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Pubblicato: 3 Marzo 2014

Come farsi assumere da Google

Incuriosito da un'intervista rilasciata nel giugno del 2013 da Laszlo Bock, vicepresidente delle risorse umane di Google, al New York Times, dove il manager sosteneva che la G.P.A. (la media voti di uno studente) è un criterio inutile per l'assunzione, Thomas L. Friedman, giornalista presso la stessa testata, ha deciso di approfondire la questione, andando a chiedere al manager cosa sia necessario per entrare nel prestigioso mondo lavorativo del brand. Un quoziente intellettivo altissimo? Una grandissima esperienza? Capacità di leadership fuori dall'ordinario? Niente di tutto questo: infatti nessuna di questa compare nei 5 must have che l'azienda cerca nel suo candidato ideale.

Quindi, niente quoziente intellettivo fuori dall'ordinario: come Bock spiega al giornalista americano, Google cerca una spiccata 'abilità generale cognitiva', ovvero un'accentuata “capacità di imparare. È la capacità di elaborare in tempo reale. È la capacità di mettere insieme pezzi diversi di informazioni”. Una particolare variante di ciò che che le aziende solitamente cercano: così come la leadership, richiesta in chiave classica in moltissimi posti di lavoro, in chiave meno ortodossa da Google. Come sostiene Bock, essa “è la leadership, una particolare leadership emergente in contrapposizione alla leadership classica. Questa solitamente è: eri presidente del club degli scacchi? Eri vicepresidente delle vendite? In quanto tempo ci sei arrivato? A noi non interessa. Quello che ci interessa è, quando tu sei membro di una squadra e questa si trova di fronte a un problema, se sei capace al momento giusto di fare un passo avanti e prendere il comando. E, al momento opportuno, sei capace di fare un passo indietro e cedere il comando a qualcun altro? Perché in questo ambiente è fondamentale per un leader efficace saper essere disposti a cedere il potere”.

Umiltà e responsabilità sono il binomio che occupano la terza e la quarta posizione, secondo Bock. Una responsabilità che serve ad entrare dentro i problemi, ed un umiltà che renda capaci di “risolvere i problemi insieme, facendo ognuno la propria parte. Non si tratta di umiltà 'semplice', che crea spazi affinché altre persone diano il proprio contributo: è una questione di umiltà intellettuale. Chi non la possiede è incapace di imparare cose. Le persone di successo raramente sperimentano il fallimento, e quindi non sanno come sfruttarlo per imparare. Per loro, al contrario, se si riesce a fare qualcosa di positivo è perché loro stessi sono stati dei geni. E se accade qualcosa di negativo è colpa di qualche idiota, o dell’insufficienza di risorse, o del mercato che si è spostato”. Le persone che Google ha assunto e che hanno fatto carriera nell’azienda “sono capaci di discutere all’infinito, ma se qualcuno a un certo punto presenta loro un fatto nuovo, sono in grado di dire 'beh, questo cambia le cose: hai ragione tu'. Ci vogliono un grande ego e un piccolo ego nella stessa persona, nello stesso momento”.

L'attributo meno importante? Strano a dirsi ma è l'esperienza. “Se si prende qualcuno che ha una elevata capacità cognitiva, possiede un'innata curiosità, ha voglia di imparare e ha capacità di leadership emergenti, e la si assume come un addetta alle risorse umane, pur non avendo conoscenza dei contenuti, e la si confronta con qualcuno che si occupa di una cosa ed è un esperto, quest'ultimo dirà: 'l'ho visto già 100 volte, ecco cosa dovete fare'”. La maggior parte delle volte il non esperto arriverà alla stessa risposta, ha aggiunto Bock , “perché il più delle volte non è così difficile”. Certo, delle volte il 'meno esperto' rovinerà tutto, ma di tanto in tanto offrirà anche una risposta completamente nuova. E questa è la cosa più importante.

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