offline)? Assolutamente ovvio. Il concetto, tuttavia, non è affatto nuovo. Anzi, potremmo affermare con una certa sicurezza che la narrazione, il racconto, la storia sono nate praticamente insieme all’uomo (l’homo sapiens), accompagnandolo, passo dopo passo, dalle caverne ai moderni grattacieli. Suona un po’ assurdo (probabilmente, a ragione), parlare di storytelling per un uomo che ancora non ha scoperto l’agricoltura, che se va in giro cacciando e raccogliendo frutti, e che deve ingegnarsi al massimo grado per riuscire a portare a casa la pelle ogni giorno. Eppure è quest’uomo primitivo che ci offre i primi esempi di storytelling, le pitture rupestri. Ovvero racconti propizatori, rassicuranti, sulla caccia di quel giorno, auto convincimento della giustezza, davanti agli dei, del proprio operato, un ringraziamento al mondo e alla natura per la possibilità di riuscire a procurarsi del cibo, giorno dopo giorno.

 

Con questo, ovviamente, non si afferma che la comunicazione di oggi debba avvenire su pietra. O che debba basarsi su una storia mitica (come racconta Alessandro Baricco in una delle sue lezioni su Alessandro Magno), o che debba raccontare 10 anni di guerre e scaramucce (Iliade docet). Tutto questo ci fa capire, piuttosto, quanto in realtà la nostra stessa storia si basi su cosa stiamo raccontando a noi stessi. E su quanto tutto ciò sia alla base della Storia, quella con la S maiuscola, quella della scoperta dell’America, della rivoluzione francese o delle guerre mondiali. Lo storytelling, a tutti gli effetti, È storia. Un racconto comune è ciò che, più di tutto il resto, riesce a muovere le masse (Alessandro Magno docet), è ciò che riesce a unire le nazioni, a muovere guerre decennali o a firmare paci insperate. Effettivamente, lo storytelling è quella forza che fa girare il mondo degli uomini, nel bene o nel male.

 

 

Il ventesimo secolo è stato il periodo aureo della pubblicità. Se di esempi antichi ne abbiamo a iosa (dalle esortazioni pompeiani del primo secolo dopo Cristo a votare per tale partito agli opuscoli diffusi nel 1400 per reclamizzare alcune pubblicazioni, ovvero i primi volantini della storia), il secolo scorso ha consacrato il marketing come assoluto protagonista dei più importanti successi aziendali. Le pubblicità di inizio secolo della Coca-Cola ne sono un esempio, tanto da rimanere nell’immaginario comune più di 100 anni dopo. Gli spot motivazionali della Nike, quelli ispiratori di Ibm e Apple, la guerra tra McDonald’s e Burger King, sono moltissimi gli esempi di colossi che hanno costruito la propria immagine, e di conseguenza la propria fortuna, su un racconto. Perché il nesso logico non è sempre facile da apprezzare per chi non mastica questo pane ogni giorno: un buon storytelling è l’ingrediente fondamentale per il successo del business. Per costuire la migliore immagine possibile di sè, per riuscire ad instaurare un rapporto di fiducia con i consumatori, per vendere, semplicemente.

 

communication

 

Narrare è, in questo senso, un’arte. Lo hanno capito presto quelli di Apple, che prendiamo ad esempio semplificatore come una delle migliori aziende che è riuscita a costruire, negli anni, il successo per il suo brand. La storia del brand della mela, e del suo fondatore, la conosciamo più o meno tutti. Conosciamo, tuttavia, soprattutto l’immagine del brand (chi non ricorda lo spot “Think Different”?), che grazie ad alcune delle migliori campagne che la storia del marketing possa ricordare, è riuscita a legare alcuni determinati valori al suo simbolo. Certo, non si discute qui l’effettivo valore dei prodotti e dei servizi; ma Apple sarebbe, oggi, Apple senza quegli slogan, quel simbolo, quei colori, quel “pensare in modo differente”? Quei valori di eccellenza, quell’essere alternativi e estremamente futuristici insieme? Probabilmente, no. Lo storytelling ha raccontato una determinata storia agli utenti, una storia di successo. E successo è stato.

 

communication

 

Ci sono tantissime storie di marketing e comunicazione, oggi, in giro. Con la rete il mercato pubblicitario è letteralmente esploso, in termini di dimensioni e di numero di touch point con cui raggiungere l’utente. Tuttavia, l’abilità di saper raccontare, nel migliore dei modi, queste storie, è ancora un requisito fondamentale. Anzi, probabilmente lo è di più, in un mercato così vasto e frammentato. Parleremo di questo, in questa categoria. “Communication” sarà, essenzialmente, un contenitore di storie. Storie di successo, storie particolari, storie piccole o grandi, orizzontali o verticali, epiche o comuni. Poco importa, perchè ogni storia merita di essere raccontata.

 

 

Visioni di Advertising

Il settore pubblicitario si sta sempre di più evolvendo, complice il progesso tecnologico. Proviamo nostalgia per gli spot della nostra infanzia, per i primi esempi di pubblicità cult, quasi virali (estrapolando il termine dal contesto social e digitale), ma mai come oggi il settore dell’adv nelle sue diverse e numerosissime declinazioni risulta decisivo ai fini del business. Internet ha fatto esplodere la visibilità e ha allargato in maniera indefinita il bacino d’utenza e i possibili consumatori. Orientarsi in questo panorama è difficile, ma fondamentale: cosa ci aspetta nel prossimo futuro? Quali sono i formati giusti per ingaggiare gli utenti? Chi comanda la pubblicità digitale?

 

digital advertising, trend

 

 

I brand e i consumatori

La giusta strategia può fare miracoli. Nell’era del web, i consumatori si sono sempre più abituati ad avere tutto e subito, nel miglior modo possibile. D’altronde, la possibilità di alzare sempre più l’asticella nel proprio modus operandi ha innescato un effetto a catena; oggi, la minima pecca in quel che si offre può essere sinonimo di sconfitta. Fondamentale il tono di voce che si usa con i consumatori, con l’obiettivo di non farli “disamorare” del proprio marchio. Non dimenticandoci della tecnologia giusta impiegata nel customer engagement (nell’ottica, ovviamente, di coprire tutti i canali, nonostante le difficoltà). In questo l’affiliate marketing (e le sue prospettive) possono darci una grossa mano.

 

communication

 

Parola d’ordine: influencer

Quel che sta emergendo in questi ultimi anni è il vero potere degli influencer. All’interno del mondo del web in generale, e dei social in particolare, queste figure sono diventati delle vere e proprie chiavi di volta per le sponsorizzazioni. D’altronde, sono veramente poche le aziende che sulle varie piattaforme social possono vantare numeri migliori degli influencer. Che si parli di moda, di sport, di videogiochi, di cibo il discorso non cambia. L’influencer marketing è il futuro della comunicazione?

 

Influencer Marketing

 

Il caro vecchio spot

Però non c’è niente da fare: il caro vecchio spot televisivo continua a rimanere nei nostri cuori. Soprattutto se si parla di filmati emozionali, irriverenti, sociali. E quindi ogni tanto passare in rassegna gli spot del Super Bowl (come quello del 2018, quello del 2017, quello del 2016, quello del 2015, quello del 2014, quello del 2013) o quelli di Halloween non può fare che piacere.

 

Super Bowl 2018

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