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Pubblicato: 19 Luglio 2017

Italiani insoddisfatti del proprio lavoro

Il mercato del lavoro italiano registra fortissime disuguaglianze: le difficoltà dei laureati italiani nello studio Bocconi e J.P. Morgan

Sono sempre di più gli italiani a essere insoddisfatti del proprio lavoro. Non solo oggi è difficile trovare occupazione ma è addirittura raro trovare un impiego che soddisfi le proprie aspettative. Ma quali sono i motivi di tale demotivazione? Al primo posto lo stipendio inadeguato (56%), seguito da orari poco flessibili (48%) e incertezza contrattuale (41%), senza dimenticare l’assenza di benefit e incentivi (37%). Ben 7 italiani su 10 (68%) quindi si lamentano delle proprie condizioni lavorative e dell’ambiente nel quale devono trascorrere la maggior parte delle loro giornate. E, come attesta Forbes in un articolo sulle cause della demotivazione al lavoro, l’insoddisfazione costa milioni in perdita di produttività. Anche le più grandi aziende oltreoceano corrono ai ripari come apparso sul New York Times che descrive la decisione di Walmart di aggiungere benefit al già raddoppiato stipendio dei dipendenti. Tra i più insoddisfatti ci sono donne tra 31 e 50 anni (79%), principalmente impiegati (75%) e operai (73%) del Sud (78%). È quanto emerge da uno studio promosso da Espresso Communication per Sodexo in occasione del lancio del nuovo e-book gratuito rivolto alle PMI “Qualità della Vita in Azienda, Motivazione e Welfare”.

 

Ma quali sono le principali cause di insoddisfazione al lavoro? Bassa retribuzione (56%), rigidità degli orari (48%) e ambiente di lavoro poco salutare (45%) sono sul podio, seguite da instabilità contrattuale (41%), assenza di benefit (37%) e scarse opportunità di carriera (36%), problemi relazionali con colleghi e superiori (30%), mancanza di riconoscimenti e promozioni (28%), scarsa identificazione nel sistema organizzativo (24%), automatizzazione e standardizzazione del mondo del lavoro che diventa meno appagante (23%). “La motivazione dei dipendenti ha un grande impatto sulle performance aziendale” spiega Sergio Satriano, Managing Director di Sodexo Benefits&Rewards Services. “La qualità della vita dipende sia da fattori materiali che rispondono alle esigenze fisiologiche, sia da fattori immateriali della sfera psicologica, legati a relazioni, autorealizzazione e benessere interiore”

 

Alla base c’è la definizione di un approccio nuovo nel rapporto con i propri collaboratori che, come raccontato nell’e-book di Sodexo, è un concetto fortemente legato a quello più ampio di sostenibilità d’impresa, definito da Thomas N. Gladwin, professore emerito di Sostenibilità d’Impresa presso la University of Michigan, come “quel processo che permette all’impresa di raggiungere uno sviluppo sociale fondato su inclusione, connessione, equità, prudenza e sicurezza, favorendo contestualmente il perseguimento degli obiettivi di profitto”. Quindi, secondo gli esperti, risulta evidente che la rivoluzione sostenibile è la scelta più razionale che imprenditori e manager dovrebbero adottare per perseguire con efficacia gli obiettivi di business, promuovendo un ambiente aziendale sano con un alto grado di qualità di vita dei lavoratori.

 

Fondamentale risulta dunque conoscere anche il punti di vista dei lavoratori. Ma cosa chiedono concretamente gli Italiani al proprio boss? Mentre le donne domandano orari più flessibili o la possibilità di rimodulare il proprio contratto a part time (63%) e un maggiore equilibrio tra vita privata e lavorativa tramite la richiesta di agevolazioni per servizi di asilo nido, baby sitting, concierge per le faccende burocratiche (62%), gli uomini sono contenti di ricevere buoni pasto per un servizio di mensa attento alla salute alimentare (60%) e un rimborso per il trasporto nel tragitto casa-lavoro (59%).

 

Tornando all’Italia e al tessuto imprenditoriale di casa nostra, nell’ e-book di Sodexo sono riportati alcuni casi aziendali concreti e confermano studi e trend internazionali che hanno evidenziato che il denaro ha un ruolo marginale rispetto agli stimoli al rendimento quali flexible benefit e programmi di Welfare aziendali. Ad esempio, il 78% degli imprenditori che hanno attivato almeno una misura concreta a favore della qualità della vita dei collaboratori ha riscontrato un miglioramento generale dell’atmosfera sul luogo di lavoro, il 69% un aumento della produttività e il 66% un miglioramento della reputazione dell’azienda.

 

Ed infine qual è l’identikit del lavoratore insoddisfatto? Il 72% delle donne e il 64% degli uomini ha dichiarato di essere demotivato e insoddisfatto del proprio lavoro. Tra di loro la maggior parte ha un titolo di studio medio-alto (71%) e un’età compresa tra i 31 e i 50 anni (79%), mentre la percentuale scende al 65% tra i 18 e i 30 anni e al 59% tra gli over 50. Se la percentuale tocca livelli alti tra impiegati (75%) e operai (73%), il tasso di manager (38%) e dirigenti (32%) infelici è inferiore. Infine i dipendenti più disillusi provengono principalmente dal Mezzogiorno (78%), dal Centro (70%) e dal Nord (55%).

 

La top10 dei benefit che secondo gli italiani migliorerebbero le proprie condizioni lavorative:
1. Orari agevolati, telelavoro e contratto part-time (63%)
2. Agevolazioni per servizi di asilo nido, baby sitting e concierge (62%)
3. Servizio mensa e buoni pasto (60%)
4. Rimborso spesa per il trasporto nel tragitto casa-lavoro (59%)
5. Progetti di formazione personale e piani di carriera (52%)
6. Assicurazione complementare per l’accesso a cure sanitarie (48%)
7. Strumentazione e accessori professionali adeguati (47%)
8. Bonus, voucher, buoni regalo per attività extra-lavorative e legate al benessere (36%)
9. Supporto al risparmio salariale e ai piani pensione (34%)
10. Sostegno per l’assistenza a figli e istruzione (25%)

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