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Pubblicato: 8 marzo 2018

Apologia del lavoro rosa

Ovvero l'importanza di offrire alle donne pari diritti sul lavoro

donne lavoro

Se ne parla ancora troppo poco, e purtroppo solo in determinate occasioni. Come quella dell’8 marzo, festa internazionale della donna, che torna anche in questo 2018 a ricordarci tutte le differenze di genere e le ingiustizie che il gentil sesso deve subire al giorno d’oggi. Mastercard, Sodexo e la master coach Marina Osnaghi svelano le molte problematiche relative al mercato del lavoro, e i pochi, piccoli passi che il mondo sta facendo per riuscire a colmare questo gap.

 

  1. Mastercard: le donne guidano il cambiamento
  2. Sodexo: il gender balance sancisce il successo delle imprese
  3. Marina Osnaghi: “Le donne CEO hanno una marcia in più”

 


Mastercard: le donne guidano il cambiamento

Il Mastercard Index of Women Entrepreneurs (MIWE), giunto alla sua seconda edizione, evidenzia una crescita delle imprese femminili in contesti con economie più sviluppate dove le donne imprenditrici hanno a disposizione maggiori risorse ed opportunità, come l’accesso al capitale, ai servizi finanziari e a percorsi accademici.

 

Crescono le imprese femminili in tutto il mondo

Nonostante i pregiudizi culturali, che costituiscono un forte limite e ostacolo alla realizzazione dei propri obiettivi di business, l’avviamento e l’affermazione di un’impresa gestita da donne sono in crescita in tutto il mondo. La classifica dei paesi in cui le donne imprenditrici ricevono maggiore supporto e condizioni migliori, pur non essendo immuni da pregiudizi e discriminazioni, vede stabile al primo posto la Nuova Zelanda (74,2), seguita da Svezia (71,3), Canada (70,9) e Stati Uniti (70,8). Nella top ten rientrano anche: Singapore (69,2), Portogallo (69,1), Australia (68,9), Belgio (68,7), Filippine (68) e Regno Unito (67,9).

Inoltre, la ricerca indica che le migliori opportunità imprenditoriali per le donne, non sempre vanno di pari passo con lo sviluppo economico di un paese. Economie emergenti come il Ghana (46,4%) – che rientra per la prima volta nello studio quest’anno, insieme a Malawi e Nigeria, Uganda (33,8%) e Vietnam (31,3%), presentano le percentuali più alte di donne imprenditrici, le quali avviano un’attività mosse dalla necessità anche quando mancano conoscenza e opportunità economiche.

 

lavoro donne

 

Il mercato italiano

L’Italia, come evidenzia la ricerca Mastercard Index of Women Entrepreneurs, registra una crescita del 41% delle attività imprenditoriali avviate da donne, seconda solo alla Corea, dove il numero delle donne imprenditrici è aumentato notevolmente (+88%), e prima della Svezia e Costa Rica che la seguono (+37%). Secondo lo studio Mastercard, nel nostro Paese, le donne imprenditrici rappresentano circa il 26% del totale, rientrando nella top 20 dei paesi con donne ai vertici di aziende.

Nella classifica mondiale dei paesi che offrono supporto e condizioni ottimali per le donne che decidono di avviare un attività imprenditoriale, l’Italia si posiziona al 42° posto, avanzando anche di 2 posizioni rispetto all’anno precedente. Per accesso alla formazione e agli strumenti finanziari le donne imprenditrici del nostro paese si classificano alla 38° posizione. Mentre se si vanno ad analizzare aspetti come le facilitazioni nel fare business e la percezione culturale della donna come imprenditrice, l’Italia si classifica al 31° posto nel mondo.

È interessante notare che l’Italia, nonostante alcuni indicatori meno favorevoli, fa comunque parte dei paesi in le donne imprenditrici sono più in crescita e sono le vere protagoniste del cambiamento perchè riescono sfruttare al meglio le opportunità disponibili nei rispettivi campi pur non essendoci condizioni di accesso simili ai primi paesi in classifica.

