stay

updated!

Vuoi rimanere sempre aggiornato

sulle news di MyMarketing.net?

* Campi obbligatori

Cliccando su "Iscriviti" dichiaro di aver letto e accettato l'Informativa Privacy

stay updated!

Pubblicato: 4 Aprile 2013

Il brand che visse due volte

Due stabilimenti, due paesi diversi, due destini differenti e un unico brand a legare il tutto. La Mini con le proprie vetture ha annodato strettamente due fabbriche lontane nello spazio: quella inglese di Oxford e quella milanese di Via Rubattino. Due stabilimenti che, seppur in modo diverso, quest'anno offrono due anniversari da ricordare: i 100 anni di attività della prima, e i 20 anni di chiusura della seconda.

Correva l'anno 1913 e il brand Mini ancora non esisteva, quando, in una delle più caratteristiche cittadine inglesi, celebre fino ad allora per la plurisecolare università, nasceva lo stabilimento Morris di Oxford: il 28 marzo di 100 anni fa veniva imbullonata la prima 'Bullnose' Morris Oxford, vettura capostipite di una dinastia di auto che farà la storia britannica nella prima metà del secolo. Cento anni dopo, la famosa fabbrica ha aperto le porte ai visitatori per la celebrazione di questo importante anniversario, che ha visto la partecipazione del Ministro dei Trasporti Patrick McLoughlin e del membro del Consiglio di Amministrazione di BMW Harald Krueger. La fabbrica ha partorito, nel corso della sua storia, 11.665.000 veicoli, di cui circa 2.250.000 Mini in soli 10 anni di produzione, risultando da sempre una delle maggiori fabbriche esportatrici nel Regno Unito, rappresentandone per molti anni oltre 30% di esportazioni; la produzione è passata da 20 veicoli a settimana (nel lontano 1913), ai circa 4.500 veicoli settimanali di oggi. “Il governo sta lavorando a stretto contatto con l'industria automobilistica, in modo che continui a competere e prosperare nel mercato globale” ha affermato, congratulandosi con lo stabilimento, David Cameron, primo ministro inglese. “Il successo di Mini di tutto il mondo si pone come un ottimo esempio di industria manifatturiera britannica. Il contributo sostanziale che l'impianto di Oxford ha fatto per il territorio e l'economia britannica nel corso degli ultimi 100 anni è qualcosa di cui dovremmo essere orgogliosi”. A raccontare la storia della fabbrica anche Eric Lord, neo 93enne, che ha lavorato tutta la vita nello stabilimento inglese, dal 1940 al 1979.

La storia risulta, invece, molto diversa se raccontata da un operaio milanese. Un qualsiasi operaio milanese che, alle 17.00 del 31 marzo 1993, ha sentito suonare l'ultima sirena nello stabilimento Innocenti di Lambrate. Uno stabilimento storico, uno stabilimento che anche qui, come in terra oltremanica, ha fatto parte della storia del boom industriale del paese. Uno stabilimento che ha visto passare veicoli destinati a tutti il mondo: è di queste parti la Lambretta, storico scooter che, insieme alla Vespa Piaggio, ha colorato di italiano le strade di tutto il mondo. E di qua, più tardi, passerranno proprio gli esemplari Mini, dopo l'accordo con la British Motor Corporation per l'assemblaggio della Austin A40 (disegnata da Pininfarina) che ha aperto la strada all'asse italo-inglese. Da qui il boom, un milione e mezzo di metri quadrati di stabilimento, 7.000 dipendenti, modelli Mini più accessoriati dei loro cugini inglesi, più sportivi, più eleganti. Erano i primi anni '70, e da lì a vent'anni il marchio verrà ceduto, insieme a quello Maserati, alla maggiore casa automobilistica torinese, che chiuderà la fabbrica, facendo estinguere anche la famosissima Mini Bertone. Un destino diverso, insomma, da quello dei cugini inglesi; tuttavia una storia, in madrepatria, che sarà sempre un pezzo di panorama italiano.

Fabio Sarpa

newsletter

* Campi obbligatori

newsletter

* Campi obbligatori

MyMarketing.net