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Pubblicato: 27 Aprile 2015

Ballardini: “Ecco perchè l’Isis è la dimostrazione della sconfitta di Internet”

Intelligenza Collettiva? Forse sarebbe meglio parlare di Idiozia Collettiva. Il web sinonimo di democrazia e trasparenza? Insomma. Di democrazia non se ne vede più di prima, e di trasparenza, beh, l'effetto più comune è quello dell'offuscamento. Le menti annebbiate e manipolate non più per la censura, la mancanza di informazioni, quanto piuttosto per l'intasamento, le troppe informazioni. Tutto ciò è stato dimostrato nientemeno che dall'Isis, la cui esistenza comunicativa e mediatica non è altro che “l'11 settembre di Internet, la prima grande sconfitta della rete”. Non ha dubbi Bruno Ballardini, autore  di “ISIS®. Il marketing dell'apocalisse”, in uscita per Baldini&Castoldi il prossimo 13 maggio. Di seguito un interessante brano.

“La rete – che avrebbe dovuto portare democrazia, risvegliare le coscienze, liberare l’umanità – si  è trasformata nel più efficace dispositivo per controllare, manipolare, deformare la realtà e, in definitiva, dominare grandi masse orientandone le scelte. (.) Sul piano mediatico l’ISIS rappresenta in un certo senso l’11 settembre di Internet, la prima grande sconfitta della rete, così come l’attacco alle Torri Gemelle e ciò che ne è seguito hanno segnato la sconfitta della televisione e la morte del giornalismo televisivo. Perché se è relativamente semplice contrastare il terrorismo da un punto di vista «tecnico» (basta eliminarlo), non esiste ancora nessun modo per difenderci dalla disinformazione e dalla manipolazione che avvengono attraverso Internet. Nessun modo per arginare i danni che provoca. È questo il vero disastro portato dalla tanto santificata «democrazia digitale» e dai social network. In questo ventennio di proliferazione del web, nessuno nel mondo è stato «trasformato» dalla rete al punto di diventare più cosciente politicamente, più democratico, più civile, più colto, più umano di quanto non fosse prima. Siamo rimasti gli stessi selvaggi di sempre con la sola differenza che ora disponiamo di strumenti che, nelle nostre mani, stanno diventando sempre più pericolosi. Non è possibile verificare le fonti delle notizie, anzi oggi è perfino più facile creare fonti false. Non è possibile informarsi con certezza, perché in Internet l’informazione viene sommersa da un mare di disinformazione che pretende di avere lo stesso valore, al punto da impedire di distinguere e separare il vero dal falso. Mentre sulla carta stampata si veniva ingannati una volta, su Internet si può essere ingannati mille volte contemporaneamente. Qualcuno un tempo sosteneva che la comunicazione interattiva avrebbe sconfitto la monodirezionalità e quindi il potere persuasorio della televisione. Ebbene, un video distribuito su media interattivi, proprio a causa della sua viralità, ha un potere persuasorio paragonabile a quello della televisione. (.) La sconfitta della rete rispetto all’attacco mediatico dell’ISIS è evidente. Ma questa è solo l’ultima delle battaglie, mentre la guerra è già stata persa: Twitter e Facebook non ci permettono di vedere i fatti e di collegarli perché contribuiscono solo alla loro frammentazione e, di conseguenza, alla frammentazione della nostra cultura, della nostra morale e della nostra visione del mondo. Sui canali social non possono di certo essere trasferiti interi saperi filosofici, etici o politici, ma soltanto schegge di essi del tutto scollegate fra loro e decontestualizzate, ridotte a massime lunghe poco più di un tweet. (.) La democrazia digitale rende tutti uguali, e tutto uguale. Ma i social media contribuiscono a far perdere l’abitudine di acquisire autonomamente la conoscenza facendola propria ed elaborandola in un sistema coerente, e a prendere invece l’abitudine di ripetere sotto forma di sentenze la conoscenza altrui, senza più alcun contesto di riferimento, ma soltanto sotto forma di citazione. Mancano il nesso e la visione d’insieme che solo lo studio off line – magari con i libri – consente di avere. Tutto diventa ugualmente insignificante grazie al livello di idiozia e di insensibilità a cui siamo arrivati”.

Nino Fricano

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