 

lavoro donne

 

Imprenditoria, un’opportunità

L’avvio di un’attività imprenditoriale è vista dalle donne come un’opportunità, come nelle Filippine, in Botswana, in Thailandia, in Polonia e in Costa Rica. Qui, sebbene non ci siano condizioni favorevoli per l’imprenditoria, un numero molto elevato di donne sono alla guida di aziende e ricoprono professioni e ruoli di rilievo nel panorama imprenditoriale locale.

La Corea (da 53,2 a 57,2; 44°) è il paese che ha visto migliorare il proprio punteggio in modo più sostanziale degli altri, con una vera e propria impennata delle attività imprenditoriali gestite da donne. La percezione positiva delle donne imprenditrici e di successo e la costituzione di una task force per la parità di genere nel paese, hanno contribuito alla crescita del panorama imprenditoriale femminile coreano.

 

Gli ostacoli

Secondo la ricerca, tra gli ostacoli maggiori che impediscono alle donne di avventurarsi nel mondo imprenditoriale ci sono: il pregiudizio di genere, che contribuisce a frenare l’accettazione sociale e culturale, la mancanza di fiducia in se stesse e la mancanza di finanziamenti e fondi/capitale di rischio.

La mancanza di fiducia in se stesse costituisce un fattore molto incisivo nel dissuadere le donne dall’avviare una propria attività imprenditoriale. In paesi come il Belgio (25,5%, 22°), la Germania (25,3%, 24 °) e il Regno Unito (25%, 27 °) la percentuale di imprese femminili sul mercato è inferiore alle attese, pur avendo sistemi di regolamentazione efficienti e un accesso elevato alle risorse.

 

lavoro donne

 

Volere è potere

Ma volere è potere. Infatti, in paesi come l’Indonesia (62,4; 30°), il Ghana (61,5; 33°), il Brasile (61,1; 35°), il Messico (60,2; 38°), l’Uganda (57,6; 43°) e la Nigeria (56,4; 45°), dove è la necessita a spingere le donne ad avviare un’attività, queste sono più propense degli uomini ad impegnarsi nell’imprenditorialità. Queste imprese, inoltre, spesso inserite nell’area dell’economia sommersa, tendono ad assumere la forma di lavoro autonomo, in settori meno tecnologici e con dimensioni più ridotte.

Sebbene Medio Oriente e alcune regioni dell’Africa come gli Emirati Arabi Uniti (49,5%, 49 °), la Tunisia (45,2%, 51 °) e l’Arabia Saudita (39,3%, 54 °) abbiano totalizzato alcuni dei punteggi più bassi dell’Indice, questi paesi riportano anche le maggiori aspettative di crescita tra le imprese al femminile (in media 37%). Oltre la metà delle donne imprenditrici negli Emirati Arabi e in Tunisia si aspettano di assumere oltre i 6 dipendenti nei prossimi 5 anni. Le donne in Arabia Saudita hanno più probabilità rispetto agli uomini di avere ambizioni di crescita del proprio business.

 


Sodexo: il gender balance sancisce il successo delle imprese

L’equilibrio tra i sessi è la ragione del successo delle imprese. È quanto emerge dallo studio del Gruppo Sodexo sugli effetti del gender balance: secondo gli esperti, per ottenere performance ottimali il mix perfetto di uomini e donne in azienda si aggira tra il 40% e il 60%. L’apporto “rosa” accresce la sicurezza sul posto di lavoro (+12%), aumenta la produttività (+8%) e il tasso di partecipazione dei dipendenti (+12%).

 

Un giusto bilanciamento

Il giusto bilanciamento tra i sessi nelle aziende apporta numerosi e concreti vantaggi: la presenza femminile nei team influenza positivamente l’andamento delle company creando benessere e potenziando il business. Infatti, per avere prestazioni ottimali, la proporzione perfetta nei team si aggira tra il 40% e il 60% e nel 2016 il tasso di partecipazione dei dipendenti,o “employee engagement”, ha registrato un +12% nelle società dove c’è gender balance rispetto a quelle dove non sono bilanciati.

