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Pubblicato: 8 Settembre 2014

Crisi, l’Italia è ancora pessimista

Contrariamente alle ottimistiche ipotersi circolanti, la visione del futuro da parte degli italiani non è affatto migliorata. A confermarlo è la ricerca Astarea, istituto indipendente di ricerche di mercato, che ha analizzato non solo i comportamenti adottati finora, ma anche le previsioni per il futuro, attraverso 8 indicatori-chiave: per la maggior parte della popolazione, la crisi  si sta configurando come una condizione strutturale, con quasi il 50% che ritiene che potrà essere superata tra i 3 e i 10 anni. Secondo un po’ più di metà della popolazione, la situazione economica propria e familiare nei prossimi 12 mesi non cambierà rispetto ad ora, migliorerà per  quasi un quinto, e per altrettanti peggiorerà. Un terzo pensano che la situazione economica dell’Italia peggiorerà.

Quali gli indicatori di questo cambiamento? La selettività negli acquisti, innanzitutto: continuerà ad essere generalizzata presso circa l’80% della popolazione, anche se gli italiani si dividono tra il 40% “essenzialisti”, orientati, anche per il futuro, ad evitare il più possibile le spese superflue, e il 44% più inclini a concedersi piccoli lussi, pur nell’ambito della cautela critica. In ogni caso, per i prossimi mesi, riguardo i trenta beni e servizi analizzati nella ricerca, si manterrà un atteggiamento “risparmioso” più che concedersi qualche spesa in più. La logica del risparmio non equivale necesariamente ad un approccio pauperistico intrecciandosi con altre esigenze, come il desiderio di sperimentazione e la ricerca della qualità e comfort nel punto vendita: permanendo il ruolo leader della GD, rispetto a quest’ultima sono relativamente aumentati e aumenteranno i nuovi acquirenti dei negozi Specializzati, dei Produttori diretti, dei Gruppi di Acquisto solidale, dei Negozi di prossimità (mediamente: 13% rispetto al 3% di Super-Ipermercati). E circa un quarto della popolazione esprime interesse per punti vendita innovativi, come gli “ibridi” – vendita e degustazione, quelli specializzati in prodotti freschi, ma soprattutto la vendita km0.

Quest’ultimo dato viene confermato dalla crescita, in prospettiva, del “mood” verso i prodotti naturali: si prevede un incremento  interessante dell’acquisto del prodotto organico (soprattutto alimenti vegetali, 36%, ma anche quelli ricchi di fibre, biologici, capi di abbigliamento in fibra naturale), senza elementi chimici. La necessità di risparmio incrocia la creatività personale nella domesticizzazione dei servizi  attraverso non solo la riduzione delle “uscite” per svago, ma anche il making domestico, come la produzione alimentare, il bricolage, la coltivazione di frutta e verdura. In quasi tutte le otto categorie di servizio analizzate, più della metà degli italiani dichiarano un orientamento positivo all’autogestione e, fra questi, mediamente circa il 30% esprime, per il futuro una propensione “attiva”. Gli imperativi del cost-saving integrano istanze di efficienza e di qualità della vita anche nell’orientamento verso la mobilità: circa un quarto della popolazione prevede di utilizzare  di più i trasporti pubblici e la  bicicletta, circa il 40% il Bike sharing, e il Car sharing. L’attitudine alla condivisione e alla economia dello scambio, in proposito,  coinvolge sempre di più gli oggetti oltre i servizi: si prevede infatti anche un incremento del noleggio di beni prima considerati personalissimi come tablet, pc, notebook,  capi di  abbigliamento, giochi e giocattoli, per non parlare degli utensili da giardino e per il bricolage.

I nuovi paradimi coinvolgono quindi, essi stessi, elementi di Sostenibilità intesa come salvaguardia delle risorse, attenzione   allo spreco, attenzione alla salute. In questo contesto, quale l’atteggiamento dei consumatori nei confronti delle Imprese che adottano comportamenti comportamenti economicamente, ambientalmente e socialmente Sostenibili? Intorno al 50% (con differenze interessanti considerando le diverse attività “sostenibili” di un’Impresa) esprimono una prospensione alla scelta dei loro prodotti, a parità di prezzo rispetto alle altre, dal  15 al 20% anche pagando un prezzo superiore. E comunque più di quarto (ma se consideriamo anche le valutazioni meno radicali, sono molti di più), guardano con sospetto la comunicazione delle Imprese sulla Sostenibilità, con un esplicito dubbio di “Green Washing”.E infine, che cosa si ha imparato dalla crisi, per il futuro? Primo: evitare di acquistare cose  inutili; secondo: prestare la massima attenzione alle offerte; terzo: sprecare il meno possibile in tutti i campi; quarto: risparmiare per garantirsi risorse per il futuro.

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