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Pubblicato: 11 Giugno 2013

The Birth of Competere.EU

Un nome, un programma. È stato infatti presentato ieri a Roma Competere.EU, il nuovo pensatoio italiano nato con la mission di elaborare e implementare politiche e pratiche per lo sviluppo sostenibile. Presidente di questa nuova associazione è il docente di Business Administration alla John Cabot University Pietro Paganini, mentre il Segretario Generale è il consulente di comunicazione strategica e management organizzativo Roberto Race. Un supporto alla politica e alle istituzioni, retto grazie all'iniziativa volontaria: è questo Competere.EU, come ci spiega meglio il segretario Roberto Race.

Perché avete dato vita a Competere.EU?
L’Italia e l’Europa in generale  hanno uno straordinario potenziale innovativo e creativo, ma inespresso. Per di più il nostro continente, e soprattutto l'Italia, hanno un modello di sviluppo conservativo che non è più in grado di competere. Siamo schiacciati dai paesi in via di sviluppo che producono a costi bassissimi e che oggi stanno sviluppando anche grandi competenze, e i paesi che innovano. Mi pare che si possa perseguire una sola via delle due, la seconda. Con Competere.EU vogliamo elaborare e implementare le politiche che favoriscono l’esplosione di questa meravigliosa energia. Vorremmo contribuire a produrre soluzioni per problemi complessi. L’innovazione nasce se si stimolano creatività e curiosità. E la curiosità è il primo principio di Competere.EU. Competere.EU perché crediamo nella competizione tra idee, per questo promuoviamo la diversità, perché più idee differenti ci sono, più competizione avremo e più salti in avanti nel processo di sviluppo sociale e culturale. La competizione non è un processo negativo che esclude, al contrario, come la vediamo noi, include, coinvolge, condivide, permette a tutti di partecipare e imparare. E' una formula win-win. E' un processo bellissimo che deve essere aperto a tutti: società aperta, partecipazione individuale, diversità, sono i principi della società contemporanea, aperta appunto.
 
Siete appena nati e già venite definiti come il primo think thank 3.0. Perché?
Forse perché ci distinguiamo dagli altri think-tank per l’approccio anglosassone agendo contemporaneamente su tre livelli: la ricerca, attraverso la diffusione di pubblicazioni e la promozione di conferenze o seminari, l’interazione con la società civile per creare consapevolezza sulle campagne che Competere.EU metterà in campo e il confronto con il mondo politico ed istituzionale per la costruzione di percorsi politici e legislativi condivisi.  Probabilmente veniamo definiti un pensatoio 3.0 perché alla forma tradizionale stiamo favorendo il contributo esterno, coinvolgendo individualità che per competenze, interessi e genialità, vogliono partecipare alla costruzione delle nostre iniziative. Crediamo che il crowdsourcing sia un modello straordinario e necessario oggi, proprio per elaborare idee che non restino marginali. Il nostro “Problema Paese” oggi è proprio il provincialismo e la marginalità: rischiamo di essere esclusi dai processi che sviluppano idee e prodotti. Non è solo una marginalità economica, ma culturale. E' un peccato vista la vitalità dei nostri giovani.
 
Quali sono le prime iniziative in programma?
Competere.EU inizierà nei prossimi giorni le proprie attività con il monitoraggio su come le istituzioni e le aziende si stanno preparando alla grande sfida di Expo 2015, la presentazione di un rapporto sulla proprietà intellettuale ed un evento su come l’economia italiana potrà rilanciarsi grazie alla creazione di un mercato più attraente per i talenti e le aziende innovative, dando vita così al nuovo mercato del lavoro. La formazione è uno dei temi fondamentali. Gli innovatori passano dalla scuola. Sarà poi grande l'attenzione sia per le aziende che lavorano in settori ad alto valore aggiunto, come l'hi-tech e la difesa, che per quelle che riescono ad innovare mondi ritenuti tradizionali come quello dell'agricoltura.
 
