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Pubblicato: 21 febbraio 2018

2018, i trend del settore beauty

Consumatori sempre più giovani, i social, gli influencer e l'etica: come sta cambiando il settore beauty

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Il 2017 è stato un anno di fondamentale importanza per il settore del beauty, nella quale ha dimostrato le sue vere potenzialità. Tanto che, secondo la “World Cosmetics Market Opportunities and Forecast 2014-2022“, il segmento toccherà quota 430 miliardi di mercato globale entro il 2022. Una fotografia approfondita del settore, pensata specialmente per i professionisti del settore della comunicazione beauty, arriva dallo studio “Hello Beauty” realizzato da LOW, la unit di The Big Now.

“Come agenzia, specie in questo ultimo anno, abbiamo avuto modo di confrontarci in maniera diretta con il settore beauty attraverso diversi clienti. Ci è sembrato importante fare un punto dedicato a questa industry per arrivare preparati ai progetti futuri”, afferma Massimiliano Chiesa, Co-Founder e Chief of Creative Innovation di The Big Now. “Documenti come “Hello Beauty” sono per noi strumenti imprescindibili per approcciarsi in maniera coerente ai clienti e ai relativi consumatori. Condividerli anche all’esterno rappresenta per noi un ulteriore e significativo valore aggiunto”.

 

  1. Parola dell’anno: Millennials
  2. Un target difficile
  3. Ritratto della Generazione Z
  4. Chi guida il cambiamento: gli influencer

 

 

La parola dell’anno: Millennials

La parola dell’anno è, senza dubbio, “millennials“. Le ricerche Mintel a livello globale ci confermano che il focus di prodotti e comunicazione è stato sulla fascia d’età 18-35. I consumatori non si sentono più rappresentati dal numero d’anni, come nemmeno dal gender o dal body-type. Sono loro stessi che vogliono autodeterminarsi, a discapito dei brand che non dovranno più dirgli come sentirsi. Inoltre, il 40% di chi si trucca tra i 25 e i 34 anni si sente frustrato nel non trovare prodotti con l’esatta tonalità della propria pelle.

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Un target difficile

I marchi della cosmesi più classici, quelli dei grandi gruppi come Estée Lauder o L’Oréal fanno però fatica a conquistare le più giovani. La comunicazione sui social media o l’utilizzo di influencer risulta forzato a differenza dei brand più giovani che risultano più abituati e credibili nell’utilizzo di queste metodologie di comunicazione. La soluzione? Acquisire!

 

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Ritratto della Generazione Z

Nel 2017 si è notata una prima apertura alla generazione più giovane, i Gen Z. Nati tra il 1995 e il 2010 condividono i nuovi valori millennials come equità e individualità. Questi sembrano pochi ma rappresentano il 26% della popolazione Italiana. Hanno dimenticato il computer e navigano solo dal loro smartphone, il che influisce nel processo di vendita. Secondo fonti Google su ricerche US, due giovani su tre acquistano online. In Italia si ipotizzano ovviamente dati inferiori, questo non significa però che l’utilizzo dello smartphone non influisca sul processo d’acquisto.

 

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Tra le altre cose: il 67% di Gen Z americani preferisce cercare risposte sullo smartphone rispetto a chiedere alle commesse; le informazioni sui brand vengono maggiormente cercate su social o app rispetto ai siti istituzionali; i social hanno una fruizione passiva legata a contenuti divertenti (bite-sized) piuttosto che per condividere.

 

Chi guida il cambiamento: gli influencer

Il mercato digitale negli anni ha aperto le possibilità di acquisto delle persone. Se lo stile per secoli è stato guidato dalle masse e supportato dai processi di globalizzazione, l’accesso a internet ha dato la possibilità ad ognuno di cercare quello che si vuole. Ma cosa vogliamo? Abituati ad accendere la televisione e a muoverci tra i canali disponibili, ora ci troviamo a cercare su Google cosa guardare su Netflix. Lo stesso processo avviene in maniera simile in tutte le categorie merceologiche, per questo abbiamo imparato a farci aiutare nelle scelte da personaggi deputati: gli influencer.

 

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Macro influencer

Sono i più conosciuti e le loro fanbase sono superiori ai 100mila follower. In questa categoria sono incluse anche le celebrities con forte presenza social. Come lavorarci? Con collaborazioni a lungo termine che permettano all’utente di sedimentare la partnership.

 

Micro influencer

Ci sono studi contrastanti sulla definizione, la più accreditata è che si tratti di persone con profili sociali e relative fanbase inferiori ai 30mila. Questo permette a questi di essere percepiti come amici e conseguentemente come autentici e credibili. Rispetto ai fratelli maggiori la reach potenziale è sicuramente inferiore ma l’engagement rate è considerevolmente maggiore.

 

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