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Pubblicato: 28 Marzo 2018

I comportamenti d’acquisto delle mamme native digitali

Mamme native digitali: un segmento piccolo, ma pregiato

mamme native digitali

È un settore spesso difficile da comprendere, vista la sempre più decrescente natalità nel paese. Quali sono i più importanti trend relativi ai comportamenti d’acquisto delle giovani mamme, quelle native digitali? Lo ha indagato un’analisi della Unit Research & Insight di GroupM, che ha tentato di decifrare i comportamenti negli acquisti di prodotti e servizi per neonati e bambini. Questo grazie all’utilizzo dei dati e a un nuovo approccio Digital First Research.

“Adottando un nuovo approccio siamo riusciti ad avvicinare in maniera efficace un segmento non semplice da reclutare a causa del decremento della natalità” spiega Serafina Croce, Consumer Insight Manager di GroupM. “Se le strategie dei clienti sono sempre più digitali e basate sui dati a supporto di attività di comunicazione più addressable, anche le ricerche sul consumatore possono essere altrettanto segmentate, arricchendo gli insight raccolti in forma dichiarata con l’osservazione del dato comportamentale effettivo nel nostro Live Panel Mums”.

 

  1. Un segmento piccolo, ma pregiato
  2. Mamme ben informate
  3. Le nuove mamme e il rapporto con i brand

 


Un segmento piccolo, ma pregiato

La maggioranza delle mamme intervistate ha tra i 25 e i 44 anni, più della metà sono Millennials, molte sono laureate, il 61,2% di loro lavora, dato superiore alla media nazionale, ma quasi tutte si occupano regolarmente della spesa alimentare settimanale e più di due terzi dichiara una spesa complessiva mensile del nucleo familiare intorno ai 2.000 euro.

Un segmento di valore, non solo dal punto di vista del profilo socio-demografico ma anche per la personalità dinamica e attiva di chi lo compone. Le giovani mamme sono attente all’immagine (68,5%), sperimentatrici – in particolare nel food (61,4%) -, attratte dalla tecnologia (60,8%), curiose in ambito culturale (51,2%) e con una vita impegnata e carica di responsabilità (37,1%).

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Mamme ben informate

La loro navigazione online conferma questo nuovo volto della maternità: le mamme giovani sono ben informate, aperte e protettive, con interessi ai quali non rinunciano, anche dopo la maternità. Dall’analisi degli interessi online monitorati con [m]Core emergono tecnologia e digital device, viaggi e vacanze, health & fitness, shopping, style & fashion, ma anche sviluppo della propria carriera e corsi di specializzazione professionale o per incrementare il proprio livello di istruzione.

 

mamme native digitali

 

Emerge inoltre che la funzione che Internet assolve per loro è quella di negozio online. Il 95,8% dichiara di aver fatto shopping online nel corso dell’anno, ma il punto vendita fisico rimane un punto di riferimento importante all’interno della loro customer journey: oltre metà delle Live Panel Mums dice di informarsi su Internet in fatto di Prodotti per neonati e bambini e poi di completare l’acquisto offline.

 


Le nuove mamme e il loro rapporto con i brand

Hanno attitudini positive anche nei confronti dei brand online, ma per fare in modo che queste non vengano intaccate è utile che i brand migliorino alcune regole d’ingaggio. Il tone of voice dovrebbe presidiare i codici dell’intrattenimento e dell’ironia (72,4%), la targhettizzazione deve essere mirata sui gusti e gli interessi personali (62,1%), i brand devono prevedere dei rewarding se viene chiesto loro di condividere informazioni (86,2%). Non di meno, l’atteggiamento più diffuso tra le Millennial di oggi è la tendenza a collezionare più esperienze che cose e oggetti, anche perché le esperienze meglio si prestano a essere condivise sui social.

 

mamme native digitali

 

“Essere rilevanti, incrementando la componente di servizio o di intrattenimento, fornire tutto molto rapidamente e in modo semplice è la strada che i brand devono percorrere per emergere in un contesto affollato, pieno di informazioni e stimoli rilevanti. Saranno ricambiati con un alto livello di fedeltà e con una costante condivisione positiva tramite passaparola e social sharing” conclude Serafina Croce.

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