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Pubblicato: 28 Febbraio 2011

Il marketing che non c’è

Dalle stelle alle stalle. Un modo proverbiale per identificare una caduta nel baratro internazionale, in questo caso del calcio italiano. Le stelle erano quelle a strisce nerazzurre che brillavano nel cielo di Madrid non più di 9 mesi fa, mentre le stalle sono quelle contemporanee nella quali si sono impantanate tutte le formazioni italiane a partire dall’Inter Campione d’Europa.

Il calcio italiano vive sicuramente un momento difficile a livello mondiale, partito dal mondiale sudafricano, con il prematuro sciogliete le righe dopo il girone di qualificazione e proseguito in Champions League con le figuracce rimediate in territorio nazionale dal team di Moratti, il Milan di Berlusconi e la Roma in cerca di una proprietà solida alla quale affidare il futuro societario. Anche il Napoli, in Europa League, unica squadra ancora in gara, si è arresa ai ‘sottomarini gialli’ del Villareal guidati da Giuseppe Rossi, italiano ma anche lui costretto a migrare per trovare la ribalta. Certo, non tutto è ancora perduto, ma servono in terra straniera 4 gol senza subirne delle tre italiane di Champions per non dire addio alla più importante competizione, non solo per fascino, ma anche per meri interessi economici. Infatti è stato stimato che l’Inter campione abbia incassato nella notte del 22 maggio 2010 circa 100 milioni di euro. Una bella cifra per le casse sempre più vuote e sempre più ricapitalizzate dai Paperoni di oggi.

Ma quali sono le cause della disfatta di quello che veniva considerato il campionato più bello al mondo? Perché non è più appetito dai grandi campioni stranieri che preferiscono altri lidi?

Ci sono diverse motivazioni opzionabili. C’è chi dice che il problema sia solamente di natura strutturale, con un’età media delle squadre troppo alta rispetto alla media mondiale e con scarsa predisposizione a lanciare giovani prodigi o addirittura a venderli alle prime sirene, vedi caso Balotelli. Analizzando alcuni casi internazionali, questa ipotesi potrebbe essere veritiera, ma se si considera il Manchester United, i vecchietti come Scholes, Giggs o Ferdinand fanno ancora la fortuna dei ‘Red Devils’. Per uscire da questa crisi si dovrebbe ricominciare a coltivare talenti in casa ma le belle parole come sempre non trovano corrispondenza nei fatti.

Un altro aspetto da non sottovalutare è quello del marketing. I brand inglesi si vendono molto meglio soprattutto nei mercati asiatici che attualmente sono i più floridi. Ma il fulcro centrale è sicuramente quello degli stadi di proprietà che portano entrate nelle casse che rendono le squadre di calcio a tutti gli effetti un’azienda. Questo argomento la Redazione di MyMarketing.Net lo ha già affrontato rendendo omaggio al progetto avviato dal nuovo corso della Juventus che il prossimo Luglio inaugurerà il nuovo impianto moderno costruito sulle ceneri del vecchio ‘Delle Alpi’ di proprietà del comune di Torino. Un impianto moderno e avveniristico che accoglierà 45mila tifosi bianconeri per i match casalinghi e che consentirà a tutti gli appassionati di affollare lo stadio 7 giorni su 7 grazie al centro commerciale che sorgerà all’interno con altre aree di interesse.

Qualcosa si muove ma la strada da percorrere è ancora lunga e tortuosa.

Gianpiero Romanazzi

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