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Pubblicato: 24 Ottobre 2013

Confcommercio e Censis: vent’anni di consumi sotto la lente

In questo periodo di crisi in cui è forte l'allarme sul crollo dei consumi privati, un recente studio di Confcommercio-Censis mostra le modifiche nella composizione del panel di acquisti degli italiani in un arco di tempo decisamente lungo, dal 1992 al 2012, dalle quali si possono trarre osservazioni interessanti.

In tale ricerca i consumi delle famiglie vengono valutati sulla base del territorio, separando quelli di residenti e non per valutare la domanda effettivamente rivolta alle aziende e alla distribuzione, anche sulla base della residenza del soggetto, che permette di legare i comportamenti di consumo in aggregato alle determinanti degli stessi consumi. L'Italia è un Paese forte per il turismo e la spesa degli stranieri nel nostro territorio è maggiore di quanto sia la spesa degli italiani all'estero (nel 2012 lo scarto ammontava a 15,6 miliardi di euro), dando così più importanza al primo aggregato relativo al territorio.

Un dato che emerge è quanto negli ultimi vent'anni, sia aumentata notevolmente la propensione al consumo portando il reddito disponibile da 77,8% del 1991 a 91,6% nel 2012. Lo scorso anno, tuttavia, è stato il più critico dal punto di vista dei consumi per l'Italia, ma rispetto al 2011 si può, nonostante tutto, notare una lieve crescita (da 91,2 a 91,6). Questo fenomeno depotenzia la tesi che vuole le famiglie italiane depresse, al contrario, le famiglie hanno sostenuto i consumi, facendo la loro parte per il sostegno della produzione nazionale, ma sono state fortemente limitate nelle loro possibilità. Infatti il reddito pro capite è sceso del 4,9% nel 2012; rispetto al picco pre crisi del 2007, ciascun residente ha perso 12.000 euro di ricchezza finanziaria netta, 8.000 euro di valori immobiliari e 2.200 euro di reddito. In particolare nell'ultimo anno, il calo dei consumi ha assunto dimensioni significative e le famiglie, costrette a spese necessarie come quelle per la casa, hanno operato un forte ridimensionamento nell'acquisto di beni come mezzi di trasporto, abbigliamento e calzature, portando la riduzione a mezzo punto percentuale nell'arco di un anno.

La principale modificazione della struttura delle quote riguarda le telecomunicazioni, che si è quadruplicata rispetto a vent'anni fa, pari al 77% tra il 2007 e il 2012, grazie a dinamiche di prezzo più favorevoli e alla continua introduzione sul mercato di nuovi modelli. Per contro, i mezzi di trasporto evidenziano i cali più sensibili riducendosi di oltre il 45% a causa dell'eccessiva fiscalità sul settore e la cultura dei divieti. Purtroppo queste valutazioni sono destinate a peggiorare se riferite al 2013; infatti il reddito disponibile continua a ridursi, per il sesto anno consecutivo rispetto al 2008, e i consumi in termini reali potrebbero calare di un ulteriore 2,4-2,5%, anche se la statistica non suscita più stupore e preoccupazione dopo il calo del 4,2% del 2012, anno dei record negativi dell'economia italiana. Secondo alcuni istituti di ricerca, queste tendenze di protrarranno anche nel 2014: le valutazioni sono positive per il Pil (+0,5%) ma ancora negative per i consumi (-0,2%).

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