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Pubblicato: 20 aprile 2018

I brand con la migliore reputazione in Italia

Vince Ferrero, sul pdio Ferrari e Walt Disney

ferrero brand

Dopo l’appuntamento con la Global RepTrak 100, Reputation Institute svela la Italy RepTrak 2018, la fotografia più aggiornata sulla reputazione dei 150 brand più apprezzati dagli italiani. Che sottolinea come, dopo essersi confermata l’azienda italiana più reputata al mondo secondo, Ferrero riconquista anche la leadership dell’azienda più reputata in Italia, subentrando a Walt Disney (quest’anno terza).

 

  1. La classifica generale
  2. I brand non sono ancora pronti
  3. La classifica per settori
  4. Il calo dei brand globali

 


La classifica generale

Si conferma sul podio anche Ferrari, passando dalla terza posizione dell’anno scorso alla seconda nel 2018, a conferma di un solido legame con gli italiani, consolidatosi dopo la quotazione in Borsa. Continua inarrestabile la crescita Lavazza che, pur fermandosi quest’anno ai piedi del podio, conferma un ritrovato feeling con gli Italiani proprio nei giorni dell’inaugurazione di Nuvola, la nuova e innovativa sede della storica azienda di Torino.

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I risultati dello studio e relativi trend sono stati presentati nel corso dei Reputation Awards 2018 presso il Museo nazionale della Scienza e della Tecnologia di Milano in partnership con Università IULM e FERPI-Federazione Relazioni Pubbliche Italiana.

Nel 2018 la reputazione delle aziende in Italia è scesa ( -3,5 punti) rispetto all’indice dello scorso anno; questo ha portato il valore medio al punteggio di 67,3 punti/100. Tale valore si attesta ai livelli reputazionali del 2014 (67,4) e dimostra come le aziende, nel corso dell’ultimo anno, non siano state capaci di conquistare la fiducia degli italiani.

 

brand

 


I brand non sono ancora pronti

“In un periodo caratterizzato da una crescente sfiducia nei confronti della politica e delle Istituzioni, crescono inesorabilmente le attese nei confronti delle aziende, oggi impreparate a guidare quel cambiamento atteso dai consumatori”, ha affermato Fabio Ventoruzzo, Vice President di Reputation Institute. “Le aziende devono trovare il coraggio di guardare oltre la profittabilità del business nel breve termine. Le grandi imprese, anche se di settori diversi, devono avere interessi e progettualità convergenti per proporre una visione di medio-lungo periodo, assumendosi una leadership autentica e credibile proprio in un momento di vuoto della rappresentanza”.

 


La classifica per settori

La classifica della Reputation Institute Italy RepTrak del 2018 vede, per settore, al primo posto la categoria Electrical & Electronics (72,8); seguono, in ordine, Luxury Products (72,6); Beverage (71,1); Food (71,0); Automotive (70,9); Financial – Diversified (70,6); Home & Personal Care (69,7); Streetwear (69,4); Industrial (68,6); Entertainment – Media (68,3); Retail (67,2); Pharmaceutical (66,4); Tourism (65,1); Logistic (64,9); Financial-Insurance (62,7); Energy & Utilities (57,5); Telco (57,0); Financial-Banking (55,7); Gaming (54,5).

Rispetto alla classifica 2017, da evidenziare il crollo del settore Telco (-7,8 pts) in un anno caratterizzato dalle polemiche per le cd. “bollette a 28 giorni” che, portando alla ribalta mediatica la questione, anche a seguito delle prese di posizione del regolatore, ha contribuito a erodere la fiducia degli italiani nei confronti di un settore già alle prese con questioni legate a costi e trasparenza.

Battuta d’arresto anche per l’Automotive (-3,0 pts); un settore tradizionalmente molto apprezzato dagli italiani, che quest’anno risente particolarmente dei continui scandali che intaccano la fiducia nei confronti degli operatori, oggi alle prese non solo con un ripensamento delle politiche industriali, ma anche con un necessario riposizionamento rispetto alle aspettative dei consumatori.

Continua a indebolirsi – seppur in maniera inferiore rispetto alla media nazionale – la reputazione del settore Finanziario (-3,8 pts per le banche; -2,3 per le assicurazioni) a dimostrazione di come, oggi la reputazione sia particolarmente fragile soprattutto per quei settori dove la percezione pubblica è in balia di un racconto collettivo spesso basato sull’emotività.

 


Il calo dei brand globali

“Il calo della reputazione non è dovuto all’aumento del numero degli ostili nei confronti dell’azienda ma è influenzato, invece, dall’incremento significativo degli indecisi: sono questi i consumatori che le Aziende devono ri-conquistare e convincere per rafforzare il legame emotivo con gli italiani” ha spiegato Stefano Cini, Managing Director di Reputation Institute Italia. “Se prima era sufficiente raccontare “cosa fanno” e “chi sono” le aziende, oggi cresce l’aspettativa degli italiani nel chiedere il “perché” le Aziende devono essere scelte. Gli italiani chiedono di creare “valore condiviso”, ossia influenzare positivamente i temi sociali attraverso i propri prodotti/servizi”.

In un anno in cui sono cresciute le aspettative degli italiani sul ruolo sociale delle aziende, crolla la reputazione di alcune aziende globali impattate da crisi nella percezione del loro workplace come Amazon (-4,7) e Ikea (-7,1) e della loro trasparenza come nei casi di Apple (-10,4) e Facebook (-9,1).

Da evidenziare, infine, a differenza dell’anno scorso quando gli italiani si sono dimostrati particolarmente esterofili nel giudicare le aziende, le buone performance delle principali imprese italiane: Unipol (67,1) è l’azienda italiana più reputata nel settore finanziario complessivo mentre Intesa Sanpaolo (60,6) è la prima banca italiana per reputazione. Pirelli rientra nella Top10 (+21 posizioni rispetto al 2017) mentre Barilla, recuperando 12 posizioni, torna nelle prime 20.
Complessivamente, delle prime venti aziende per reputazione in Italia, 1 su 2 è italiana.

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