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Pubblicato: 14 Ottobre 2014

“Il ritardo dell’ecommerce italiano? Colpa anche della mancanza di offerta”

Come si è raccontato all'evento “Omnicommerce, il futuro del Made in Italy” (di cui abbiamo scritto qui), realizzato da Hybris Software in collaborazione con il Politecnico di Milano, l'Italia degli acquisti digitali fa ancora fatica, arraccando dietro alle economie più forti. Tuttavia i casi di successo ci sono: uno di questi è vente-privee.com, che è riuscita a sbancare nel nostro paese grazie all'innovativo business delle vendite evento. Abbiamo approfondito la questione con Andreas Schmeidler, Country Manager Italia del gruppo francese.

Una panoramica sul nostro paese: come sta andando vente-privee in Italia? Quali sono stati i vostri punti di forza nell'affermarsi nel nostro mercato?

vente-privee ha creato il modello delle vendite-evento nel 2001 in Francia, è leader del settore ed è presente in otto paesi europei (Francia, Italia, Spagna, Germani, Belgio, Olanda, Austria e UK) con una piattaforma di 23 milioni di soci e una collaborazione con più di 2.500 marche partner,  un fatturato di  1,6 miliardi del 2013 e una crescita del 23%.
In Italia il sito è stato lanciato nel 2010 e in pochi anni ha realizzato risultati eccellenti; chiudendo il 2013 con una crescita del 40% rispetto al 2012, il nostro paese si conferma un mercato privilegiato per l’azienda che qui registra 1.8 milioni di soci e una collaborazione diretta con circa 400 delle 2.500 marche partner totali. Il 98% delle aziende italiane con cui collaboriamo viene venduto a livello internazionale.
La Moda è ancora il settore di punta: oltre il 73% delle vendite proposte sulla pagina italiana è Fashion. Ma da circa due anni stiamo procedendo a una differenziazione dell’offerta per andare incontro anche al pubblico maschile: abbiamo inserito ad esempio il Vino e l’alta gastronomia che stanno dando eccellenti risultati. Ancora, stiamo sviluppando il settore dell’Entertainment con la proposta di spettacoli in anteprima o in esclusiva, come ad esempio con il recente musical Dirty Dancing, presentato al Teatro nazionale una settimana prima del debutto ufficiale, solo per i soci vente-privee.

Quali sono, in generale, i punti di forza della vostra tipologia di e-commerce, le flash-sales?

Le vendite-evento online, oggi note come flash sales, racchiudono diversi elementi: da una parte la community online, quella dei soci iscritti al sito, oggi 23 milioni di persone, poi la collaborazione con i brand, oggi oltre 2.500, con cui noi lavoriamo esclusivamente in modo diretto. Sono loro i nostri primi clienti per i quali realizziamo un servizio di valorizzazione delle giacenze, dei  prodotti ma anche dell’immagine: grazie a una campagna su vente-privee  un brand guadagna fino a 6 punti di notorietà e 4 soci su 10 vanno a ricercare una marca vista sul sito direttamente nel punto vendita tradizionale. Altro elemento, l’offerta economica che deve essere assolutamente allettante. E poi  il “tempo”, ovvero la vendita dura non oltre 3-5 giorni. Le vetrine online su vente-privee iniziano ogni giorno alle 7 del mattino: queste vendite “time-based” generano l’acquisto d’impulso, infatti oltre il 60% dello stock viene venduto tra le 7 e le 9 del mattino.
Un punto fondamentale della forza di vente-privee è senz’altro la fiducia: come creatori e leader di questo modello seguiamo dei valori di collaborazione diretta, condivisione e rispetto totale dei brand. Questo si traduce anche in un servizio al cliente-acquirente finale che deve rispondere ai più alti standard qualitativi: vente-privee ha finto per la 5° volta consecutiva il premio come migliore servizio clienti in Francia e in Spagna. Per garantire il massimo livello di qualità l’azienda ha scelto di non esternalizzare nessuna funzione: dal commerciale alla produzione, dal marketing alla logistica, dal servizio clienti agli shooting, tutto viene realizzato da noi nelle nostre sedi.

Nella crescita dei siti e-commerce, quanto sarà importante la perfetta integrazione dei vari canali in ottica Omnicommerce?
vente-privee è un canale complementare al retail tradizionale: lavoriamo a fianco dei brand per la gestione dei loro stock e realizziamo operazioni integrate che aumentano la percezione e la pubblicità della marca grazie all’enorme audience del sito. Abbiamo creato alcune soluzioni come ad esempio Rosedeal: un servizio che permette di acquistare un voucher sul nostro sito spendibile in uno dei punti vendita fisici o online della marca, una collaborazione questa che porta traffico fisico al brand.

Per quali motivi, secondo lei, l'Italia è rimasta indietro nel mercato degli acquisti digitali? Quali sono le resistenze da vincere nel nostro paese (e la Multicanalità è l'unica risposta)?

Sono diversi i fattori: abitudini di acquisto ancora rivolte alla prossimità, scarsa diffusione della banda, ma anche una ridotta offerta da parte degli operatori online.
Il nostro presidente, Jacques-Antoine Granjon, ha più volte sostenuto una visione di “Commerce” e non più suddivisa tra i diversi canali: sarà la circostanza che porterà un cliente a comprare online o in negozio, oppure ad informarsi in rete, provare un abito in boutique e comprarlo dallo smartphone. il futuro è senz’altro multicanale.

Cosa state facendo voi in questo senso?
Certamente un nuovo impulso al digitale per il cliente italiano è arrivato soprattutto negli ultimi anni da parte del mobile.
vente-privee ha intuito questa opportunità già dal 2010, anno in cui ha lanciato la prima App, recentemente abbiamo eseguito una nuova release con soluzioni integrate di utilizzo per una più completa esperienza d’acquisto.
Vediamo che via mobile abbiamo picchi di utilizzo al mattino nel momento di mobilità verso il luogo di lavoro mentre alla sera abbiamo un forte traffico attraverso tablet a cui la clientela maschile è sempre più affezionata. Il Mobile incide anche molto sul nostro fatturato, il 40% infatti di questo e del traffico sul nostro sito è dovuto a questo device, con picchi che arrivano oltre il 50% durante l’estate.
Ciò significa che in generale questi nuovi device a disposizione sono già parte integrante del consumo degli italiani.

Fabio Sarpa
@FabioSarpa

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