Chi fa parte del centro studi?
Abbiamo già un pool di ricercatori che darà vita al centro studi. Abbiamo fatto e stiamo facendo scouting tra i ricercatori tra il 25 e i 40 anni trovando veramente dei grandi talenti che il nostro sistema universitario è colpevolmente incapace di valorizzare e che anzi respinge. A questo aggiungiamo il crowdsourcing e la possibilità di coinvolgere grandi intelligenze da tutto il mondo, a partire dai giovani ricercatori delle Università del Mediterraneo.
 
Avete coinvolto qualche “barone universitario”?
Abbiamo scelto di far vivere Competere.EU, almeno in questa prima fase, senza cercare benedizioni dai classici nomi che negli ultimi quarant’anni hanno lavorato a fasi alterne con quasi tutti i governi essendo volontariamente o involontariamente spesso complici delle scelte che ci hanno portato alla crisi attuale. Vogliamo lavorare alla costruzione del futuro di questo Paese e non fermarci a guardare la realtà, nel migliore dei casi, con lo specchietto retrovisore.
 
Competere.EU ha sede a Roma ed aprirà a Bruxelles. Che tipo di attenzione dedicherete al Mezzogiorno?
Grande, con la consapevolezza che in Italia ed in Europa si vince e si perde tutti assieme. Chi sostiene il contrario è miope e fa ragionamenti di brevissimo periodo. Il Mezzogiorno ha grandissime potenzialità e rappresenta al contempo un'opportunità e un rischio per l'UE. Anche secondo un ragionamento pragmatico è stupido non coinvolgere il Sud d'Italia, ed in generale il Sud del mondo a partire dai tanti talenti del Mediterraneo. Il Mezzogiorno è una delle aree d'Europa con la maggiore presenza di giovani, di cui tanti altamente scolarizzati, che se messi nelle condizioni di lavorare possono contribuire al rilancio del Paese.  Bisogna però creare un contesto favorevole far ripartire la domanda interna ed il mercato del lavoro, nel caso contrario il Mezzogiorno, come altre aree del Paese che oggi sono state travolte dalla crisi, rischia di diventare una polveriera in cui la disoccupazione e la mancanza di reddito possono scatenare una vera emergenza sociale. Sud, donne, immigrati, per noi sono tutti fattori e soggetti che non possono che contribuire esponenzialmente ai processi di innovazione. Solo un paese di sciocchi non se ne accorge. Si guardino i paesi del Nord Europa, o la Silicon Valley, fanno l'esatto contrario di parte della vecchia Europa. E infatti i numeri danno loro ragione. Al di là delle questioni di principio e di pari dignità individuale che non solo condividiamo ma sosteniamo, chi vuole crescere economicamente non può prescindere dall'aprire i processi decisionali e produttivi a intelligenze diverse di magnifico valore.
 
Come giudicate l'azione di questo governo?
E' ancora presto per dare giudizi, al di là delle risposte diplomatiche. Detto ciò ci aspettiamo che siano capaci di non perdere le ultime occasioni che stanno passando per rilancio del Paese. Noi faremo le nostre proposte, continueremo con la nostra attività di stimolo e “punzecchiatura”. Saremo “asfissianti”. Ma già lo siamo, come sul lavoro, è da mesi che insistiamo sui nostri temi, e ora lo faremo di più. Vogliamo dunque Governi aperti che non siano l'espressione di un clan politico e culturale.
 
Ed i primi mesi del Parlamento?
Il Parlamento con le ultime elezioni ha cambiato faccia ed oggi ci sono tante new entry che possono portare nel dibattito politico le esigenze del Paese. Vogliamo anche rompere gli schemi di partito, siamo convinti che ci sono tanti bravi rappresentanti con idee diverse che possono portare contributi brillanti al dibattito. Ci chiamiamo “Competere” per questo, perché mettiamo le idee in competizione.

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