Inoltre si registra +8% rispetto alla media del tasso di conservazione dei dipendenti, o “employee retention”, nelle aziende in cui vige la parità dei sessi; mentre il tasso di trattenimento dei clienti, altrimenti detta “client retention”, inteso come l’a ver conservato più del 90% dei propri clienti, è maggiore del 9% nelle aziende bilanciate rispetto a quelle sbilanciate. Anche la sicurezza sul posto di lavoro ha ottenuto +12%, ovvero si sono verificati un numero inferiore di incidenti nelle realtà bilanciate e la produttività, o “operating margins”, è aumentata dell’8% dove vi è lo stesso numero di uomini e donne.

 

donne lavoro

 

Un obiettivo prioritario

Come rilevato dalla ricerca McKinsey, a livello mondiale, le donne generano il 37% del PIL, nonostante rappresentino il 50% della popolazione in età lavorativa e sono evidenziate grandi disparità tra le aree geografiche. Infatti, la quota di produzione regionale del PIL originata da loro è del 17% in India, del 18% nel Medio Oriente e in Nord Africa, del 24% nell’Asia meridionale e del 38% nell’Europa occidentale, mentre in Nord America e Oceania, Cina, Europa orientale e Asia centrale, la quota è del 40-41%.

Inoltre, solo il 5,2% dei CEO di S&P500 sono donne e sempre più aziende stanno riconoscendo l’importanza di correggere questi squilibri, garantendo la promozione di più donne alle posizioni di comando. A tal proposito, il 75% dei CEO afferma che la diversità di genere occupa un obbiettivo prioritario nell’organizzazione soci etaria e, come racconta Forbes, molti di loro hanno l’intenzione di garantire la parità di genere nella leadership.

 


Marina Osnaghi: “Le donne CEO hanno una marcia in più”

Da Mary Barra, CEO di General Motors, la donna più potente del mondo secondo Fortune, a Indra Nooyi, AD di Pepsi, fino a Marillyn Hewson, CEO del colosso militare Lockheed Martin. Le donne, come rilevato dall’importante testata statunitense, stanno ricoprendo sempre più ruoli strategici all’interno delle grandi aziende e stanno conquistando sempre più spesso ruoli solitamente considerati esclusivamente maschili: si è passati dalle 21 donne al comando nel 2016 all’interno della lista Fortune 500, alle 32 del 2017, con un incremento di circa il 50%.

 

Parità di diritti, parità di guadagni

Un bilanciamento del gender gap lento ma sempre più evidente, che nelle grandi aziende si sta manifestando anche nel portafoglio: da un’analisi del Wall Street Journal è emerso che tra i leader delle aziende presenti nel titolo S&P500 rimasti in carica per un anno, gli uomini hanno incassato in media 11,6 milioni di dollari, mentre le CEO ne hanno guadagnato circa 13,8 milioni. Ma quali solo le ragioni di questo successo al femminile? Se per i ricercatori, come riportato dalla rivista scientifica Science, citando un recente studio dell’Università di Edimburgo, il cervello delle donne è in grado di ottenere migliori performance a livello d’intelletto e di cognizione, per gli esperti di coaching le ragioni sono da ricercare nelle caratteristiche peculiari.

 

Donne manager

 

Successo e femminilità

“Le donne con cui lavoro mi raccontano della cultura fortemente maschilista con cui si trovano ad avere a che fare e che devono gestire nell’organizzazione” spiega la master coach Marina Osnaghi, che ha affiancato grandi donne CEO ed imprenditrici nel raggiungimento dei propri obiettivi. “Allo stesso tempo mi raccontano dei loro successi e del modo in cui vogliono preservare le loro caratteristiche femminili, pur essendo alla guida di organizzazioni che hanno ancora mentalità fortemente maschili.

Quali sono le caratteristiche forti di queste donne? Oltre ad avere competenze tecniche eccezionali; la passione della loro missione e la capacità di non mettersi mai nel ruolo della vittima o del ‘sesso debole’. Non hanno bisogno di dimostrare nulla, vivono se stesse ed il loro ruolo con serena tranquillità, crescendo con forza e coraggio, disposte anche a soffrire se necessario, pur di sostenere i propri ideali e la propria visione. Vivono con tenacia verso i risultati, con determinazione e tensione al miglioramento continuo. Si sentono ‘uguali e diverse’, nella loro unicità di essere, più che nella discussione dei sessi; hanno la capacità di donarsi incondizionatamente al proprio obiettivo ed alla cura del sistema. Vogliono lasciare il segno, esattamente quanto lo desidera un uomo. Una donna al governo di una azienda porta la bandiera della crescita e dello sviluppo degli esseri umani, caratteristica questa fortemente femminile, essendo più che mai la donna, predisposta a percorsi di potenziamento e crescita”.

