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Pubblicato: 29 novembre 2018

Le donne sono più propense a scegliere investimenti a basso rischio

I dati della ricerca Doxa per conto del Forum per la Finanza Sostenibile

finanza

La finanza sostenibile è… femmina. A dirlo è Doxa che per conto del Forum per la Finanza Sostenibile ha realizzato la ricerca «Donne e finanza sostenibile» presentata in Senato in occasione dell’evento di apertura della settimana SRI. Dall’indagine emerge che le donne sono più propense a prediligere investimenti a basso rischio e ad affidarsi alla consulenza degli esperti. L’indagine ha rilevato una maggiore sensibilità femminile per i temi ambientali, sociali e di governance (o ESG dall’inglese Environmnental, Social and Governance), soprattutto se legati agli aspetti sociali relativi al genere. Inoltre, tra le investitrici è stata registrata una maggiore propensione a investire in prodotti SRI (dall’inglese Sustainable and Responsible Investment). Infine, a livello trasversale tra i generi si rileva la necessità di un maggiore grado di informazione sui prodotti di investimento sostenibile e responsabile.

  1. Abitudini d’investimento
  2. Rilevanza dei temi di sostenibilità
  3. Conoscenza a propensione all’acquisto dei prodotti SRI


Abitudini d’investimento

La prudenza è l’elemento che caratterizza la gestione del risparmio, soprattutto tra le donne: infatti, il 59% delle intervistate predilige investimenti a basso rischio (10 punti percentuali in più rispetto agli uomini). Più accentuata è anche la propensione ad affidarsi alla consulenza degli esperti: una risparmiatrice su due investe solo in prodotti consigliati; per gli uomini la quota scende al 39%. Tra i fattori determinanti le scelte d’investimento, le risparmiatrici attribuiscono maggiore importanza rispetto agli uomini al consiglio del consulente finanziario (84% vs 72%) e alla compatibilità con i propri valori (76% vs 67%).


Rilevanza dei temi di sostenibilità

Oltre il 70% degli investitori ritiene che le tematiche ESG siano importanti in ambito finanziario: tra le donne la tendenza sale al 77%. In particolare, le scelte d’investimento delle risparmiatrici risultano più influenzate rispetto agli uomini dagli elementi sociali legati alle questioni di genere. Per esempio, la presenza di programmi dedicati alla conciliazione lavoro/famiglia e di politiche del personale volte a garantire le pari opportunità nelle imprese sono considerate rilevanti dal 76% delle intervistate contro, rispettivamente, il 63 e il 60% degli uomini.


Conoscenza e propensione all’acquisto dei prodotti SRI

Appena un quarto dei risparmiatori dichiara di conoscere i prodotti SRI; quasi la totalità del campione (90%) giudica inadeguato il grado di informazione sulla finanza sostenibile da parte di media, istituzioni e operatori finanziari. Queste tendenze sono trasversali rispetto al genere. Il mercato retail presenta un significativo potenziale inespresso: l’84% di chi non ha consapevolezza dei prodotti SRI o non ne possiede vi investirebbe parte dei propri risparmi. Inoltre, tra coloro che conoscono i prodotti SRI, circa la metà dichiara di essere interessato alla sottoscrizione, ma di non aver mai ricevuto proposte commerciali in tal senso.

«La ricerca Doxa segnala il fatto che quasi la metà delle donne assume in autonomia le decisioni finanziarie per la propria famiglia. Inoltre, le donne sono più sensibili degli uomini ai temi della sostenibilità ambientale e sociale e segnalano la carenza di informazioni sulla finanza sostenibile” osserva Marina Salamon, presidente di Doxa. E aggiunge: «Penso che questi dati siano molto significativi: testimoniano una competenza ed attenzione crescente da parte delle donne, il cui ruolo rilevante nella società è ormai acquisito. Banche, assicurazioni e società di gestione del risparmio dovrebbero tenerne conto, perché questo sarà un fattore strategico per il consolidamento della propria reputazione nei confronti dei clienti e, più in generale, degli stakeholder». Mentre Simone Pizzoglio, Head of Department, Data Science & Customer Experience di Doxa, specifica: «La ricerca è svolta su un campione molto inclusivo di risparmiatori: abbiamo scelto una quota davvero minima di risparmio annuo (pari a 1000 euro) per riuscire a descrivere l’atteggiamento di tutta la popolazione verso i temi della sostenibilità». E ancora: «Purtroppo la ricerca non esplora la quota, ancora troppo rilevante, di donne che non hanno capacità di risparmio autonomo, cosa che limita l’impatto – evidentemente positivo – degli atteggiamenti delle donne nelle scelte finanziarie delle famiglie».

Ma qualcosa sta cambiando. Ne è convinto Pietro Negri, Presidente del Forum per la finanza sostenibile: «In un contesto di crescita del mercato SRI, la scelta del focus sulle risparmiatrici nasce dalla constatazione che la donna riveste un ruolo sempre più centrale nel panorama economico-finanziario, in grado di imprimere un’accelerazione nella transizione verso un modello di sviluppo economico più attento all’impatto ambientale e sociale. In quest’ottica anche gli operatori e le istituzioni finanziarie manifestano una maggiore attenzione nel promuovere un’effettiva parità di genere nell’ambito dell’organizzazione aziendale». Come dire: indietro non si torna.

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