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Pubblicato: 13 settembre 2018

Continua a crescere l’interesse online per il Made in Italy, soprattutto per Design e Fashion

La ricerca di 3rd Place presentata al workshop "Il Brand Italia nel mondo" per i 10 anni di Milano Fashion Library

made in italy

3rdPLACE ha presentato, durante il workshop Il Brand Italia nel mondo per i 10 anni di Milano Fashion Library, i dati di una ricerca sulla percezione del Made in Italy nel mondo. Dai dati misurati nelle conversazioni tra i consumatori stranieri nei social network, nei forum, nei blog, nei commenti sui principali siti di e-commerce e nelle ricerche correlate nei diversi motori in lingua inglese spagnolo, cinese e francese è emerso un incremento costante del 20%.

  1. Una prima analisi sul Made in Italy
  2. Le opportunità per i medio piccoli brand
  3. Le difficoltà per le aziende italiane


Una prima analisi sul Made in Italy

Nell’arco di un periodo temporale di tre anni (settembre 2015-ottobre 2018), 3rdPLACE ha notato un incremento costante superiore al 20% anno su anno, sia nelle ricerche, sia nelle menzioni correlate al “Made in Italy”. Nonostante il prevedibile incremento di interesse da parte dei consumatori cinesi e russi,  il maggior numero di ricerche proviene ancora dal continente americano. La ricerca, inoltre, ha confermato che i consumatori stranieri continuano a riconoscere l’eccellenza dell’”italianità” nel Food&Wine (28% del totale) e nel Turismo (26%).

Ma, osservando la curva di crescita nell’arco dei tre anni, se il Food&Wine e il Turismo si confermano stabili, l’interesse sul Design italiano all’estero è cresciuto a un tasso più che esponenziale, maggiore del tasso relativo al comparto Fashion che comunque è in costante incremento.

“Queste prime evidenze forniscono interessanti indicazioni. In primo luogo, le aziende italiane intenzionate a espandere la propria brand awareness non possono permettersi di sottovalutare mercati come la Cina e la Russia con un’adeguata strategia che tenga conto della lingua e della specificità delle piattaforme – afferma Fabrizio Milano d’Aragona, cofondatore & CEO di 3rdPLACE –. Rispetto ai comparti, invece, è necessario sfruttare ulteriormente il trend di crescita di Design e Fashion con strategie complete di digital marketing e advertising”.

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Le opportunità per i medio-piccoli brand

L’interesse per il prodotto Made in Italy si manifesta, per il 58%, con una richiesta di informazioni in vista di un acquisto e, per il restante 42%, con una condivisione dell’esperienza successiva all’acquisto.

Per il consumatore straniero, insomma, il Made in Italy è un’esperienza totalizzante in cui, spesso, il prezzo del prodotto o del servizio non è così rilevante.

Questa tendenza determina un’opportunità enorme per i brand italiani di dimensioni medio-piccole. Allo stesso tempo conferma la necessità di una presenza costante sui canali social per costruire un dialogo con i consumatori.

Raccogliere dati su clienti e utenti, analizzarli e creare offerte personalizzate è inoltre un’importante opportunità. Ma le piattaforme di vendita più note non rendono disponibili i dati sui clienti e per questo vanno perlomeno affiancate da siti proprietari o da portali che consentano la condivisione della ricchezza informativa.


Le difficoltà per le aziende italiane

L’ottimizzazione, soprattutto sui motori di ricerca, invece rimane un’emergenza da risolvere per le aziende italiane. Lo dimostrano i risultati di ricerca relativi alla keyword “Italian shoes” su Google USA:

  • solo 2 risultati organici su 10 nella prima pagina si riferiscono a properties digitali di brand italiani;
  • tra gli annunci sponsorizzati non risulta nessun brand italiano;
  • risultati simili si ottengono anche analizzando chiavi di ricerca relative ai comparti del Food&Wine e del Design.

In definitiva, la ricerca di external data intelligence di 3rdPLACE ha evidenziato le difficoltà che le piccole e medie aziende italiane hanno nel presidiare i diversi contesti digitali anche e soprattutto a causa della forte polarizzazione dei marketplace più noti e dei brand internazionali. “La molteplicità di piattaforme e servizi da presidiare oggi – conclude d’Aragona – rappresenta un forte elemento di complessità per una strategia di brand awareness digitale. Per non rischiare di perdersi è fondamentale definire un piano dettagliato in cui focalizzare servizi e priorità d’azione e l’analisi dati deve essere il necessario punto di partenza”.

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