 

Decidere sotto pressione

A conferma del parere della master coach, il Telegraph ha pubblicato uno studio realizzato dalla neuroscienziata Mara Mather dell’Università della South California, con l’aiuto di Nicole R. Lighthall della Duke University, dal quale è emerso che, messi sotto pressione, gli uomini e le donne prendono le proprie decisioni in modi diametralmente opposti: attraverso una simulazione di gioco d’azzardo, i ricercatori hanno scoperto che sotto stress le donne hanno preso le decisioni più intelligenti, abbandonando la partita in una posizione di comando o con puntate di “sicurezza”, mentre gli uomini hanno puntato tutto per una piccola possibilità di vincita.

Risultati ribaditi anche da Ruud van den Bos, scienziato dell’Università di Radboud in Olanda, che ha scoperto come la capacità delle donne di prendere le migliori decisioni emerga proprio con l’avvicinarsi di una deadline o dopo un evento molto stressante. Ma non è tutto: come riportato dal Time, le donne CEO sono molto più abili a motivare i propri collaboratori e quindi gli impiegati diretti da una donna sono coinvolti nel 33% nei processi produttivi, contro il 25% nel caso di un manager; dallo studio, inoltre, è emerso che le donne manager partecipano con entusiasmo al lavoro nel 41% dei casi, percentuale che scende al 35% tra i boss.

 

 

Le CEO hanno una marcia in più

Le donne CEO, hanno una marcia in più: sono capaci di mantenere sia la propria femminilità ed identità personale, che assicurare risultati eccellenti ed una specifica cura per una serie di processi aziendali; caratteristiche che permettono di mantenere alto il livello di benessere dei collaboratori e nello stesso tempo portare avanti con forza il governo dell’azienda” continua Marina Osnaghi. “Le qualità maschili sono da sempre identificate come ideali per il lavoro e la professione, mentre quelle femminili vengono, da alcuni, ancora relegate a professioni specifiche ed alla cura della famiglia.

Autorevoli studi confermano che le bambine non sentono alcuna diversità di genere, fino ad una certa età e poi abdicano la loro spontaneità per comportarsi da ‘donna’, che significa immediatamente l’esclusione di alcuni comportamenti ed il mancato accesso a caratteristiche e punti di forza, che sono solitamente esclusi da quelli tradizionalmente attribuiti all’idea di femminile; queste stesse bambine, crescendo, abdicano anche i loro sogni, di studio e di carriera, per portare avanti il lavoro di moglie e madre, che spesso sembra completamente incompatibile con una carriera di successo. Mentre il connubio è possibile; moltissime donne di successo hanno dimostrato che femminilità e carriera si possono sposare con gioia e soddisfazione”.

 

L’importanza di comunicare

“Quando si parla di leadership si parla anche di capacità comunicativa, le donne in genere, e di conseguenza anche le donne CEO, hanno, per comprovata base scientifica, l’attitudine innata verso una capacità comunicativa, di gran lunga più potente di quella di un uomo” conclude la master coach. “Lo provano anche gli studi che hanno esplorato la grandezza dell’area del cervello dedicata alla comunicazione, che è molto più estesa di quella di un cervello maschile.

Non a caso, molte delle professioni di supporto, come il Coaching, sono praticate nel mondo da un numero di donne maggiore rispetto agli uomini. Le donne CEO perseguono l’obiettivo costante di generare l’armonia nel posto di lavoro, ed hanno la capacità di sviluppare e far sviluppare ambienti che mettono le persone in condizioni di fornire risultati eccellenti in una condizione di fiducia reciproca e di sostenibilità professionale nell’ambiente di lavoro e vivono con forza lo spirito di sacrifico che le caratterizza spesso come madri”.

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