stay

updated!

Vuoi rimanere sempre aggiornato

sulle news di MyMarketing.net?

* Campi obbligatori

Cliccando su "Iscriviti" dichiaro di aver letto e accettato l'Informativa Privacy

stay updated!

Pubblicato: 10 Ottobre 2013

Global Inflation Impact in Italy

In tempi di crisi, la coperta dei propri stipendi è sempre troppo corta rispetto a tutte le necessità del proprio nucleo familiare. Da qualche parte, insomma, si deve risparmiare: rispetto ai generi alimentari, meglio comprare meno vestiti. Così la pensano gli italiani, come sottolinea l'ultima ricerca Nielsen 'Global Inflation Impact Survey', condotta a livello mondiale nell’arco del primo semestre 2013 su un campione costituito da  più di 29.000 intervistati online in 58 Paesi, tra cui l’Italia, con l’obiettivo di misurare il cambiamento del comportamento dei consumatori in uno scenario di aumento dei prezzi.

Il 46% degli italiani (contro una media europea del 56%) ha ammesso di aver acquistato nell'ultimo anno solamente lo stretto necessario per vivere tra cibo e beni di prima necessità; di contro, il 43% (media europea al 34%) ha ammesso di essere riuscita, in qualche caso, a soddisfare qualche capriccio personale. Solo l'11% in Italia, e il 10% in Europa, dichiara di poter disporre negli acquisti di qualunque cifra liberamente; invece il 64% degli italiani, in linea con la media europea, dichiara di non essere in grado di affrontare un ulteriore aumento dei prezzi dei generi alimentari, con l'attuale reddito a disposizione. Più a rischio, nel caso di incrementi dei tassi inflattivi, sono, tra le categorie merceologiche, la ristorazione (due intervistati su tre, il 70%, hanno dichiarato di tagliare il budget di colazioni/cene fuori casa, contro la media europea pari al 59%),il  cinema e gli altri svaghi (il 54% dichiara di tagliare su questa voce, media europea pari al 43%), le vacanze (il 51% degli italiani è pronto a ridurre i viaggi di piacere, media Europa 38%), alimentare (il 36% è deciso a contrarre la spesa, Europa 40%). In generale, a livello europeo, si farebbe a meno prima di tutto dello shopping (60% dei rispondenti), dei pasti fuori casa (59%) e svaghi (dal cinema ai viaggi, 43%); solamente per gli spagnoli (in ragione del 42% del campione vs 34% in Europa) cellulare e internet risultano una spesa superflua.

Una delle strategie messe in atto dal consumatore italiano per tutelarsi da prevedibili aumenti dei prezzi è quella di individuare canali di vendita caratterizzati dalla presenza massiccia di offerte e promozioni. Gli italiani diminuirebbero la frequentazione, tra gli altri, dei negozi a conduzione familiare (48%, contro la media europea del 35%), dei piccoli negozietti di quartiere (46%, media europea al 37%), dei minimarket (44%, media europea al 42%), dei negozi specializzati (39% sia in Italia che in Europa), dei chiostri/distributori automatici (39%, con una media europea al 33%), solo il 17% i discount (Europa 15%), e il 14% i format di pdv denominati “produzione propria/orto” (Europa 11%). Come ultimo punto, vengono prese in considerazione le strategie dei consumatori per evitare sprechi di cibo: in merito alle principali forme di intervento implementate dai consumatori in questo senso si riscontra che il 48% degli italiani, come più in generale gli europei, fa la spesa più spesso per avere cibo fresco in base alle necessità; il 42% (Europa 38%) compra meno alimenti e bevande facilmente deperibili, il 36% è attento ad acquistare i prodotti con una data di scadenza più lunga (sia in Italia che in Europa). In sintesi, nel Bel Paese, si fa più frequentemente la spesa, prediligendo i prodotti freschi rispetto a quelli a lunga conservazione e ai surgelati. Da ciò si deduce che in Italia la crisi non è 'ancora' riuscita a diminuire il 'valore' del carrello della spesa dei consumatori, in termini di freschezza e qualità.

“Il tema dei prezzi per il consumatore italiano nel comparto alimentare è da sempre un tema 'caldo' e lo diventa ancor di più in questi anni di crisi in cui il consumatore studia vere e proprie strategie e mette in pratica diverse contromosse per riuscire a risparmiare: sfrutta le potenzialità della rete per arrivare nel punto vendita 'preparato' e con le idee chiare su prodotti e prezzi, predilige determinati canali di vendita, compra meno ma più spesso per garantirsi comunque cibi freschi. Ma, nonostante ciò”, ha sottolineato Roberto Pedretti, Amministratore Delegato di Nielsen Italia, “il consumatore italiano non rinuncia alla 'voglia di nuovo': infatti è proprio in questi periodi di difficoltà che è tendenzialmente più aperto alla sperimentazione, a provare nuovi brand, a patto però che sia tangibile il beneficio effettivo. Per delineare strategie di offerta innovative e sempre più competitive per gli addetti ai lavori dunque, diventa fondamentale conoscere a priori il consumatore e il suo comportamento di acquisto al variare dei prezzi”.

newsletter

* Campi obbligatori

newsletter

* Campi obbligatori

MyMarketing.net