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Pubblicato: 11 ottobre 2018

Sono 7 milioni i “nuovi italiani” con radici sparse per il mondo

I dati dell'Osservatorio Nuovi Italiani Doxa - Etnocom indaga su usi e costumi dell'Italia

italiani

Quasi sette milioni di persone con radici sparse in giro per il mondo ormai vivono, lavorano e comprano in Italia. Chi sono davvero? Che cosa li guida nella scelta di prodotti e servizi? Come raggiungerli e conquistarne la fiducia? È quanto si propone di scoprire l’Osservatorio Nuovi Italiani Doxa-Etnocom, che nel 2018 torna a indagare sul campo usi e costumi dell’Italia multietnica. Perché l’immigrazione è un fenomeno sociale, certo, ma anche commerciale. E solo la conoscenza di chi e come può farne fruttare l’enorme potenziale.

Ai cinque milioni e mezzo di cittadini stranieri regolarmente residenti in Italia, infatti, se ne aggiungono quasi un altro milione e mezzo nati altrove con in tasca il passaporto tricolore. Insieme rappresentano oltre il 10% della popolazione della Penisola. È come se ci fosse una Regione in più, seconda solo alla Lombardia per numero di abitanti, che cresce anno dopo anno. Il panel Doxa-Etnocom è unico ed esclusivo, costruito, migliorato e arricchito dall’esperienza delle passate edizioni e rappresentativo dell’intero universo dei «nuovi italiani» over 18. Con quote per etnia, genere, età e area geografica, perfettamente proporzionate rispetto alle presenze effettive.

  1. L’identikit del ‘nuovo italiano’
  2. Il target da conquistare


L’identikit del ‘nuovo italiano’

Quasi il 60% dei ‘nuovi italiani ha meno di 44 anni con una quota di over 55enni pari ad appena il 15% sul totale (contro il 44% degli italiani). In Italia in media da oltre 11 anni, in più hanno una conoscenza sufficiente della lingua italiana. Se il 38% è single, il 31% ha famiglia con figli: in media 1,8 figli a famiglia, di cui la metà nata in Italia.

Dal punto di vista economico il 77% lavora e nel 45% dei casi ha un lavoro da ‘dipendente’. Il 60% dichiara di vivere almeno dignitosamente: i più agiati sono i cinesi, se la cavano meno bene gli africani. La vita dei «nuovi italiani» è caratterizzata da un difficile equilibrio tra assimilazione e differenziazione. C’è chi punta ad adeguarsi alla cultura, alla mentalità e allo stile di vita italiani. L’assimilazione risulta più facile a chi proviene dall’Est Europa. Albanesi e rumeni, in primis. Perché hanno culture più vicine alla nostra. Per loro l’Occidente rappresenta il mondo ideale del benessere. Ma c’è anche chi punta alla “differenziazione” intesa come conservazione della propria identità originaria. Questa tendenza è particolarmente spiccata tra i cinesi e tra alcune etnie africane. Per questi gruppi etnici tradizioni, abitudini culturali e religione vanno preservati.


Il target da conquistare

La fotografia che si ricava dall’Osservatorio Nuovi Italiani Doxa-Etnocom è quella di un target in costante crescita, giovane e vitale, inserito nei contesti più dinamici e attivi della nostra società. Non solo. Nei segmenti più integrati nel tessuto economico-sociale italiano i parallelismi fronte consumi con la popolazione italiana sono d’obbligo. Vale per le seconde generazioni, ma non solo. Pragmatici e disincantati, i “nuovi italiani” si relazionano in modo molto particolare agli acquisti percepiti quali simbolo tangibile della propria riuscita personale o, ancora, espressione di un nuovo modo di vivere. Per conquistarli però è essenziale tenere conto della diversità estrema delle etnie. È necessario addentrarsi nelle singole comunità e in tutte le loro segmentazioni per coglierne le caratteristiche specifiche e conquistarne fiducia e apprezzamento. Però ne vale pena. Garantito.

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