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Pubblicato: 3 Ottobre 2012

Quali sono i brand che valgono di piu’?

Coca-Cola si mantiene salda alla prima posizione, confermando la sua leadership tra i 100 marchi  di maggior valore economico, forte di un brand che vale 77,8 miliardi di dollari. Oscilla quindi tra conferme e new entry, la 13eesima edizione dello studio Interbrand sui Best Global Brands Report. Al secondo posto Apple che cresce a tripla cifra guadagnando la seconda posizione, seguita da IBM.
Google è al quarto posto, con un balzo del 26% del suo valore che oggi si attesta a 69,7 miliardi di dollari, sorpassando Microsoft che si ferma a 57,8 miliardi. Per trovare un marchio italiano dobbiamo scorrere sino alla 38esima posizione dove troviamo Gucci che è riuscita a incrementare il proprio fatturato del 18% grazie all'incidenza delle vendite online e del mercato cinese. Prada rientra nella classifica alla 84esima posizione con un fatturato cresciuto del 26%, uscendo indenne dalla crisi e influenzando le tendenze globali. Penultima posizione per Ferrari che vale 3,7 miliardi di dollari e ha appena siglato importanti accordi di licensing. “Il successo di ognuno di questi tre brand nasce da una evoluzione senza sosta, sia pure nel rispetto della lunga storia che ognuno di questi cognomi rappresenta,” spiega Manfredi Ricca, Managing Director della sede italiana di Interbrand. “In aggiunta a questo, su un piano industriale e finanziario, Gucci e Prada mostrano come le sinergie di gruppo e il ricorso al mercato dei capitali siano condizioni necessarie, ancorché non sufficienti, per cogliere le opportunità di una domanda che non è mai stata così ampia e diversificata. La permanenza di Ferrari in classifica è un risultato straordinario: se si considerano le dimensioni dell’azienda, si comprende bene la potenza di questo brand.”

Tra le new entry, riflettori puntati su Facebook, che entra in classifica piazzandosi al 69esimo posto, grazie ai dati pubblicati in occasione della quotazione in borsa. I dati pubblici sono un requisito fondamentale per rientrare nello studio Interbrand che analizza tre aspetti fondamentali: la performance economica dei prodotti o servizi contraddistinti dal brand, il suo ruolo nel processo di scelta e di acquisto da parte della clientela e la sua forza competitiva del brand, da intendersi come capacità di continuare a generare margini nel tempo.

I brand che rientrano nella top 100 riescono a offrire anche in questi tempi difficili un'esperienza d'acquisto arricchita e personalizzata, grazie alla loro capacità di ascoltare “i consumatori, i dipendenti, gli investitori, offrendo una brand experience olistica attraverso punti di contatto con i consumatori che continuano a moltiplicarsi”, punta sulla moltiplicazione dei possibili touchpoint l'analisi di Jez Frampton, Global Chief Executive Officer di Interbrand, Proprio la capacità d'innovarsi rappresenta una conditio sine qua non della permanenza in classifica.

Accanto a Facebook, l'ingresso di Pampers che ha saputo utilizzare al meglio i social per fidelizzare la propria clientela e ha permesso al brand di entrare in classifica al 34esimo posto.
Ottima la performance di Kia che continua a guadagnare importanti quote di mercato, soprattutto nel mercato statunitense e si fa strada anche nel vecchio continente.

Le migliori performance sono quelle registrate dalla Mela morsicata che, anche senza Jobs, continua a registrare ottimi risultati, difendendo a denti stretti il patrimonio dell'uomo che ha inventato il futuro. Non sorprende la crescita della creatura di Jeff Bezos, il colosso Amazon ha cambiato il nostro modo di leggere e ora sta modificando lo stesso modo di scrivere i libri, riuscendo a trasformare il Kindle Fire in un device capace di battagliare con il blasonato iPad.

Samsung
si conferma leader nel segmento degli smartphone, sorpassando sia Apple che Nokia, anche grazie alla massiccia campagna promozionale per il lancio del Galaxy SIII che ha debuttato alle Olimpiadi di Londra.

Quindi la tecnologia continua imperterrita il suo dominio, occupando la metà delle prime 10 posizioni. Buone anche le performance del settore automotive. A cui si affianca la capacità di resistenza dei brand del lusso, che resistono alle avverse condizioni economiche. Brand come Louis Vuitton (#17; 23,577 miliardi di $, +2%), Gucci (#38; 9,446 miliardi di $, +8%), Hermès (#63; 6,182 miliardi di $, +15%), Cartier (#68; 5,495 miliardi di $, +15% ), Tiffany & Co. (#70, 5,159 miliardi di $, +15%), Burberry (#82; 4,342 miliardi di $, +16%) , e Prada (#84; 4,271 miliardi di $) confermano questa tendenza.

In allegato la classifica completa

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